domenica 25 settembre 2016 - Aggiornato alle 15:58
26 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 16:20

Omicidio Raggi, famiglia esclusa dal risarcimento del governo: «David guadagnava troppo»

La legge 122 del 7 luglio scorso fissa a 11.500 euro il limite per accedere al fondo. L'avvocato Proietti: «Vergognoso e anticostituzionale, siamo pronti a muoverci»

Omicidio Raggi, famiglia esclusa dal risarcimento del governo: «David guadagnava troppo»

di Massimo Colonna

David Raggi percepiva un reddito di 13.500 euro annui e per questo la sua famiglia resta fuori, per il momento, dal fondo istituto dal governo per le vittime di reati violenti e intenzionali. La novità emerge da quattro articoli della legge 122, approvata dal governo il 7 luglio scorso e già in Gazzetta ufficiale. Una decisione che trova la ferma opposizione dell’avvocato Massimo Proietti, che definisce la norma «una vergogna, anzi una elemosina che è anche non costituzionale».

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La beffa Dunque per la famiglia di David Raggi si profila anche la beffa. A definire il quadro è proprio la nuova norma appena approvata dal governo. Nell’articolo 12 infatti si spiega che le condizioni per l’accesso al fondo sono «che la vittima sia titolare di un reddito annuo, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a quello previsto per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato (ossia 11.528 euro, ndr)». Ergo: «In sostanza – spiega l’avvocato Proietti nella conferenza stampa organizzata nel suo studio – per poche centinaia di euro la famiglia Raggi, che ovviamente è molto contrariata, a questo punto è fuori dal risarcimento ed è oggettivamente una vergogna. Non capisco come si possano distinguere morti e morti sulla base di un reddito. Per quanto ci riguarda comunque andremo avanti per vie legali visto che presenteremo istanza».

Gli altri casi Su questo filone l’avvocato Proietti sta seguendo anche altri due casi: quello dell’omicidio di Carlo Macro, 33enne di Roma ucciso il 14 febbraio 2014 da un 60enne indiano che non aveva i requisiti per restare in Italia, e quello dell’uccisione di Pietro Raccagni, macellaio 53enne di Brescia aggredito mortalmente nella sua villa da una banda di rapinatori albanesi l8 luglio 2014. Proprio nell’ambito del procedimento civile incardinato per il caso Macro l’avvocato Proietti presenterà la questione di legittimità della nuova legge al tribunale civile di Roma.

Altra beffa Ma non è finita qui. Perché nella legge c’è anche un altro requisito per l’accesso al fondo ossia che «la vittima abbia già esperito infruttuosamente l’azione esecutiva nei confronti dell’autore del reato per ottenere il risarcimento del danno dal soggetto obbligato in forza di sentenza di condanna irrevocabile o di una condanna a titolo di provvisionale, salvo che l’autore del reato sia rimasto ignoto». Anche questo un elemento che di fatto allunga i tempi e che rende l’accesso ancora più complicato.

La cifra in ballo La nuova legge del governo arriva per l’adeguamento alle più recenti normative europee su diverse questioni, tra cui anche quella dei reati intenzionali e violenti. In un primo momento era riferita in particolare ai reati transnazionali, e comprendeva dunque anche il caso Raggi visto che l’autore del crimine è Amine Aassoul, condannato in primo grado a 30 anni. Poi l’interpretazione del dispositivo si è allargata fino a che il fondo è finito inserito in quello dedicato alle vittime della mafia e di usura, con un incremento di poco più di due milioni di euro. «Soldi nettamente insufficienti per tutte le richieste. Inoltre non si capisce come mai manchino questi fondi considerando anche che lo stesso governo spende circa 19milioni di euro al mese per accogliere gli immigrati».

Il deputato Cirielli Sul caso interviene Edmondo Cirielli, deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale e responsabile del Dipartimento Giustizia. «Una vergogna che dimostra quanta strada ancora ci sia da fare per tutelare e garantire seriamente le vittime dei reati. La legge approvata lo scorso luglio è evidentemente insufficiente e non risolve i problemi che da tempo Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale denuncia. Ritardi, inadempienze, malfunzionamenti. È necessario modificare la legge, bisogna farlo in fretta e attenersi a quanto stabilisce la direttiva europea del 2004 secondo la quale tutti gli Stati membri devono provvedere a garantire un indennizzo equo ed adeguato delle vittime. Il ministro Orlando non resti sordo di fronte a tutto ciò. Le vittime dei reati vanno tutelate a prescindere dalla situazione economica. Renzi batta un colpo e dimostri di essere dalla loro parte».

Twitter @tulhaidetto

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