di Ivano Porfiri e Francesca Marruco
Una volta sono riusciti a smerciare una tonnellata di droga in neanche tre settimane perchè la loro organizzazione criminale è tanto potente quanto ramificata in maniera capillare. In Italia e all’estero. Nigeriani in contatto con i cartelli della droga in Sudamerica e con i produttori in Pakistan e Afghanistan da cui acquistavano carichi imressionanti di eroina e cocaina, tutta piazzata in tempo record in tante piazze. Tra cui Perugia. Ed è proprio partendo dallo spaccio al dettaglio dei magrebini che gli uomini della prima sezione criminalità organizzata della squadra mobile di Perugia diretta da Marco Chiacchiera hanno percorso a ritroso la filiera fino ad arrivare all’origine, al produttore. E’ certamente la prima volta che in un’indagine umbra gli inquirenti arrivano a qualcuno che tratta direttamente con chi la polvere mortale la produce a migliaia di chilometri da noi. E’ anche una delle prime volte che viene colpita un’organizzazione transnazionale, una«piovra» che dalla Nigeria arriva in mezzo mondo.
In mezza Italia Gli uomini della sezione criminalità organizzata di Perugia, hanno immediatamente coinvolto nelle indagini i colleghi del Servizio centrale Operativo della polizia di Stato non appena hanno avuto sentore di essere in presenza di un’organizzazione tanto strutturata dentro e fuori dall’Italia che ha portato il sostituo procuratore della DDA di Perugia Manuela Comodi a chiedere ed ottenere l’emissione di 37 ordinanze di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata all’importazione, trasporto, raffinazione e commercio di cocaina, ed eroina, aggravati dalla “transnazionalità”. In particolare, oltre che a Perugia, le ordinanze sono state eseguite nelle città di Roma, Milano, Torino, Padova, Vicenza, Modena, Reggio Emilia, Ascoli Piceno, Firenze, Frosinone, Napoli, Caserta. L’organizzazione però non agiva solo in Italia, ma anzi, si spingeva fino all’Inghilterra, alla Spagna, all’Irlanda e all’Olanda.
Droga dall’Africa L’indagine ha consentito anche di appurare le zone di provenienza dello stupefacente, Camerun, Uganda, Burundi e Togo, e all’arresto di numerosi corrieri “ovulatori”, provenienti da quei Paesi, con il conseguente sequestro di circa 8 kg di eroina e cocaina. Esistono risconti del fatto che il sodalizio, che ha comunque i propri riferimenti apicali in Nigeria, patria dei tutti quelli che ne fanno parte, dislocati un po’ in tutto il pianeta, ha contatti anche con paesi del Sudamerica quali Brasile, Venezuela ed Equador e dell’Asia, quali Pakistan ed Afghanistan dove trattavano direttamente con i produttori della droga.
Il questore: indagine importante «Si tratta di un’indagine molto importante, con cui è stato interrotto un canale di grande portata che non riguardava solo Perugia, ma tutta l’Italia centrale e del nord e i paesi dell’Europa». Lo ha detto il questore di Perugia Carmelo Gugliotta durante la conferenza stampa in questura. «È importante intervenire sullo spaccio di piazza- ha detto ancora il questore- , ma è altrettanto fondamentale bloccare i canali internazionali di droga. Questo in particolare era interamente gestito da nigeriani, organizzati come una vera e propria ‘cosa nostra’. Prima – ha detto ancora Gugliotta – pensavamo ai grossi trafficanti siciliani, poi campani, poi calabresi, invece ora ci sono anche questi stranieri che hanno molto potere. Con questa operazione avremo meno sostanza stupefacente sulla piazza di Perugia e in altre città d’Italia, perchè Perugia non è la capitale della droga – ha concluso -, è come altre città, ma da parte nostra ci sono tante risposte dure e costanti per reprimere il fenomeno».
Network mondiale Nel corso della conferenza stampa, il primo dirigente dello Sco Vincenzo Nicolì ha sottolineato che si tratta di «importante operazione antidroga che colpisce una struttura transnazionale, capace di smerciare anche una tonnellata di droga in neanche tre settimane». Il particolare, ha spiegato Nicolì, emerge dalle copiose intercettazioni finite nell’indagine ‘Turnover’ della Direzione Distrettuale Antimafia di Perugia. «È una struttura organizzata in network in molti Paesi del mondo, che hanno in comune il legame con i nigeriani, che avevano contatti diretti con i cartelli sudamericani e con i produttori di droga in Pakistan e Afghanistan.La ‘piovra nigeriana’- ha detto ancora Nicolì- è ritenuta dalle polizie mondiali non seconda nè alla mafia cinese, né a Cosa Nostra. È come se gestissero un eBay della droga, a cui le diverse cellule attive nelle diverse parti d’Italia si rivolgono quando hanno bisogno di droga». E loro, dai paesi del centroafrica, inviano la droga con i corrieri. Nicolì l’ha definita una «tecnica di ovulatori a pioggia», cioè«veri e propri plotoni di corrieri che la portano in mezza Europa». I corrieri viaggiano in aereo anche con un chilo di stupefacente nella pancia, e molto spesso lo fanno perché coartati dall’organizzazione criminale che,«tramite i riti voodoo – ha spiegato – e la minaccia del sequestro o il sequestro stesso dei famigliari, li obbliga a fare quello che vogliono loro».
Ovulatori «Ne abbiamo arrestati alcuni mentre rientravano in Italia – ha spiegato il capo della mobile Marco Chiacchiera – e per loro il problema non era tanto la perdita di quella droga, ma quella del corriere». In particolare, in manette, nelle more dell’indagine, sono finiti in dieci. Venivano tutti da Uganda, Burundi, Togo e Nigeria. Uno di loro portava 70 ovuli di eroina per un peso complessivo di 1.000 grammi. In manette adesso in virtù dell’ordinanza cautelare, sono finite una ventina di persone, sparse in mezza Italia. Alcune sono ricercate.
