Carlo Barcherini a Chi l'ha visto?

«Una strana coincidenza». Così nella puntata di mercoledì 27 maggio di Chi l’ha visto? Carlo Barcherini, l’allora amante di Barbara Corvi – la 35enne scomparsa da Amelia il 27 ottobre 2009 – ha parlato della coincidenza delle cartoline – oggetto dell’incidente probatorio il prossimo giugno – inviate dalla stessa dal capoluogo toscano ai suoi figli. L’uomo, infatti, sostiene di essere stato «a Firenze il giorno in cui sono state spedite le cartoline», poi aggiunge: «Nessuno avrebbe potuto saperlo, avevo bisogno di staccare la spina». Ai microfoni della trasmissione di Federica Sciarelli anche Roberto Lo Giudice, marito della Corvi, che ribadisce l’esistenza di una terza persona: «Mia moglie si è allontanata volontariamente da casa, poi qualcuno le ha impedito di tornare. Non ci avrebbe mai fatto una cattiveria così grande».

Relazione extraconiugale «Io e Barbara avevamo una relazione aperta» ribadisce Lo Giudice alle telecamere di Chi l’ha visto?. Ma la gelosia, secondo gli inquirenti, sarebbe uno dei possibili moventi del presunto omicidio. «Barbara quando ha conosciuto Roberto – racconta la sorella Monica Corvi – era piccola e innamorata», poi a 35 anni Barbara conosce Barcherini e i due intraprendono una relazione extraconiugale. L’uomo, intervistato, spiega: «Era presa da questa storia. Il problema era come sganciarsi senza fare troppo rumore ed evitando rischi. Mi ha detto chiaramente che avrebbe rischiato la morte». Ma per Lo Giudice quello non era un tradimento perché, appunto, i due avevano una relazione aperta da anni. Però, durante le prime indagini, era emersa la gelosia dell’uomo che, scoperta l’esistenza dell’amante, aveva dato uno schiaffo alla moglie e poi raccontato il tradimento alla sua famiglia. «Eravamo gelosi entrambi – racconta l’indagato -, ma io ho voluto e continuo a volere bene a Barbara».

Pregiudizio Per i legali di Roberto Lo Giudice, Giorgio Colangeli e Cristiano Conte, gli inquirenti coltivano un pregiudizio nei confronti del marito, dovuto esclusivamente al suo cognome legato alla malavita della ‘ndrangheta. Della stessa idea è anche l’indagato, che sostiene: «Se avessi fatto del male a mia moglie mi sarei autoaccusato subito. Mi hanno distrutto e stanno continuando a farlo». Sull’incidente probatorio del prossimo 10 giugno, secondo la difesa è stato necessario includere anche il dna dell’amante, Carlo Barcherini – mai indagato -, e approfondire alcuni presunti messaggi che nel 2009, da quanto dichiarato dall’uomo, Barbara gli avrebbe mandato e nei quali la donna svelava la volontà di togliersi la vita, mai trovati.

Indagini Sotto la lente degli inquirenti, nell’inchiesta, sembrerebbero esserci anche le testimonianze dei quattro collaboratori di giustizia – dove figura il nome di Nino Lo Giudice, fratello di Roberto -, i quali sostengono che ad uccidere Barbara siano stati Roberto e Maurizio Lo Giudice. Rilevante, per le indagini, sarebbe anche la testimonianza di un altro collaboratore che avrebbe raccontato che durante un pranzo in compagnia della famiglia dell’indagato, a Fuscaldo in Calabria, sarebbe venuto a conoscenza dell’omicidio. Riguardo le due cartoline inviate da Firenze ai figli di Barbara, Barcherini ammette che sia stata una «coincidenza strana», e riguardo il depistaggio, infine, sostiene che «sia tutto troppo scenografico».

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