di Francesca Marruco

Sono le lacrime di quella figlia venuta per la prima volta in Italia per guardare in faccia l’assassino della madre  l’epilogo di una storia triste finita con una condanna a  30 anni per Giovanni Miceli, il 68enne siciliano che lo scorso giugno uccise la moglie Olga Dunina fracassandole il cranio e poi abbandonò il cadavere in uno scatolone lungo i binari della ferrovia di Spello. La condanna è arrivata al termine del processo con rito abbreviato che si è tenuto mercoledì davanti al gup di Perugia Andrea Claudiani. Per lui il pm Mario Formisano aveva chiesto una condanna a trent’anni di reclusione.

«Non si è mai pentito» Il sostituto procuratore nella requisitoria ha evidenziato le continue «vessazioni» a cui la vittima era quotidianamente sottoposta nel periodo di convivenza con Miceli, che della moglie Olga Dunina era geloso «in maniera ossessiva». «Non c’è mai stato un reale pentimento per l’accaduto, piuttosto qualche giustificazione per il grave comportamento tenuto», ha inoltre sottolineato il pm spiegando che Miceli ha agito in maniera crudele.

Le aggravanti All’uomo venivano contestate le aggravanti della crudeltà, perché «dopo aver colpito la donna non arrestava la propria azione criminosa benché la stessa avesse cercato di sottrarsi ai colpi» e con l’aggravante di aver commesso il fatto, «in occasione della commissione del delitto di maltrattamenti in famiglia, egli infatti nel corso degli anni aveva sottoposto in modo abituale Olga ad una serie di sofferenze fisiche e morali, instaurando- recita il capo d’imputazione- un sistema di sopraffazioni e vessazioni che ne avvilivano la personalità». Il reato di omicidio era anche aggravato dal fatto di aver occultato il cadavere in uno scatolone abbandonato lungo i binari nei pressi di Spello. Senza contare la fuga che aveva messo in atto dopo essersi disfatto del corpo che lo ha portato a Roma in casa di amici per oltre due mesi. Furono gli uomini del reparto operativo- nucleo investigativo  del comando provinciale dei carabinieri di Perugia a localizzarlo tramite un prelievo bancomat e ad andare a prenderlo nella capitale.

La famigliaIn aula, oltre all’imputato difeso dall’avvocato Alessandro Ricci, c’erano la figlia, il nipote e una delle amiche di Olga. Per la famiglia, parte civile con l’avvocato Nicodemo Gentile,  il giudice ha disposto una provvisionale di 70 mila euro per i due figli e di 40 mila per il nipote. Purtroppo, il primo viaggio in Italia fatto da Elena e dal figlio é stato dettato dalla morte della loro famigliare, che era venuta a Perugia dieci anni fa in cerca di una lavoro che le permettesse di guadagnare e mandare soldi in Ucraina per quel figlio malato che anche adesso viene continuamente assistito da Elena. Fino ad ora nessuno dei parenti di Olga era mai venuto in Italia, troppo costoso per tutti. Adesso, della parentesi italiana di Olga, non gli resta che un dolore incolmabile, solo minimamente sanato da una condanna per l’uomo che, con estrema crudeltà, ha ucciso una mamma e una nonna con un cuore tanto grande da sacrificare la sua vita per quella della sua famiglia.