L'avvocato Proietti e Diego Raggi

di Massimo Colonna

E’ iniziata martedì mattina al tribunale civile di Roma la causa che la famiglia di David Raggi, il 27enne ucciso in centro a Terni da Amine Aassoul il 13 marzo 2015, ha intentato contro il governo italiano. La discussione riguarda due filoni: il primo quello aperto contro i ministeri della Giustizia e dell’Interno e che riguarda la mancata espulsione del 29enne marocchino per dei carichi penali pendenti e precedenti all’omicidio; il secondo contro la presidenza del Consiglio dei ministri per via del mancato rispetto da parte del Governo di una direttiva europea che impone agli Stati la creazione di un fondo economico per le vittime di reati transnazionali.

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L’udienza Il procedimento dunque ha preso il via martedì mattina: nelle aule del tribunale romano si è presentato l’avvocato Massimo Proietti, che difende la famiglia Raggi anche nel processo penale a carico di Aziz, condannato in primo e secondo grado a 30 anni di reclusione. L’udienza ha visto la costituzione delle parti e gli approfondimenti delle posizioni. Non c’è stata dunque nessuna presa di posizione nel merito: al termine dell’udienza però il giudice ha stabilito che non ci sarà l’istruttoria e che la decisione arriverà alla prossima udienza, fissata al 6 febbraio 2018. Anche perché si tratta di un procedimento esclusivamente documentale, che non ha dunque necessità di particolari approfondimenti giuridici.

La mancata espulsione Il primo punto riguarda dunque i ministeri dell’Interno e della Giustizia ai quali la famiglia contesta la mancata espulsione di Aziz che era stato già condannato a sei anni e otto mesi per le scorribande compiute nelle Marche prima di uccidere David. «Aziz doveva scontare una pena per reati precedenti – è la tesi dei genitori di David e del fratello, Diego – e se la condanna fosse stata eseguita lui quella maledetta notte del 12 marzo non avrebbe ucciso. In più doveva essere espulso perché non era nelle condizioni formali di poter restare in Italia dopo la richiesta di protezione internazionale».

La difesa dello Stato Su questo punto gli avvocati che rappresentano i due ministeri nel corso dell’ultima udienza hanno messo sul tavolo delle eccezioni, che puntano sostanzialmente alla non risarcibilità in particolare per l’assenza di responsabilità dei propri rappresentanti. Posizioni già emerse nell’ambito di altri casi come questi a livello nazionale.

La nuova sanzione Collegata a questo procedimento poi c’è la questione della normativa europea per il fondo alle vittime. La direttiva europea in questione è numero 80 del 2004 e imponeva allo Stato di mettere a disposizione una somma entro il 2005 per reati transnazionali, ossia compiuti da persone al di fuori dei propri confini nazionali. Fondo però che non è stato creato in Italia e per cui lo Stato è già stato condannato in due precedenti occasioni. La prima quella del tribunale Torino, poi quella di Roma nel 2013. Entrambi i casi riguardano reati di omicidio, proprio come nel caso Raggi. In più l’11 ottobre scorso la corte europea ha sanzionato di nuovo l’Italia per questa stessa mancanza.

Cosa dice lo Stato Su questo aspetto la difesa del governo mette in evidenza come il fondo riguardi, secondo la propria versione, soltanto le vittime di reati commessi all’estero. Una versione che ovviamente escluderebbe il caso Raggi. Sullo sfondo c’è anche la vicenda che riguarda la legge 122 approvata dal governo italiano il 7 luglio scorso e che prevede un risarcimento per le vittime solo se queste guadagnavano meno di una certa soglia: una situazione che esclude lo stesso David e su cui lo stesso avvocato Proietti ha già annunciato di essere pronto a muoversi.

@tulhaidetto

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