di Stefania Supino ed Elle Biscarini
In otto anni in Umbria sono raddoppiate le diagnosi di disturbo dello spettro autistico nei minori, e sono aumentate anche quelle degli adulti, ma rimangono tuttavia criticità nel servizio pubblico per quanto riguarda l’erogazione degli interventi. In occasione della Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo, che si celebra il 2 aprile, Umbria24 ha intervistato Chiara Galli, Margherita Antonielli e Irene Sonaglia, psicologhe del servizio di Neuropsichiatria infantile di Perugia, operatrici del Centro di riferimento regionale per i disturbi dello spettro autistico.
Cos’è I disturbi dello spettro autistico sono una condizione neurologica dello sviluppo caratterizzata da deficit nella comunicazione e interazione sociale. Secondo i dati più recenti dell’Istituto superiore di sanità, la prevalenza del disturbo nei minori in Italia si attesta intorno a 1 su 77, con una maggiore incidenza nei maschi rispetto alle femmine, perché meno frequentemente diagnosticate o diagnosticate tardivamente. Questa discrepanza è data da diversi fattori: storicamente, la presentazione del disturbo nelle bambine è stato considerato come meno riconoscibile da un punto di vista diagnostico, in quanto si stima abbiano maggiori capacità di imitazione sociale e di mascherare le difficoltà rispetto ai maschi.
I dati In Italia si stima siano circa 500 mila le persone con disturbo dello spettro autistico. Nel distretto del Perugino, sono 430 i minori nella fascia 0-14 anni presi in carico nel 2025 dal servizio di Neuropsichiatria infantile al Centro servizi Pietro Grocco, con un aumento assoluto progressivo. Nel 2018 erano 219 i bambini seguiti, numero salito a 262 nel 2021 e 385 nel corso del 2024.
Adulti e minori «Negli ultimi anni si è registrato un aumento significativo delle diagnosi di spettro autistico – dice la dottoressa Chiara Galli -, oltre a un incremento generale delle richieste di valutazione per problematiche neuropsichiatriche e psicopatologiche in età evolutiva. Inoltre, sempre più spesso, anche grazie all’attività del Centro di riferimento regionale, notiamo anche che molti adulti si rivolgono spontaneamente ai servizi territoriali di riferimento, al fine di ricevere una valutazione in merito alla possibile presenza di un disturbo dello spettro autistico». Una ragione, spiegano le psicologhe, che si può ritrovare nella maggiore conoscenza e consapevolezza del fenomeno, anche grazie a media e social network. «Molto spesso i pazienti adulti – continua la dottoressa – riconoscono in sé alcune caratteristiche che possono richiamare lo spettro autistico e iniziano a porsi domande su un possibile inquadramento del proprio funzionamento all’interno di esso».
Criteri diagnostici L’aumento della presenza del disturbo su scala mondiale è reale, anche grazie all’adeguamento dei criteri diagnostici nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, il Dsm-5-Tr. I fattori che provocano un neurosviluppo differente, tuttavia, ancora non sono chiari: «Sono state avanzate diverse ipotesi – sottolineano le psicologhe – una certezza è che si tratti di un disturbo a eziologia neuro-biologica con una probabile componente genetica, ma alla cui espressione concorrono fattori ambientali, oltre ad altre variabili, a oggi oggetto di studio».
Approccio Gli approcci con i pazienti con diagnosi di spettro autistico sono differenti. Le esperte spiegano che «in situazioni più complesse, l’intervento è prevalentemente individuale e orientato al recupero delle competenze cognitive, funzionali, di autonomia e di adattamento». In altri casi invece, con necessità di supporto minori, «si lavora spesso in piccoli gruppi, con l’obiettivo di sostenere e potenziare le competenze sociali e relazionali». «Negli ultimi anni – continuano – sono state promosse azioni di formazione e aggiornamento per garantire che gli interventi erogati si mantenessero in linea con le indicazioni fornite dall’Iss». È in fase iniziale, inoltre, un lavoro di coordinamento e co-progettazione tra i singoli distretti e le attività del Terzo settore per creare contesti di aggregazione e associazione che siano il più possibile inclusivi.
Servizi In Umbria, secondo i dati aggiornati al 2025 dell’Osservatorio nazionale dell’autismo dell’Istituto superiore di sanità, sono presenti circa 34 centri, sia pubblici che privati – 18 per l’età evolutiva e 17 per l’età adulta – per la diagnosi e presa in carico delle persone con disturbi dello spettro autistico e altri disturbi del neurosviluppo. «Per l’età evolutiva, a livello regionale abbiamo raggiunto uno standard buono – continuano le psicologhe – sia in termini di valutazione che di inquadramento diagnostico. A seguito della diagnosi, la presa in carico del minore e dei suoi contesti di vita è immediata con interventi indiretti, come parent training e percorsi di formazione nelle scuole. La parte più complessa riguarda il passo successivo, ovvero l’erogazione dell’intervento diretto sul bambino, per il quale a tutt’oggi purtroppo nel servizio pubblico ci possono essere attese anche superiori ai sei mesi».
Investimenti Intanto, una nota stampa dell’Istituto superiore di sanità di martedì annuncia un passo concreto per affrontare le criticità sui servizi, con un investimento da 10 milioni di euro, finanziato attraverso il Fondo autismo 2025-2026, frutto di un nuovo accordo di collaborazione tra il ministero della Salute e l’Iss. L’obiettivo, spiega l’Istituto, è «rafforzare la rete nazionale dei servizi, potenziare la diagnosi precoce e rendere più strutturato il progetto di vita delle persone autistiche».
