di Massimo Colonna
Oltre 160 persone hanno dato già vita ai primi tavoli di confronto per quella che vuole rappresentare la nuova fase del Piano sociale regionale. «Una fase non più basata sul risarcimento a chi sta male, ma sulla prevenzione, sulla promozione di modelli che poi creino virtuosismi e ricchezza sociale». Questa l’idea su cui l’amministrazione comunale di Terni, in particolare con gli uffici dell’assessore al ramo Francesca Malafoglia, sta lavorando da tempo per cambiare l’approccio alle politiche sociali. La vicesindaco ha trovato la sponda in Regione, con l’assessore al Welfare Luca Barberini pronto ad accettare la sfida.
Basta al modello inglese La nuova ottica è andata in scena per la prima volta giovedì sera nei saloni del Centro multimediale. Al tavolo Barberini, la Malafoglia, il sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo e l’assessore alle Politiche giovanili di Palazzo Spada Emilio Giacchetti. Poi oltre 160 persone, tra rappresentanti di associazioni, imprese, terzo settore, cooperative e sindacati, che dopo la conferenza stampa hanno preso parte ai primi tavoli organizzati proprio per dare corpo all’idea della partecipazione.
C’è anche Ast Tra gli ospiti dunque anche Ast: la multinazionale, che da tempo investe nel sociale in città non solo con il suo ramo sportivo del Clt ma anche con l’assistenza sanitaria dedicata ai propri lavoratori ma non solo, ha assistito con alcuni suoi delegati alla conferenza di presentazione del progetto.
Obiettivo diverso «L’obiettivo finale – ha spiegato il vicesindaco Malafoglia – è quello di ribaltare il concetto di Welfare come finora è stato concepito: non più un modello per cui lo Stato risarcisce chi è in difficoltà, ma un modello promozionale che anticipi i problemi e che diventi anche virtuoso a livello di ricchezza sociale». Da qui il coinvolgimento di associazioni e imprese.
Via alla partecipazione “L’incontro – ha spiegato l’assessore Barberini – rappresenta quindi un momento di partecipazione alla definizione di proposte che possano confluire nella programmazione del Piano regionale e nello stesso tempo costituisce un momento di avvio di tavoli partecipativi che possano diventare il luogo in cui stabilmente tutti coloro che sono portatori di istanze, bisogni, proposte si incontrano e confrontano all’interno di un percorso innovativo di progettazione sociale condivisa”.
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