di Maria Giulia Pensosi e Marta Rosati
È stato preso Mohamed El Messaoudi, l’uomo accusato di aver preso a martellate la moglie Fatiha su un autobus di linea a Santa Lucia di Stroncone. Il 43enne è stato rintracciato a Vascigliano, frazione dello stesso paese della brutale aggressione. Come risulta dalla testimonianza raccolta da Umbria24, l’uomo martedì mattina era al bar. Un panino, due cornetti e un cappuccino l’abbondante ordine consegnato alle bariste mentre loro, ma anche una cliente, allertavano le forze dell’ordine.
El Messaoudi ora si trova in stato di fermo, l’ipotesi di reato a suo carico formalizzata dalla Procura di Terni è tentato femminicidio con l’aggravante della crudeltà. Trattenuto tutta la mattinata in caserma, concluse le operazioni di rito, è stato trasferito nel carcere di Sabbione. Durante la conferenza stampa di martedì mattina che si è tenuta al Comando provinciale dei carabinieri, emergono alcuni dettagli sull’operazione e su quanto accaduto sabato pomeriggio.

L’uomo, reo anche di aver violato il divieto di avvicinamento alla donna, sabato intorno all’ora di pranzo è salito sul bus di linea verosimilmente a Terni. Lo stesso autobus su cui, evidentemente, sapeva sarebbe salita la moglie, in zona Santa Lucia di Stroncone, dove lavora come badante. Sul mezzo pubblico El Messaoudi è salito con un martello, che, emerge, aveva appena acquistato; aveva ancora il prezzo ben visibile attaccato al manico. L’arma e il braccialetto elettronico, ritrovati non lontano dal luogo dell’aggressione, ora sono sottoposti a indagine. Per quanto riguarda il dispositivo elettronico, applicatogli dopo l’arresto a inizio aprile, gli inquirenti spiegano che «non ha dato segnali di allarme il giorno dell’agguato, ma sono in corso approfondimenti».
Fatiha, è quanto emerge, si trova ora ricoverata all’ospedale di Terni nel reparto di Rianimazione, con riservata prognosi. Almeno otto le martellate che avrebbero raggiunto la donna e che le hanno provocato «lo sfondamento del cranio con perdita di materiale cerebrale – spiega il Procuratore Laronga -. Ha delle lesioni molto pesanti, praticamente tutte le ossa del cranio fratturate». Sul martello c’era ancora il prezzo. «Contro Fatiha – hanno spiegato gli inquirenti – una ferocia inaudita». Sul movente, nessuno si sbilancia: i due erano legati da matrimonio, ma da quanto riportato in occasione dell’arresto ad aprile, lui durante una lite le aveva rivelato di averla sposata solo per ottenere il permesso di soggiorno.
Grande dispiegamento di forze dell’ordine, elicotteristi e unità cinofile, nei giorni scorsi, da sabato pomeriggio, per le ricerche, in tutta Italia. Le forze dell’ordine martedì mattina hanno spiegato che l’uomo non era attrezzato per la fuga a lungo termine, tuttavia, non potendo escludere aiuti esterni, le ricerche sono state diramate su tutto il territorio nazionale, ma concentrate soprattutto sulla zona dell’agguato. «Fondamentale – è stato dichiarato – la collaborazione dei cittadini che in un caso hanno consentito di recuperare il braccialetto e da ultimo hanno segnalato la presenza del soggetto al bar. Probabilmente – spiega Laronga – per due giorni Mohamed non ha mangiato né bevuto. E quindi, spinto dalla fame, è entrato in quel bar». Aveva addosso gli stessi abiti che indossava il giorno dell’aggressione; evidentemente ha vagato nei boschi, senza riparo, fino alle manette. La giustizia ora farà il suo corso.

