di Chiara Fabrizi
Manca ancora un movente per il delitto di Salvatore Postiglione, capomastro di 56 anni ammazzato con 13 coltellate a Foligno all’alba di giovedì. Il presunto assassino, il manovale minorenne che a dicembre compirà 18 anni in stato di fermo da sabato sera con l’accusa di omicidio aggravato dalla premeditazione, era un suo ex collega. I due, secondo la ricostruzione fin qui emersa, avrebbero lavorato per la stessa imprese edile di Foligno: Postiglione è dipendente di quella ditta da anni, mentre il ragazzo lo è stato da luglio a ottobre, quando poi si è licenziato. In questi tre mesi circa gli investigatori della squadra mobile di Perugia sono convinti vada cercato il movente del delitto.
Si scava, dunque, nei rapporti lavorativi e anche personali tra i due. Finora è emerso che il minorenne non avrebbe crediti verso l’impresa, sarebbe sempre stato pagato, non risultano infortuni né altri episodi degni di approfondimento. Anche le liti e le discussioni in cantiere per comportamenti inappropriati sottolineati dal capomastro ammazzato, di cui pure si era parlato nelle prime 24-48 ore, sarebbero avvenuti con un altro collega, risultato poi estraneo al delitto, mentre nel rapporto col minorenne non sono fin qui emersi dissidi. Eppure il giovanissimo poche settimane fa si sarebbe licenziato da quel lavoro e occorre capirne le ragioni.
Intanto già lunedì gli uomini della squadra mobile, guidati da Maria Assunta Ghizzoni e ora coordinati dalla Procura dei minori di Perugia, contano di sentire una coetanea amica del 17enne in stato di fermo, un’altra adolescente a cui l’indagato è molto legato e con cui potrebbe essersi confidato. Saranno poi risentiti anche gli altri manovali dell’impresa edile a cui, ora che il presunto assassino è stato identificato, verranno poste domande più circostanziate. Già sottoposti a un prima esame, invece, i tabulati telefonici sia dell’indagato che della vittima, da cui però non sarebbero emersi contatti recenti tra i due, ma si sta cercando di capire se entrambi avessero in uso cellulari non intestati a loro. C’è poi da analizzare lo smartphone del minorenne pure qui per capire se i messaggi possano restituire elementi utile a formulare un’ipotesi di movente.
Nelle mani della Scientifica, invece, tutto ciò che è stato sequestrato nell’abitazione del centro storico di Foligno in cui viveva il presunto assassino con la mamma e la sorella minore. Repertate sabato sera le scarpe con le suole sporche di sangue, un paio di pantaloni di una tuta con dei segni specifici che compaiano in varie immagini di videosorveglianza, il monopattino con cui il 17enne si è spostato tra le 5.50 e le 6.20 tra la sua abitazione e il luogo del delitto e, infine, il giubbetto col cappuccio che gli ha permesso di agire a volto parzialmente travisato all’alba di giovedì. L’abbigliamento e le calzature sequestrate durante la perquisizione domiciliare sono state tutte trovate all’interno di uno sgabuzzino e dagli inquirenti sono considerate provo particolarmente robuste a carico del ragazzo. Ma ora gli investigatori devono trovare un movente in grado di spiegare un delitto commesso con 13 coltellate.
