Amanda Knox il giorno del ritrovamento di Meredith Kercher uccisa a Perugia Raffaele Sollecito Rudy Guede delitto Perugia via della Pergola umbria news cronaca politica economia attualità notizie cosa succede in umbria oggi umbria today perugia assisi bastia terni narni amelia foligno gubbio gualdo todi marsciano trasimeno spoleto foligno orvieto città di castello
Amanda Knox il giorno del ritrovamento di Meredith uccisa (Foto F.Troccoli)

di Francesca Marruco

Rischia di essere un processo a singhiozzo l’Appello per Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Ad influire sul normale calendario delle udienze, lo stato gravidanza dell’avvocato Giulia Bongiorno, che difende insieme a Luca Maori lo studente pugliese. La nota parlamentare, in dolce attesa, potrebbe mancare nel momento chiave del processo. Intanto, anche se non è ufficiale, la prima udienza slitterà. Nella prima data calendarizzata, infatti, il 24 novembre, il giudice Claudio Pratillo Hellmann dopo la verifica delle parti con molta probabilità rinvierà all’11 dicembre.

Dalle intenzioni palesati dalle parti, in ogni caso, il processo davanti alla Corte d’assise d’Appello non dovrebbe durare meno di dieci udienze. Sia Knox che Sollecito chiedono infatti di essere assolti in quanto innocenti e loro difese sono pronte a dare battaglia con richieste di nuove perizie scientifiche e l’escussione di nuovi testimoni. Knox e Sollecito però non sono gli unici ad aver richiesto un ulteriore intervento da parte dei giudici di secondo grado: anche la Procura della Repubblica di Perugia infatti aveva depositato un ricorso in appello contro la concessione delle attenuanti generiche e l’esclusione dell’aggravante dei futili motivi ai due giovani alla fine del processo di primo grado.

L’accusa I pubblici ministeri Giuliano Mignini e Manuela Comodi chiedono alla Corte d’assise d’Appello del tribunale penale di Perugia di condannare Raffaele Sollecito e Amanda Knox alla pena dell’ergastolo, come già chiesto ai giudici di primo grado. La Corte d’assise di primo grado, presieduta dal giudice Giancarlo Massei, che il 5 dicembre 2009 pronunciò la sentenza di condanna, ritenne invece di concedere le attenuanti generiche agli ex fidanzatini. Per l’accusa Amanda e Raffaele sono colpevoli di aver ucciso insieme a Rudy Guede (condannato a 16 anni in secondo grado) Meredith Kercher. Per il pm Manuela Comodi, le tracce scientifiche sono “inconfutabili e sovrapponibili”: il dna di Amanda misto a quello di Meredith isolato nelle macchie di sangue repertate nel bagno della villetta di via della Pergola, il dna di Amanda sull’impugnatura e quello di Meredith sulla lama di un coltello di proprietà di Raffaele Sollecito e trovato proprio in casa dello studente barese, sono elementi che inchiodano la giovane americana sulla scena del delitto. Anche Sollecito secondo l’accusa è collocato nella casa del delitto, al momento del delitto, per il suo dna repertato sul gancetto del reggiseno di Meredith. Quanto agli altri elementi a loro carico, nella sua requisitoria il pm Giuliani Mignini aveva sostenuto: «Amanda ha covato l’odio per Meredith e quella sera per lei era venuto il momento di vendicarsi di quella smorfiosa, che la rimproverava per le pulizie di casa e che stava sempre con le sue amiche inglesi». Inoltre, parlando di Patrick Lumumba, inizialmente accusato da Amanda dell’omicidio, poi completamente scagionato, Mignini sostenne: «la Knox ha consapevolmente accusato un innocente. Non ha mosso un dito per discolparlo mentre languiva in carcere. Non fece nulla né lei né la madre che aveva raccolto le sue confidenze in carcere. Amanda ha accusato una persona di colore, come guarda caso è Rudy». Il pm disse che Rudy Guede era stato il «convitato di pietra» nel processo degli ex fidanzati. Secondo Mignini, infine, “il particolare chiave” di tutta la vicenda è la simulazione dell’effrazione alla finestra di una delle inquiline di via della Pergola. «Gli autori – sostenne Mignini – sono la Knox e Sollecito con l’obiettivo di allontanare i sospetti».

