di M.R.
«Il divieto di piantumazione è un autogol clamoroso». Così il capogruppo di Fratelli d’Italia Roberto Pastura commenta le risposte fornite dall’amministrazione comunale sullo stato di salute della pineta Centurini che hanno fatto tanto discutere nei giorni scorsi, soprattutto alla luce di smentite interne alla giunta sulla presenza di scorie nel sottosuolo. A sollevare il dubbio, l’assessore ai Lavori pubblici Giovanni Maggi; a rassicurare sull’assenza di scarti da lavorazioni siderurgiche, l’assessore al Verde, Marco Iapadre. Tuttavia il Meloniano Pastura annuncia un’interrogazione formale rivolta al sindaco e all’assessore competente, chiedendo conto di dati, analisi, studi e pareri ufficiali sull’idea che non si possa ripiantare nulla.
Pineta Centurini Per avere la relazione degli agronomi, alla quale i due assessori fanno riferimento riportando contenuti evidentemente differenti, da Palazzo Spada impongono un accesso agli atti, costringendo eventualmente a tempi di attesa piuttosto lunghi (il termine di conclusione del procedimento è di 30 giorni). Tuttavia una risposta informale da piazza Ridolfi arriva: la mancata piantumazione dopo l’abbattimento dei pini sarebbe legata all’acidità del terreno. Perché sia idoneo a ricevere nuovi alberi, questo dovrebbe raggiungere un ph adeguato. Sul piano tecnico e scientifico – riferiscono fonti Comunali – si dovrebbero aspettare tre anni. Il fatto che la zona è inerbita può essere un elemento utile per valutare l’anticipazione colturale. Risulta dunque che saranno effettuati dei campionamenti del terreno nell’ambito del progetto di forestazione urbana per una messa a dimora di piante nel periodo più consono. Scorie, a detta di Iapadre, non ce ne sarebbero e per questo Aiace e Guardia nazionale ambientale esultano.
Giù alberi Intanto dilaga la polemica anche per i tagli previsti al parco La Passeggiata. L’assessore Iapadre anche in questo caso rimanda alla relazione di esperti agronomi che avrebbero riscontrato la pericolsità di alcuni esemplari. Presto dunque si dovrebbe procedere agli abbattimenti come disposto dal sindaco Stefano Bandecchi tramite ordinanza. A questo punto il tema resta quello del rimboschimento. Nel dibattito allora ecco che entra pure l’ex primo cittadino Leonardo Latini che fornisce alcuni numeri del verde urbano relativi al proprio mandato elettorale.
L’ex sindaco «Dal giugno 2018 al febbraio 2023 – scrive Latini sui social – sono stati messi a dimora 1.733 gli alberi, contro 894 alberi abbattuti, con un risultato positivo di 839 alberi. Il patrimonio arboreo del Comune di Terni (considerando solo quello cittadino) contava al febbraio 2023 quasi 23 mila esemplari arborei, compresi 37 alberi monumentali, i più grandi dei quali restano il platano di Piazza della Resistenza a Piediluco e il platano della Passeggiata, dedicato a Tolkien. La sintesi è molto semplice – commenta -: gli alberi pericolosi si tagliano, basta semplicemente piantarne di più». E a tal proposito ecco la proposta del segretario provinciale di Azione Michele Pennoni.
Azione sul verde a Terni «Nella Terni del 2025 – scrive Pennoni – si impongono interventi che voltino pagina nella visione e gestione del verde. Non si tratta semplicemente di piantare un albero ma di occuparsi dell’aumento della superficie di copertura fogliare, intercettazione delle polveri, fitorimedio, fronteggiamento degli effetti del riscaldamento globale che determina (e determinerà sempre di più) intensificazione di numerosi fenomeni meteorologici estremi. Tra questi, si evidenziano un aumento della frequenza e intensità di ondate di calore, tempeste, alluvioni, e siccità. Ci sono elementi scientifici che devono guidare l’amministrazione la quale però non può tardare negli interventi. Quello che è necessario più di ogni altra cosa sono piani e progetti di rimboschimento. Giacché pare
evidente che il Comune da solo non ce la fa/non è in grado (altrimenti non saremmo arrivati a questo punto), riteniamo che l’iniziativa da intraprendere sia quella di aprire a concorsi di idee a cui possano partecipare i migliori esperi del campo (dottori agronomi, dottori forestali, paesaggisti) che hanno la conoscenze, la capacità, la professionalità per sistemare le giuste specie nel giusto posto (quanti errori del passato paghiamo oggi come i pini marittimi sui marciapiedi delle strade) e traghettare la città in un’epoca più consapevole di concezione del verde pubblico. Idee di modernità, sostenibilità, futuro, magari con l’aiuto salvifico della regione nel reperimento di fondi necessari per finanziare progetti adeguati e innovativi a cui possano partecipare le migliori risorse del campo. Terni può e deve diventare un esempio di trasformazione e integrazione tra tessuto produttivo e verde urbano».
