di Ivano Porfiri e Francesca Marruco
Una rapina per cercare l’oro che Sergio lavorava degenerata in delitto efferato. Questa l’ipotesi che ha portato all’arresto di tre giovani albanesi accusati di associazione per delinquere finalizzata ai furti e alle rapine e del duplice omicidio di Sergio Scoscia e Maria Raffaelli.
Chi sono Gli investigatori della squadra mobile di Perugia e del Servizio centrale operativo della questura hanno localizzato e tratto in arresto in Albania, con la collaborazione di quelle autorità di polizia e nell’ambito dei trattati di cooperazione internazionale, due indagati, Artan Gioka di 24 anni e Ndrec Laska di 28, mentre è stato arrestato a Roma Alfons Gjergji di 27 anni. I tre sono destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Perugia su richiesta del pm Claudio Cicchella.
L’omicidio Maria Raffaelli, 74 anni, e il figlio Sergio Scoscia, 52, furono trovati morti la mattina del 6 aprile all’interno della loro abitazione a Cenerente, alle porte di Perugia. I due abitavano in uno dei due appartamenti di una bifamiliare, mentre nell’appartamento a fianco abita la sorella di Sergio, Marcella, insieme al compagno Mauro e al figlio 21enne Valerio. A trovare i due corpi è stata proprio la sorella di Sergio insieme al figlio. Sergio è un ex orafo, che praticava ancora l’attività privatamente. Dall’autopsia è emerso che il 52enne è morto per asfissia e che quindi le numerose martellate (circa una dozzina) con cui è stato colpito non sono state letali; anche la donna è stata trovata soffocata da un foulard. Entrambi, quindi, sono stati immobilizzati e costretti a subire violenze fisiche tanto cruente da provocarne la morte.
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Banda di rapinatori Le indagini, condotte nel riserbo più assoluto dalla squadra mobile diretta da Marco Chiacchiera, sotto l’egida del pm Claudio Cicchella, si sono presentate fin da subito particolarmente complesse, sia per l’assenza di testimonianze dirette, sia per le cautele adottate dai malviventi, che sono apparse come persone esperte nella realizzazione di furti e rapine in abitazione, una vera e propria una «banda organizzata» dedita alla commissione di delitti di tale specie. Sulla scena del crimine gli investigatori della polizia scientifica e gli esperti dell’Ert di Roma hanno repertato numerosissime tracce. Particolare rilevanza ha rivestito il martello lasciato nella stanza del delitto di Sergio Scoscia, risultato rubato in un cantiere edile poco distante.
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Indagini difficili Gli spunti investigativi sono stati sviluppati dalla mobile perugina con il determinante contributo di investigatori dello Sco di Roma, della polizia postale, della Scientifica di Perugia e di Roma e hanno consentito di imboccare, una volta scartate le ipotesi alternative, una pista concreta che tuttavia è apparsa subito difficile per l’elevata reticenza da parte dei soggetti investigati nonché per le estreme cautele adottate nelle comunicazioni dagli intercettati. Ma alla fine l’attenzione si è focalizzata sui tre albanesi e il pm Cicchella, sulla base di quanto raccolto, ha formulato richiesta di emissione di custodia cautelare che il gip ha accolto il 19 giugno.
La fuga Due di loro erano ripartiti, in tutta fretta, alla volta dell’Albania il 7 aprile, giorno successivo a quello dell’omicidio: ora sono rinchiusi in un carcere albanese in attesa di essere estradati in Italia. Il terzo è invece rimasto in Italia ed è stato preso a Roma.
Boccali: grande soddisfazione «I perugini – commenta il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali – hanno certamente accolto con grande soddisfazione la notizia dei tre arresti. A nome loro faccio i complimenti al questore D’Angelo e ai suoi uomini, a partire dal capo della Mobile, Marco Chiacchiera, che ha diretto le attività investigative, ed alla procura. Su questo delitto si è lavorato con pazienza e grande riservatezza, attingendo alle risorse di professionalità di cui la Questura di Perugia dispone, sostenuta dal Servizio centrale operativo e dalla Direzione centrale anticrimine di Roma. Assicurare alla giustizia persone ritenute colpevoli di un crimine così efferato contribuisce a rafforzare la fiducia nello Stato e nella sua capacità di dare sicurezza ai cittadini, ferma restante l’esigenza della prevenzione, del controllo e della presenza quotidiana sul territorio».


dal tono dei commenti capisco che la moderazione applicata agli stessi dalla redazione serve solo ad evitare critiche al giornale.
Istigazione alla violenza, giustizialismo becero, si arriva ad invocare pratiche medioevali…
In che paese viviamo?
quando il saggio indica la luna lo sciocco guarda il dito.
(proverbio cinese)
servono leggi durissime verso tutti i delinquenti, possano essere questi di qualsiasi nazionalità.
questo ve lo dice una signora albanese, ma da anni qui in Italia… qui sono nati e stanno crescendo i miei figli, e ci sta a cuore il bene di questo paese anche per poter garantire un futuro tranquillo alle generazioni future… bisogna cambiare profondamente le leggi in questo paese, perché se i delinquenti albanesi possono essere cacciati, quelli romeni o gli italiani , no… questi animali speriamo di non rivederli presto in libertà, se dio vuole….
….e comunque, due rapine in casa con omicidio (efferato, in entrambi i casi ed addirittura plurimo in uno dei suddetti casi), e guardate chi sono gli autori.
Poi potete dire tutto cio’ che volete, ma i FATTI sono i fatti.