La difesa Knox Amanda Knox, difesa dai legali Luciano Ghirga, Carlo Dalla Vedova e Maria Del Grosso, si è sempre proclamata innocente. Inizialmente ha fornito più’ versioni alla polizia, collocandosi quando nella casa del delitto con Lumumba, quando nell’appartamento di Sollecito, ma ha sempre professato la sua innocenza, dicendo piu’ volte che Meredith era sua amica. Il pool difensivo di Amanda Knox chiede quindi ai giudici di secondo grado di assolvere la loro assistita. A sostegno della loro tesi, 200 pagine di ricorso, contenente richieste per nuove perizie tecniche scientifiche, in particolare genetiche, e l’escussione di nuovi testimoni. Secondo la difesa, le nuove perizie si rendono necessarie perché «tutta la trama della sentenza gira attorno a un sottilissimo filo, la traccia di Dna trovata sulla lama del coltello indicato dall’accusa come l’arma del delitto e per noi insufficiente. Era necessario un approfondimento già in primo grado e sicuramente sarà indispensabile una verifica della prova genetica in appello». I legali hanno anche chiesto una nuova perizia sulle orme di piedi risultate posotive al luminol perché «potevano essere apposte con un banale detergente e invece vengono considerate di sangue». La difesa aveva anche dichiarato che tutti gli argomenti della Corte sono «deduttivi e congetturali nello stabilire la presenza di Amanda Knox nella casa». Oltre alle perizie, i legali di Knox chiedono che venga sentito Luciano Aviello, collaboratore di giustizia in carcere per associazione mafiosa che sostiene che ad uccidere Meredith sia stato suo fratello Antonio. Aviello dice anche di sapere dove sono state nascoste le chiavi di casa e l’arma del delitto. Le chiavi di casa di Meredith, così come le sue carte di credito, non sono mai state ritrovate.

La difesa Sollecito Anche Raffaele Sollecito, come Amanda Knox, si è sempre dichiarato innocente. Anche lui, come lei, nelle prime fasi investigative ha fornito versioni con diversi particolari. Per proteggere Amanda, si disse in quel momento. Resta comunque il fatto che anche lui, prossimo alla laurea quando venne arrestato nel novembre del 2007 si è sempre detto innocente. I suoi legali Giulia Bongiorno e Luca Maori sono pronti a sfidare l’accusa con la richiesta di una riapertura dibattimentale per nuove perizie scientifiche e nuove testimonianze. Dopo la lettura del dispositivo di condanna in primo grado, l’avvocato Giulia Bongiorno aveva parlato di «sentenza contraddittoria in quanto di fronte al tipo di contestazione sono state riconosciute le attenuanti generiche. Questa – aveva aggiunto – non è una sentenza di condanna, è un doloroso differimento di sentenza di assoluzione che arriverà». La difesa di Raffaele chiede alla corte una nuova perizia sul dna del loro assistito trovato sul gancetto del reggiseno di Meredith. Per i legali quel Dna è lì per contaminazione dei reperti. Come la difesa Knox, chiede una nuova perizia sul coltello considerato arma del delitto. Infine chiede che vengano analizzate quelle macchie trovate sul cuscino della camera da letto di Meredith. Anche la difesa Sollecito ha un testimone pronto a scagionare i due fidanzatini: si tratta di Mario Alessi, il muratore siciliano che uccise il piccolo Tommaso Onofri. Alessi, che sconta la sua condanna nel carcere di Viterbo, lo stesso di Rudy Guede, ha sostenuto di aver raccolto delle confidenze di quest’ultimo in cui di fatto scagionerebbe Amanda e Raffaele. Secondo Alessi, Guede avrebbe detto: «c’ero io ma non ero solo, c’era con me una persona che non è mai stata sfiorata dalle indagine». Secondo l’avvocato di Sollecito Luca Maori, «ogni giudice propone una ricostruzione diversa dell’omicidio di Meredith Kercher. Speriamo che il quarto dica la cosa giusta e cioè che Amanda e Raffaele sono estranei all’omicidio».

