di Francesca Marruco e Maurizio Troccoli
E’ caccia aperta ai banditi che giovedì notte hanno ucciso Luca Rosi nell’abitazione del padre Bruno a Ramazzano. I carabinieri del comando provinciale di Perugia non tralasciano alcuna ipotesi. Si controlla tutto e tutti, principalmente gli stranieri che per qualsiasi motivo hanno transitato nelle vicinanze della villetta della tragedia. Perché di una cosa gli inquirenti sono certi sul commando: si tratta di stranieri con accento dell’Est Europa, albanesi, forse rumeni. E, incrociando i riscontri con quelli raccolti a Pietramelina, una svolta nelle indagini potrebbe essere imminente.
Il pistolero Lo hanno riferito Ivana e Mary, la mamma e la fidanzata di Luca, che i banditi parlavano male l’italiano e avevano un forte accento dell’Est. Uno di loro, mentre li tenevano legati a terra, prima della tragedia, teneva la pistola in mano e la roteava tipo pistolero e quando Luca ha tentato di mettersi tra loro e la sua adorata Mary non ha esitato a sbattergliela in faccia, picchiandolo brutalmente prima di sparargli. Il suo cellulare lo hanno schiacciato con i piedi più volte prima di buttarlo nel camino e lasciarlo bruciare. Una violenza brutale. Ingiustificabile.
I filmati delle telecamere Per questo non si può tralasciare nulla. E allora si reperta un sacchettino che conteneva marijuana fuori dalla villetta, anche se non si sa se realmente possa a vere a che fare con i rapinatori. Si acquisiscono i filmati delle telecamere dell’impianto fotovoltaico situato a poche centinaia di metri dalla villetta, sulla stessa strada che i rapinatori potrebbero aver fatto da Ramazzano per raggiungere il loro obiettivo. Non è ancora chiaro se i tre rapinatori sono arrivati portati da qualcuno. Quel che è certo è che se ne sono andati con la Golf nera di Luca, abbandonata poco lontano, a Resina.
Il profilo genetico Si sentono testimoni e fonti confidenziali, si incrociano dati su dati. Tutto nella speranza di dare un nome e un volto alle belve che hanno ucciso Luca per mettergli velocemente le manette ai polsi. I carabinieri del reparto operativo di Perugia lavorano da un mese su un’altra rapina: quella di Pietramelina, in cui una donna di 54 anni è stata violentata, forse per noia. E nelle tracce biologiche repertate è uscito un profilo genetico, forse anche due. Due elementi preziosissimi che potrebbero essere la chiave di volta anche di questa indagine.
La pistola rubata E che potrebbero unirsi ad un terzo elemento al vaglio dei militari: quello secondo cui una delle due pistole usate nella rapina di Ramazzano potrebbe essere quella rubata a Pietramelina. In quel caso non potrebbero esserci dubbi su quanto già appare più che un’ipotesi. Forse si tratta di una banda ‘modulare’ che di volta in volta si compone di persone diverse, ma in contatto tra loro. Con alcuni elementi fissi che magari conoscono bene il territorio.
In due a sparare E, ad aver sparato, potrebbero essere state due pistole diverse: una semiautomatica contro il camino, appena entrati in casa, mentre Luca potrebbe essere stato colpito con un revolver, che non lascia bossoli sul campo.
L’autopsia Intanto, mentre al Santa Maria della Misericordia è iniziata una prima analisi esterna del corpo di Luca Rosi, i familiari, straziati da un dolore troppo grande, chiedono che venga fatta giustizia prima possibile e che le belve vengano prese. Per lunedì sera è prevista una fiaccolata per le vie di Ramazzano, con partenza dalla casa della tragedia.


Inutile pubblicare notizie su “scoop” o presunti tali, DNA, fantomatici video, i “potrebbe” ed i “sarebbe”, lo pseudo “fiato sul collo”.
Risiamo al solito brancolare nel buio, passeranno 3 g/4 giorni e tutto sarà nel dimenticatoio …..
‘ Sti maledetti str… magari stasera staranno pure a prendersi una ciucca a casa o perfino in qualche bar, ridendo di chi li cerca e della disperazione dei familiari…
Maledetti buonisti del piffero, favoreggiatori morali di questo scempio……