Caldo estremo, siccità prolungata e fenomeni temporaleschi sono i principali nemici degli agricoltori e, data la stagionalità, soprattutto dei viticoltori. Le ondate di calore di questa estate hanno accelerato la maturazione dell’uva, costringendo molte aziende vitivinicole ad anticipare la vendemmia, nel tentativo di salvaguardare la qualità del prodotto e limitare i danni causati dalla siccità. A questo si aggiungono anche le preoccupazioni sull’export internazionale – in calo nel 2026 – e le giacenze invendute che faticano a posizionarsi sul mercato, portando a un abbassamento dei prezzi sul prodotto finale. Umbria24 ha fatto un punto della situazione con Confagricoltura Umbria.

CALDO E SICCITÀ, REGIONE DÀ OK AD ARRICCHIMENTO DEL VINO

Vendemmia Le prime aziende ad aver anticipato la raccolta dell’uva sono state quelle specializzate nella produzione di vini la cui maturazione è considerata medio-precoce, come lo spumante o il bianco fermo. In questi casi è necessario non compromettere l’equilibrio tra zuccheri e acidità: «Per le basi di spumante la vendemmia è iniziata prima di Ferragosto» spiega Fabio Antonelli, titolare dell’omonima cantina e presidente della sezione vitivinicola regionale di Confagricoltura Umbria. A seguire si è proceduto con la raccolta delle altre varietà di uva, la cui maturazione è considerata medio-tardiva. La scelta della raccolta varia per ogni azienda, ma la siccità prolungata e il caldo intenso della stagione hanno anticipato il lavoro dei viticoltori già a partire dalla penultima settimana di agosto: «Con le varietà che abbiamo in Umbria la vendemmia è già iniziata nell’ultima metà di agosto. Quello che ci stupisce, però, è la minore scalarità della raccolta rispetto agli altri anni: anche il nostro Sagrantino sarà raccolto con anticipo, quando solitamente il periodo ottimale è ottobre» sottolinea Antonelli. Secondo Confagricoltura, a partire dalla metà di settembre sarà rimasta poca uva da raccogliere, a causa della veloce maturazione degli acini, che hanno sviluppato una gradazione zuccherina molto alta. Ma ciò, assicura l’associazione, non compromette la qualità finale del prodotto.

Vendita Per le alte temperature la preoccupazione principale riguarda la produzione: in Umbria, garantisce Confagricoltura, la produzione potrebbe essere leggermente in aumento rispetto all’anno precedente. «La media dell’ultimo quinquennio mostra che la produzione è rimasta costante. Anche questa varia da azienda ad azienda: in alcune aree registriamo un calo del 10 o 15 per cento, ma a livello regionale la produzione è buona» spiega Antonelli. A questa si aggiungono anche le giacenze e il calo dell’export nei Paesi Ue ed extra-Ue. In Italia le giacenze sono elevate, tanto da penalizzare i prezzi: con un’offerta più alta sul mercato, il prezzo del vino ne risente. «Nel consorzio di Montefalco – continua – non abbiamo giacenze, ma sicuramente il mercato delle uve quest’anno è un po’ fiacco, con molti produttori che fanno fatica a collocare il prodotto». E in ultimo, c’è l’export: nel primo quadrimestre dell’anno ha registrato un calo di quasi il 7 per cento, con gli Usa in negativo del 15 per cento. Seguono la Germania e l’Inghilterra, mentre sono in aumento il Brasile, la Cina e la Russia. «In generale in Umbria, come in Italia, l’export internazionale è in flessione, ma quello nazionale rimane stabile. Il Montefalco è aumentato nel primo semestre dell’1 per cento nelle quantità, ma è calato del 3 per cento in valore con un prezzo medio un po’ più basso» afferma Antonelli.

Collaborazione Confagricoltura spiega che le problematiche del settore vitivinicolo ci sono anche in Umbria, tra queste il ruolo importante delle cantine sociali che sembrano scarseggiare. Molto spesso queste cooperative non riescono a coprire tutte le zone, provocando una perdita dell’uva, talvolta perché il piccolo viticoltore non riesce a produrre il vino per gli elevati costi. Su questo Antonelli spiega che è necessario rimboccarsi le maniche, darsi da fare e spingere sulla promozione, anche collaborando per promuovere il marchio della regione. «La cosa positiva – conclude – è che sta aumentando il turismo di qualità in Umbria e aumenta la filiera dell’enoturismo, ma è anche vero che nei ristoranti si consuma meno vino: è necessario trovare nuove vie e puntare sull’estero».