di Ivano Porfiri e Francesca Marruco
Era braccato, proprio come gli altri due. E’ finito in manette in Romania Dorel Gheorghita, 23 anni. Lo ha arrestato la polizia rumena in collaborazione con i carabinieri del reparto operativo del comando di Perugia e del Rac (reparto crimini violenti del Ros).
Le accuse Dorel Gheorghita è accusato come Iulian Ghiorghita e Aurel Rosu di omicidio pluriaggravato, rapina aggravata in concorso, sequestro di persona e detenzione e uso abusivo di armi. Il 23enne, domiciliato in Italia a Serravalle Scrivia (Alessandria), era destinatario del Mae, il mandato di cattura europeo.
La cattura Così come per gli altri due, era stata attivata già da giorni la polizia rumena per l’individuazione e osservazione. Lunedì mattina è quindi scattato l’arresto mentre era in casa della suocera in un paese al confine tra Romania e Moldavia. Gheorghita, a disposizione dell’autorità giudiziaria italiana e, al termine delle formalità di rito, verrà trasferito a Perugia. Per accelerare i tempi, personale dei carabinieri si trova in Romania.
Silenzio davanti al gip Mentre il loro complice finiva in manette in Romania, gli altri due si trovavano davanti al gip di Perugia, Carla Maria Giangamboni, e al pubblico ministero Giuseppe Petrazzini, nel carcere di Capanne. Insieme al loro avvocato Maria Antonietta Salis, Ghiorghita e Rosu si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
IL VIDEO DEI DUE ARRESTATI A PERUGIA
IL VIDEO DEL PAPA’ DI LUCA ALLA NOTIZIA DELL’ARRESTO
Il ruolo del terzo Gheorghita era quindi tornato in Romania ma, al contrario degli altri due, non aveva deciso di rientrare in Italia. Ad accusarlo, nelle carte dell’inchiesta coordinata dal pool di magistrati formato da Antonella Duchini, Mario Formisano e Giuseppe Petrazzini, diversi elementi che lo collocano nella villa di Ramazzano durante la rapina e l’omicidio di Luca Rosi. Gheorghita, dunque, non avrebbe partecipato alla rapina con stupro di Pietramelina, ma forse ad altri colpi della banda «modulare» su cui indagano ancora i carabinieri.
La testimonianza e il telefono Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, Dorel Gheorghita è stato visto e poi riconosciuto nelle foto a lei mostrate da Bianca, la fidanzata di Iulian, tra quelli che dormivano sul divano di casa sua la mattina successiva alla rapina di Ramazzano. La donna, residente a Resina (ora è una testimone protetta), il 3 marzo alle 6.30 del mattino si è alzata e nel soggiorno ha visto il suo ragazzo Iulian (che aveva le chiavi di casa) insieme ad altri due soggetti «posizionati sul divano letto lì collocato coperti alla buona», scrive il gip nell’ordinanza di arresto. «Erano vestiti e privi solo delle scarpe da ginnastica che avevano in terra lì vicino». La donna dice ai carabinieri di aver appreso solo quella mattina il nome (e non il cognome degli altri due), da lei però riconosciuti tra molti altri volti visionando l’album fotografico preparato dai carabinieri. Quella stessa mattina, più tardi, Bianca accompagna i tre in un bar di Ponte San Giovanni. Bianca, in una seconda deposizione, dirà di essersi accorta che la sua auto quella mattina era parcheggiata in un posto diverso da dove l’aveva lasciata lei, con la possibilità dunque che il commando si sia mosso con quella la sera del delitto. E’ di Gheorghita inoltre il telefono cellulare che da Vercelli, dove risultano residenti gli altri due arrestati, si sposta fino a Perugia la sera della rapina finita con l’omicidio di Luca Rosi. Sono le 19.05 quando il suo cellulare aggancia la cella del Red Zone di Casa del Diavolo.
LA NOTTE DELL’OMICIDIO: LA FOTOGALLERY
IL VIDEO IN PRESA DIRETTA DELLA NOTTE DELL’OMICIDIO
Boccali scrive a Gallitelli Un «ringraziamento» per i risultati ottenuti nella risoluzione di un caso che ha «colpito molto la cittadinanza». E’ quanto scritto dal sindaco di Perugia, Wladimiro Boccali, in una lettera indirizzata al comandante generale dell’Arma dei carabinieri, Leonardo Gallitelli, dopo l’arresto del terzo rapinatore accusato dell’omicidio di Luca Rosi. Boccali, secondo quanto riferito dal suo staff, ha sottolineato l’apprezzamento per l’operato degli uomini agli ordini del comandante provinciale di Perugia, colonnello Angelo Cuneo, e degli altri reparti che hanno operato per assicurare alla giustizia i responsabili del delitto


L’unica soluzione è la pena capitale.
Adesso non bisogna abbassare la guardia. Le forze messe in campo hanno permesso di catturare tre malviventi attivando reti e contatti in paesi stranieri, e davvero non si riesce a debellare lo spaccio in corso Vannucci?
La teoria del pesce grande e del pesce piccolo fa acqua da tutte le parti. Lasciare indisturbati gli spacciatori con la convinzione che le indagini porteranno a catturare i veri responsabili non sembra porti frutto… catturare e rimandare a casa 2 spacciatori al giorno, vorrebbe dire azzerare in un anno la rete dei pesci piccoli…. e hai voglia poi a cercare sostituti.
Un grazie a tutte le forze dell’ordine.
Al di là delle evidenti carenze della legislazione italiana, per la cui debolezza, purtroppo, v’é pure da temere una non remota possibilità di annacquamento, se non assoluzione di questi figuri, un plauso riserviamolo comunque ai Magistrati inquirenti del caso ed alle Forze dell’ Ordine che, con un lavoro mirabile, ci hanno dimostrato che “volere é potere”, quand’ anche si mettano in campo professionalità d’ eccellenza e grande passione e determinazione nel proprio lavoro.
Voglio sperare che l’ efficacia e celerità nella soluzione del caso costituisca una pietra miliare del rilancio non solo del sistema inquirente, ma anche civico e morale dell’ Italia, se non altro per onorare degnamente la memoria di Luca.