Palazzo municipale

di Chiara Fabrizi

Un documento indirizzato al sindaco Nando Mismetti per rivendicare, una volta di più, azioni politiche in grado di garantire a Foligno quella stessa centralità che negli ultimi vent’anni ha rappresentato la vera forza della città. All’indomani della decisiva assenza in consiglio comunale degli ex-margheritini (Graziano Angeli, Lorella Trombettoni, Alessandro Borscia e Leonardo Soli a cui si sono aggiunte le defezioni di Paolo Gubbini, Omero Savina e del socialista Emiliano Belmonte) le fibrillazioni in casa Pd non accennano a rientrare. L’Area democratica è sul piede di guerra ed è pronta a sfoderare le armi su una serie di grandi e «piccoli» temi, dalla riforma della sanità all’Ente giostra, puntando contestualmente il dito contro il modus operandi del sindaco accusato di «svilire il consiglio comunale e il ruolo degli eletti».

«Non è una prova di forza» All’origine del braccio di ferro, insomma, non ci sarebbe né un deficit di rappresentanza in giunta, né tanto meno la rivendicazione di ruoli chiave nelle società partecipate, Vus in testa. A sentire loro «la battaglia verrà combattuta solo per il bene della città, nessuno di noi è ricattabile, nessuno di noi vive di politica a differenza di altri personaggi». E anzi, seppur con tutte le cautele del caso, gli ex margheritini pensano ad allargare la sottoscrizione del documento anche ad altri consiglieri del gruppo Pd perché, si fa sapere, «lo sconforto è ampiamente condiviso, confinare ad un mal di pancia il gesto politico di lunedì significa banalizzare ancora una volta messaggi e segnali chiari».

Il documento: sanità, giustizia e Cassa dell’Umbria Il compito di portare all’attenzione del primo cittadino gli argomenti del dissenso politico sarà, dunque, affidato ad un documento che toccherà una serie di temi oggettivamente strategici per la città. «Con le razionalizzazioni in atto su più livelli – è il coro degli ex margheritini – Foligno sta perdendo tanti, troppi pezzi, non si capisce quale sia il disegno di fondo e per quale ragione non si alzi la voce su specifiche questioni». A cominciare dalla riforma regionale della sanità che prevede la soppressione della locale azienda sanitaria, passando per la nuova geografia giudiziaria nell’ambito della quale Foligno sembra destinata a lasciare sul campo sia il giudice di Pace che la sede distaccata del tribunale, arrivando alla fusione delle Casse dell’Umbria di cui i margheritini faticano a individuare il punto di approdo.

«Svilito il nostro ruolo di consiglieri» Ma non è solo questo. Ai rappresentanti dell’Area democratica non piace affatto il «finto confronto» in casa Pd e nelle relative sedi istituzionali. Il ritornello è semplice: «Ci dicono che non articoliamo le nostre motivazioni politiche ma non è così, ogni qual volta viene presa una decisione coralmente la giunta si affretta a smantellare quanto fatto, il metodo non è più condivisibile, già mesi addietro avevano inviato una lettera al sindaco, ma si sta continuando a svilire l’assemblea, i consiglieri e, soprattutto, la città».

Ricambio: Ente giostra e associazioni categoria Altro tema caldo è poi quello del ricambio di incarichi a vocazione locale. Sul banco degli imputati finiscono soprattutto le associazioni di categoria e l’Ente giostra del presidente Domenico Metelli su cui si torna a calcare la mano. «Negli ultimi 20 anni non solo non è cambiato nulla – spiegano – ma si è anche impedito un qualsiasi ricambio modificando ad hoc lo statuto dell’Ente per permettere altri mandati, così come non c’è stato alcun ricambio tra i rappresentanti delle associazioni di categoria, questa non è la strada giusta per la città e la gente lo sa». La spaccatura in casa Pd, insomma, c’è e sembra pure piuttosto pesante. Se ci sarà la forza di rimettere insieme i cocci è tutto da vedere. Ma il rischio che i contrasti interni finiscano con l’affondare la coalizione di governo, con Sel che ha esaurito la pazienza, non è uno scenario troppo remoto.

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