Torna al centro dell’attenzione giudiziaria l’inchiesta sugli accessi abusivi alle banche dati delle forze dell’ordine e della Direzione nazionale antimafia, un fascicolo che per mesi è stato seguito dalla Procura di Perugia prima del trasferimento a Roma disposto nel febbraio 2025. In queste ore, infatti, i pm capitolini hanno chiesto il rinvio a giudizio per l’ex finanziere Pasquale Striano e per l’ex sostituto procuratore della Dna Antonio Laudati, insieme ad altri indagati, nell’ambito dell’indagine sulla presunta divulgazione di informazioni riservate e sugli accessi illeciti ai sistemi informatici in uso alle forze di polizia e alla banca dati dell’Antimafia. La richiesta è stata depositata al gip della capitale dalla Procura di Roma. Stralciata invece la posizione di uno dei giornalisti coinvolti nell’inchiesta, per il quale verrà chiesta l’archiviazione. L’indagine era stata trasmessa dalla Procura umbra a quella romana dopo le decisioni del gip e del Tribunale del Riesame di Perugia, alla luce di una pronuncia della Corte di Cassazione relativa alla competenza sui reati commessi e o in danno di magistrati della Procura nazionale antimafia.
Indagine Secondo quanto contestato dalla Procura di Roma, sarebbero oltre mille gli accessi abusivi effettuati alle banche dati riservate. L’avviso di conclusione delle indagini, notificato lo scorso novembre, è stato successivamente integrato dalla pm Giulia Guccione e dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco con nuove informative e una ulteriore contestazione nei confronti di Striano. Tra i nomi presenti nelle ricerche abusive figurano esponenti di primo piano della politica nazionale come il ministro della Difesa Guido Crosetto, l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, la presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari e la deputata di Forza Italia Marta Fascina. Nelle consultazioni contestate sarebbero comparsi anche personaggi del mondo sportivo come il presidente della Figc Gabriele Gravina e l’allenatore Massimiliano Allegri. I reati ipotizzati a vario titolo nei confronti degli indagati sono accesso abusivo a sistema informatico, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio e falso. Tra le persone offese indicate dalla procura figurano il ministero dell’Interno, il ministero dell’Economia, il ministero della Giustizia, il Corpo della Guardia di finanza, l’Agenzia delle Entrate e la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo.
