di Francesca Marruco

«Comprendo e condivido il dolore della famiglia del carabiniere ucciso, ma io non posso non parlare della mia innocenza. Sono stato condannato a 16 anni di reclusione per la storia dell’assalto al Pam, non mi stancherò mai di dire che sono innocente in entrambi i casi. A voi giudici auguro un buon lavoro. Grazie». Chi parla è Raffaele Arzu, l’exprimula rossa del banditismo sardo. I suoi avvocati hanno appena chiesto la sua assoluzione dall’accusa di omicidio del carabiniere Donato Fezzuoglio, dopo che la procura nei giorni scorsi ne aveva chiesto la condanna all’ergastolo.

Sentenza La sentenza per Raffaele Arzu e Pietro Pala, entrambi sul banco degli imputati perché per la procura di Perugia fanno parte del commando che il 30 gennaio 2006 assaltò una banca di Umbertide e uccise il carabiniere in un conflitto a fuoco, arriverà il 10 o l’11 maggio prossimo. Per mercoledì è prevista la chiusura dell’arringa della difesa Pala con l’avvocato Francesco Falcinelli, mentre per il 10 maggio sono previste le repliche della pubblica accusa. Controrepliche , camera di consiglio e sentenza.

Assoluzione Lo scontro tra accusa e difesa è totale. Gli avvocati Caterina Calia e Francesco Romeo, difensori di Arzu, hanno chiesto l’assoluzione per il loro assistito. «Comprendo il dolore di questa famiglia – ha detto l’avvocato Romeo al termine del suo intervento – e comprendo anche la gravità di questi reati, ma Raffaele Arzu è innocente e per questo dovete assolverlo».

La difesa di Arzu In mattinata il legale aveva detto tra l’altro che «Niente può collegare Arzu a questo reato». È partito parlando dell’etnia l’avvocato Romeo, dicendo che molti testimoni del fatto parlarono della pelle scura dei banditi, e del loro italiano stentato, frammentario, «come se provenissero dall’Est Europa» disse qualcuno. «L’accusa dice sono italiani perché al momento di uscire dalla banca hanno detto ’via via’, e se fossero stati stranieri avrebbero parlato nella loro lingua. È un’argomentazione logica – dice Romeo –  ma per essere degna di entrare nel vostro percorso decisionale – ha detto rivolto alla Corte – non basta che venga declamata. Su quali elementi di fatto si basa? Potrei dire anche che potevano essere alcuni italiani e alcuni stranieri, e non sardi. Sarebbero lo stesso argomentazioni logiche».

Le prove scientifiche Quanto alle prove scientifiche l’avvocato ha parlato di «risultato assolutamente inesistente». «Sono stati fatti accertamenti di dna e impronte digitali.  I periti del dna ci hanno detto che non ci sono profili di dna compatibili con Raffaele Arzu. Eppure risulta repertata una traccia di sangue umano proprio sulla Passat che secondo la ricostruzione dell’accusa sarebbe stata rubata da Arzu. Invece quel sangue umano non è stato attribuito. Non appartiene a nessuno degli imputati. Soprattutto di Arzu».

La difesa Pala Nel pomeriggio è stata la volta dell’avvocato Marri per la difesa Pala. Il legale ha parlato a lungo della pista albanese. Quella pista alternativa, inizialmente battuta dagli inquirenti, poi abbandonata man mano che le indagini proseguivano. «Un albanese è stato escluso, ci è stato detto, perché mentre avveniva la rapina a Umbertide il suo telefono agganciò la cella di Roma. Ebbene mentre avveniva l’assalto, il telefono di Pietro Pala era acceso e non ha agganciato le celle di Umbertide, ma quelle nelle vicinanze di Marsciano e ha anche fatto delle telefonate». Ma per l’accusa quelle telefonate sono state studiate ad arte. Sono false insomma, perché sarebbero state fatte a persone mai contattate prima o dopo di quel giorno da quella utenza. Inoltre, delle persone chiamate, interrogate nel corso delle indagini, alcune non sapevano proprio chi fosse Pietro Pala, altre risultavano non essere neanche le vere intestatarie di alcune delle utenze chiamate. Tutti elementi per la procura altamente indizianti.

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