©️Fabrizio Troccoli

di M.T.

In Umbria quasi un cittadino su dieci, nel 2023, ha dichiarato di aver rinunciato a una prestazione sanitaria per liste d’attesa troppo lunghe. È uno dei dati che emergono dall’ultimo rapporto Istat sulle condizioni di salute e l’accesso ai servizi, e offre un primo punto di contatto con la fotografia nazionale scattata dal sondaggio realizzato da Noto Sondaggi per Il Sole 24 ore tra il 19 e il 24 febbraio in Italia, Spagna, Francia, Germania e Regno Unito.

In Italia solo il 47% degli intervistati esprime un giudizio positivo sulla sanità pubblica, contro il 79% in Spagna, il 77% nel Regno Unito, il 73% in Francia e il 68% in Germania, mentre il 53% degli italiani boccia il sistema. Sui tempi di attesa il divario è ancora più evidente: il 33% degli italiani dichiara di aver aspettato oltre tre mesi per un esame diagnostico, a fronte del 18% degli spagnoli, del 14% degli inglesi, del 12% dei francesi e dell’11% dei tedeschi; per una visita specialistica l’attesa superiore a un trimestre riguarda il 27% degli italiani, contro il 29% in Spagna e percentuali inferiori al 20% negli altri Paesi considerati.

Il dato umbro più solido e comparabile è quello certificato da Istat. Nel 2023 la quota di persone che in Umbria hanno rinunciato a visite o esami per liste d’attesa è stata in linea con la media nazionale, che si è attestata intorno al 7,6% della popolazione, dopo il picco registrato nel periodo post-pandemico. Se si sommano anche le rinunce per motivi economici, la percentuale cresce ulteriormente. Il fenomeno, dunque, non è assente nella regione e si inserisce nel quadro nazionale di difficoltà di accesso.

Il sondaggio evidenzia anche un altro elemento: la fiducia nella sanità di prossimità. In Italia il 76% degli intervistati esprime un giudizio positivo sulla professionalità del medico di famiglia, ma la soddisfazione per la disponibilità scende al 43% e quella per le visite domiciliari al 21%. In Umbria il tema assume un peso particolare per ragioni demografiche. Secondo i dati Istat aggiornati al 1° gennaio 2025, l’Umbria è tra le regioni con l’indice di vecchiaia più elevato d’Italia, con oltre 260 anziani ogni 100 giovani sotto i 15 anni. Una popolazione più anziana implica un maggiore ricorso alla medicina territoriale e una maggiore sensibilità sui tempi e sulla continuità dell’assistenza.

Il sondaggio mostra che solo il 51% degli italiani consiglierebbe di rivolgersi a una struttura del proprio territorio in caso di malattia grave, mentre il 29% suggerirebbe di trasferirsi altrove. In Umbria la mobilità passiva è un dato strutturale: secondo l’ultimo rapporto disponibile del ministero della Salute sulla mobilità interregionale, la regione presenta un saldo negativo, con una quota significativa di ricoveri effettuati fuori dai confini regionali, in particolare verso Toscana e Lazio. Il fenomeno incide sul bilancio sanitario regionale e rappresenta un indicatore indiretto di fiducia e di attrattività del sistema.

Non mancano, tuttavia, elementi di tenuta. Il sondaggio registra in Italia una diffusione degli screening preventivi superiore a quella di altri Paesi europei: il 69% degli intervistati dichiara di aver ricevuto un invito gratuito per test oncologici o altre analisi. In Umbria, secondo i dati del sistema di sorveglianza Passi e i report del ministero della Salute, le coperture per gli screening oncologici organizzati – mammella, cervice uterina e colon-retto – risultano in diversi casi in linea o superiori alla media nazionale, pur con differenze tra programmi e fasce di età. La prevenzione rappresenta dunque uno dei segmenti più strutturati del servizio sanitario regionale.

Il quadro che emerge dal confronto tra il sondaggio europeo e i dati ufficiali disponibili per l’Umbria è coerente: le criticità percepite a livello nazionale – tempi di attesa, difficoltà di accesso, incertezza sul futuro – trovano riscontro anche nei numeri regionali, dentro un contesto demografico che rende la domanda di assistenza più intensa rispetto a territori più giovani. Allo stesso tempo, alcuni indicatori di prevenzione e programmazione territoriale mostrano elementi di stabilità.

La distanza tra percezione e dati oggettivi resta uno dei punti centrali. Il 42% degli italiani intervistati da Noto Sondaggi si aspetta un peggioramento della qualità dei servizi nei prossimi due o tre anni. Per l’Umbria, regione piccola e con un sistema sanitario interamente pubblico, la sfida è misurabile: rispetto delle scadenze del Pnrr, contenimento delle liste d’attesa e riduzione della mobilità passiva saranno i parametri concreti su cui verificare se quella previsione pessimistica troverà o meno conferma nei numeri dei prossimi anni.

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