Marco Vinicio Guasticchi

di Ivano Porfiri

«E’ grave che le istituzioni non sapessero delle prove di collaudo alla diga di Montedoglio». Vuole chiarezza «immediata» il presidente della Provincia, Marco Vinicio Guasticchi, dopo l’allarme che ha scosso tutta la parte nord del territorio che amministra, generato dall’incidente del 29, così a suo parere come occorrono decisioni rapide sulla gestione futura dell’invaso.

Presidente, come intendete muovervi dopo l’apertura di un’inchiesta da parte della procura di Arezzo?

«Adesso è il momento di capire bene cosa sia realmente successo, cosa ci sia dietro al cedimento – è bene ricordarlo – di un muro del canale di sfioro, non della diga. Questo per non generare allarmismo. Per questo ci stiamo muovendo insieme alla Provincia di Arezzo per chiedere un incontro a breve con l’Ente irriguo umbro-toscano per fare il punto della situazione. Questo, ovviamente, al di là dell’indagine della magistratura, che accerterà le eventuali responsabilità penali».

Ma sapevate o no delle prove di collaudo a invaso pieno che erano in corso?

«No. Occorre verificare le dinamiche perché non c’è stata alcuna segnalazione preventiva alle istituzioni e, quindi, nemmeno la Provincia era stata allertata di queste prove. E lo ritengo un fatto grave, che merita chiarezza».

Molta gente che vive intorno all’invaso, ma anche in Altotevere ha paura.

«Noi da una parte abbiamo la forte preoccupazione perché ci sia la massima sicurezza, quindi è bene che ci sia chiarezza immediata sullo stato della diga dal punto di vista strutturale  e gestionale. Anche perché la gran parte delle conseguenze di eventuali danni ricade sull’Umbria. Per questo ci incontreremo con i responsabili del servizio dighe sia del nostro ente che di quello di Arezzo e dell’ente irriguo. Dall’altro lato, però, vogliamo scongiurare paure immotivate che potrebbero mettere a rischio l’uso di una struttura quantomai preziosa per il nostro territorio».

Vuole dire che una decisione di ridimensionamento degli usi della diga peserà, ad esempio, sul futuro della condotta che porta acqua al Trasimeno?

«Mi pare chiaro che se cala il livello d’acqua nella diga ci saranno delle conseguenze, dato che quel bacino serve non solo a portare acqua al Trasimeno, ma anche all’agricoltura e alla regolazione dei flussi sul Tevere. Montedoglio avrebbe consentito alla Provincia di chiudere gli attingimenti al lago. Ora, mentre andiamo incontro all’estate, tutto torna in discussione, c’è un grande punto interrogativo per cui serve concertazione attiva sulle politiche futuribili e l’utilizzo di Montedoglio da parte degli enti territorialmente compenenti».

Cosa farete dal canto vostro, oltre a chiedere chiarezza?

«Intanto convocheremo, come di consueto, a gennaio le associazioni agricole per tracciare insieme un percorso. Poi si vedrà».

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