La sentenza di primo grado Secondo i giudici di primo grado, l’omicidio non fu premeditato, anzi, probabilmente subito dopo Amanda e Raffaele si pentirono perché coprirono il cadavere con un piumone. Per i giudici, l’insieme degli elementi emersi nel processo «evidenzia un quadro complessivo e unitario, senza vuoti e incongruenze e comporta come esito necessario e strettamente consequenziale l’attribuzione dei fatti reato ipotizzati ad entrambi gli imputati dei quali va quindi dichiarata la penale responsabilità». L’omicidio di Meredith Kercher è «un delitto che viene posto in essere senza alcuna programmazione, senza alcuna animosità o sentimento rancoroso contro la vittima che in qualche modo possano esser visti quale preparazione-predisposizione al crimine». Per i giudici l’azione delittuosa è maturata «in forza di contingenze meramente casuali che andarono a saldarsi le une con le altre» con «Amanda e Raffaele che improvvisamente si trovano senza alcun impegno; incontrano casualmente (non c’è traccia di alcun appuntamento preso) Rudy Guede (il giovane ivoriano condannato in appello a 16 anni di carcere per lo stesso delitto, ndr) e si trovano insieme a questo nella casa di Via della Pergola, dove proprio quella sera Meredith era sola». L’aver coperto il corpo di Meredith dopo l’omicidio evidenzia per Amanda e Raffaele «oltre a un sentimento di pietà verso la vittima, il rifiuto e quindi una sorta di pentimento per quanto commesso: rifiuto e pentimento affidati a tale gesto di pietà». «L’inesperienza e l’immaturità proprie dell’età giovanile – scrivevano i giudici nelle 427 pagine di motivazione della sentenza – erano accentuate dal contesto in cui entrambi si trovavano perché diverso da quello nel quale erano cresciuti e privo dei punti di riferimento abituali che potevano valere a costituire sostegno, confronto e verifica continui nelle determinazioni della vita quotidiana. Così Amanda Knox, arrivata a Perugia da neanche due mesi, animata soltanto da curiosità e dal desiderio di fare le più diverse esperienze, si trova a vivere privata di quella protezione e riparo costituiti, in particolare, dalla sua famiglia; analogamente Raffaele Sollecito, al quale il padre telefonava di continuo, quale segno della necessità che il figlio ancora aveva di una presenza che continuamente l’avesse ascoltato, sostenuto indirizzato». I giudici avevano parlato anche della giovane età degli imputati e della loro incensuratezza, due elementi per i quali sono state concesse le attenuanti generiche. «Al di là dell’uso personale di droga – scrivevano – non sono risultati comportamenti disdicevoli posti in essere ai danni di altri» e «nessun teste ha riferito di azioni violente» realizzate dagli imputati. «Sono anzi risultate circostanze per le quali – proseguivano i giudici – sia l’uno che l’altra, oltre ad impegnarsi con diligenza e profitto nello studio al quale come studenti erano tenuti (Raffaele Sollecito era alla vigilia della laurea e Amanda Knox si impegnava con profitto e continuità nelle lezioni che frequentava all’Università) si manifestavano disponibili con gli altri e accettavano la fatica di un’attività lavorativa che si aggiungeva a quella richiesta dallo studio e dalla frequenza delle lezioni».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.

One reply on “Meredith, slitta la prima udienza dell’Appello per Amanda e Raffaele”

  1. Pingback: World Spinner

Comments are closed.