di Enzo Beretta e Massimo Colonna

Il sostituto procuratore generale Giancarlo Costagliola ha chiesto di ridurre la condanna da 30 a 18 anni di reclusione , il 29enne marocchino in carcere per aver ucciso nel marzo 2015 a Terni il 27enne David Raggi con un pezzo di vetro al culmine di una aggressione in piazza dell’Olmo in pieno centro. Nel processo d’appello in corso a Perugia la pubblica accusa ha escluso l’aggravante dei futili motivi. La conferma integrale della condanna è stata invece avanzata dall’avvocato di parte civile Massimo Proietti e dal Comune di Terni.

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La condanna di primo grado

In aula L’imputato è presente in aula scortato dagli agenti della polizia penitenziaria. Il processo si celebra a porte chiuse in quanto Aassoul, che nel 2015 non doveva essere in Italia perché espulso, è stato giudicato con rito abbreviato. La Corte d’assise d’appello è presieduta dal giudice Pierucci (a latere Falfari), la difesa non ha ancora preso la parola. E’ molto probabile che la sentenza arrivi in giornata.

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Le ultime parole di David

La rabbia di Diego All’udienza dunque ha preso parte anche Diego Raggi, il fratello della vittima, il quale al termine delle richieste della procura ha abbandonato per un momento l’aula e ha scaricato la sua rabbia con un pugno alla porta di un’altra stanza. Proprio alla vigilia dell’udienza di mercoledì mattina la famiglia Raggi, tramite l’avvocato Proietti, aveva fatto il punto della situazione in merito alle proprie aspettative sul giudizio di secondo grado.

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La difesa Dopo le richieste da parte della procura è stata la volta della difesa dell’imputato, rappresentanta dall’avvocato Giorgio Panebianco. Il legale ha chiesto di riqualificare l’ipotesi di reato in omicidio preterintenzionale e la conseguente riduzione della pena per il suo assistito. Il reato contestato in origine è omicidio volontario.

Parla la famiglia «La sentenza di primo grado – ha spiegato l’avvocato Proietti alla vigilia – è stata equilibrata e corretta, giusta a nostro modo di vedere. Oggi noi con tutte le forze punteremo a che quella decisione resti immutata e sia confermata. Oggi la giustizia può arrivare solo tramite la conferma di quella sentenza». Parallelamente al procedimento penale per morte di David l’avvocato Proietti sta seguendo la famiglia Raggi anche in un’altra sede legale. Ossia quella che chiama in causa il governo con i ministeri dell’Interno e della Giustizia e la presidenza del Consiglio dei ministri. Tramite la citazione la famiglia Raggi contesta il mancato adeguamento a una direttiva europea che impone allo Stato italiano di costituire un fondo per le vittime di particolari reati di natura transnazionale, tra cui rientra quello di David. Per questo tipo di inadempienza tra l’altro lo Stato è già stato condannato due volte dai tribunali di Roma e Torino.

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