«Cara Barbara,
con emozione grande ti scrivo questa lettera. Perché tu non ci sei, e l’azione stessa di scriverti rende evidente la tua assenza, poiché non c’è un indirizzo, postale o elettronico, al quale tu possa ricevere una lettera e leggerla e rispondere…
Assenza, dal latino ab-esse, essere altrove. Un altrove sconosciuto e irraggiungibile, da troppi anni, così tanti che l’assenza si è fatta storia. Le storie delle persone sono le storie della loro presenza, delle tracce che lasciano nel mondo in cui vivono, del loro cambiamento, del loro continuo trasformarsi in quanto esseri viventi. Da 15 anni la tua è la storia di una assenza.
Lettere a Barbara Corvi L’assenza di te in quanto donna. Il tuo corpo, la tua quotidianità, i tuoi gesti, le tue emozioni, i tuoi desideri, i tuoi progetti, tutto sparito, cancellato, inghiottito dal baratro dell’assenza. Spariscono, le donne, in molti modi. Spariscono dalla vita sociale, quando la tradizione patriarcale le rèlega in casa, “moglie e madre esemplare” verrà scritto sulla loro tomba, esempio di assenza dallo spazio collettivo, presenza segnalata solo nello spazio privato, e ora sulla lapide. Ma a te, al tuo corpo, neppure questo è toccato, la presenza nello spazio risicato di un loculo al cimitero.
Spariscono le donne, spariscono le loro ambizioni, bloccate dal tetto di cristallo, quello che sembra quasi invisibile quando iniziano la salita, e allora continuano, anche se costerà loro il triplo della fatica rispetto agli uomini.
Il giallo di Montecampano di Amelia A te non è stato dato neppure di iniziarla, questa fatica, non ti ha bloccato il tetto di cristallo, ti ha bloccato il non esserci più, lo sparire. Ti ha bloccato chi, non sapremo forse mai il nome, ha deciso che tu dovessi sparire.
Spariscono le donne, spariscono i loro desideri, le loro aspettative di autorealizzazione, quando sono ingabbiate in relazioni che, in nome di ciò che viene spacciato per amore, le dominano e ne cancellano la soggettività. Spariscono le donne, sparisce la loro vitalità, sparisce la loro autostima, quando incontrano partner violenti che le aggrediscono e le demoliscono ogni giorno con le parole e con le azioni. A te è stata fatta sparire l’intera persona, neanche una vita a metà, ma per la quale ancora un riscatto avrebbe potuto esserci all’orizzonte, neanche questa speranza ti è rimasta.
Donna scomparsa Spariscono le donne, quando si dimenticano di se stesse, come le nostre nonne che non contavano il proprio posto a tavola quando apparecchiavano per la famiglia: mio marito e quattro figli, cinque piatti, tanto io devo stare in piedi a servire. Spariscono quando non hanno un lavoro, un reddito personale, quando trascurano la propria salute: eh, non ho tempo, passerà. Tu saresti sparita del tutto anche dalle cronache, ma noi non lo permettiamo. In nome di tutte le donne sparite, quelle che non ci sono più, quelle uccise dalla violenza di genere, i cui corpi martoriati sono stati ritrovati dopo settimane, quelle uccise dal dolore, i cui figli sono stati massacrati in guerra, quelle uccise dal lavoro, quelle uccise nell’anima dalle violenze e dagli abusi, quelle a cui viene uccisa la libertà di studiare, di lavorare, di partecipare alla vita pubblica, quelle a cui viene uccisa la libertà e l’integrità del corpo. No, per noi non sei sparita. Sei presente, moltiplicata per tutte le altre.
Le tre morti David Eagleman, neuroscienziato, descrive tre tipologie di morte. La prima è quando il corpo cessa di funzionare. La seconda quando viene seppellito. La terza avviene quando il nome della persona scomparsa viene pronunciato per l’ultima volta. È quest’ultima morte, quest’ultima assenza a cui non ci rassegneremo. Una donna che sparisce lascia a chi la ha conosciuta una sensazione di impotenza e incertezza. Noi vogliamo impedire che si compia la ‘terza morte’ la terza assenza. E allora onorare il tuo nome e ricordare la tua storia è un modo per prendere il controllo del nostro sgomento e trasformarlo in memoria. Quando si tiene viva la memoria, si mantiene la presenza di chi non c’è più. Non solo la memoria personale, ma anche la memoria della comunità. La memoria di chi non si rassegna alla sparizione di un essere umano, di una donna, di Barbara Corvi. Sei presente, Barbara, nella nostra indignazione, nella nostra memoria, nei nostri cuori».
Rosella De Leonibus, psicologa-psicoterapeuta (iniziativa dell’Osservatorio regionale sulle Infiltrazioni e l’illegalità)
