di Enzo Beretta
«Nostra figlia ha rubato l’oro in casa per pagare i debiti di droga del suo fidanzato. Era rimasta incinta ma, dal momento che lui si era disinteressato, ha abortito». È questo il racconto dei genitori di una 33enne vittima di stalking da parte del suo ex al quale è stato applicato il braccialetto elettronico perché «mosso da morbosa gelosia la molestava, la insultava e la minacciava».
Un morso alla spalla Nelle carte della Procura si racconta «un morso alla spalla» durante una lite scoppiata dopo un WhatsApp («si infuriava e nel momento in cui la persona offesa cercava di allontanarsi la trascinava nella stanza intimandole di consegnargli il telefono e nel momento in cui lei si rifiutava le dava un morso sulla spalla sinistra per arle lasciare la presa e impossessarsi del suo cellulare, facendole fuoriuscire sangue dalla ferita»), di un «trascinamento fuori dall’auto con afferramento per i capelli» («fatto commesso mentre la persona offesa si trovava in stato di gravidanza») ma anche di «uno schiaffo al volto» quando è spuntata una foto dell’ex di lei sul cellulare. Il pm contesta all’indagato, difeso dall’avvocato Marco Gentili, una serie di insulti oltre che di aver «controllato i profili social della compagna, tenendo sul suo cellulare l’account Gmail della compagna a cui erano collegati i suoi social network». «Tra luglio e agosto 2025 – ricostruisce il pm – nel momento in cui la persona offesa comunicava la volontà di interrompere la relazione, la afferrava per il collo, scagliandola a terra, prendendola per i capelli, trascinandola fuori dall’abitazione per poi colpirla con calci mentre era a terra». Il pm scrive che le condotte dell’indagato hanno «ingenerato nella persona offesa un perdurante o grave stato di ansia e di paura» oltre che «un fondato timore per la propria incolumità», tale da «alterare le proprie abitudini di vita».
