©Fabrizio Troccoli

di Chiara Fabrizi

«Non c’è più». Così il manovale 17enne ha risposto così alla mamma che cercava il coltello da cucina usato, secondo l’accusa, per uccidere l’ex collega e capomastro Salvatore Postiglione, 56 anni, ammazzato a Foligno con oltre 50 coltellate all’alba dello scorso 7 novembre. L’arma del delitto non è ancora stata trovata, ma in queste ore emerge che la lama da cucina liscia (non seghettata) e appuntita, lunga circa 20 centimetri, con un manico bianco e rosso, con cui si è armato il giovanissimo, è stata presa da un cassetto dell’abitazione in cui viveva coi familiari nel centro di Foligno. Ad accorgersi che quel coltello era sparito è stata la mamma poche ore dopo il delitto, quando il figlio era già rientrato in casa dopo aver, secondo l’accusa, ammazzato Postiglione: lei gli ha chiesto che fine avesse fatto quella lama e lui le ha risposto «non c’è più». Nelle 48 ore abbondanti che gli inquirenti hanno impiegato a identificare il presunto assassino di Postiglione, il 17enne era apparso «agitato», «irrequieto», aveva anche «gli occhi sbarrati», secondo quanto riferito dalla mamma, ma anche da alcuni amici sentiti dagli investigatori della squadra mobile che indagano sul movente del delitto. Una condizione, quel del ragazzo, culminata con gli atti di autolesionismo di sabato scorso, che lo hanno costretto a ricorrere alle cure dei sanitari e poco dopo è scattato il blitz della squadra mobile di Perugia nella sua abitazione, dove sono stati trovati gli indumenti che indossava durante il delitto, comprese le scarpe con le suole sporche di sangue, e il monopattino. Prove sufficienti a far scattare il fermo per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione poi convalidato e il trasferimento nel carcere minorile di Firenze.

FOTO SUL LUOGO DEL DELITTO
NEL PARCHEGGIO DELL’OMICIDIO: VIDEO

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