Il Comune di Orvieto chiede formalmente alla Regione Umbria di riaprire il dossier sul progetto eolico “Phobos” attraverso un procedimento di riesame in autotutela dell’autorizzazione unica formatasi per silenzio-assenso.
La richiesta, inviata da Palazzo dei Sette alla Regione, arriva dopo l’ultima sentenza del Tar dell’Umbria che ha accolto il ricorso della società RWE Renewables Italia contro il diniego regionale al progetto del parco eolico tra Orvieto e Castel Giorgio, ma che secondo il Comune lascerebbe ancora aperto «un residuo e autonomo potere di intervento» da parte di Palazzo Donini.
Nell’istanza firmata dalla sindaca Roberta Tardani si chiede alla Regione di valutare «la sussistenza di un interesse pubblico concreto e attuale all’esercizio dell’autotutela», tornando ad approfondire una serie di elementi già emersi nel procedimento autorizzativo: dalla compatibilità paesaggistica e archeologica dell’intervento fino all’effettiva producibilità dell’impianto, passando per le prescrizioni contenute nella Valutazione di impatto ambientale della Presidenza del Consiglio dei ministri e per l’incidenza del progetto sul territorio e sul paesaggio dell’Orvietano.
Il progetto “Phobos” prevede la realizzazione di sette aerogeneratori da 6 MW ciascuno, alti circa 200 metri, per una potenza complessiva di 42 MW tra i territori di Orvieto e Castel Giorgio. La vicenda si trascina da anni ed è stata segnata da ricorsi amministrativi, pareri contrastanti e scontri istituzionali.
L’iter autorizzativo aveva ricevuto nel 2023 il via libera del Consiglio dei ministri, nonostante il parere contrario della Soprintendenza, in nome dell’interesse pubblico legato alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Successivamente, però, la Regione Umbria aveva espresso una valutazione negativa attraverso la conferenza dei servizi, bocciando ufficialmente il progetto nell’ottobre 2025. Nel frattempo il Consiglio di Stato aveva accertato la formazione del silenzio-assenso sull’autorizzazione unica, ritenendo decorso il termine previsto dopo il pronunciamento favorevole del Governo. Proprio su questo aspetto si è basata la recente decisione del Tar che ha dichiarato illegittimo il diniego regionale, giudicato tardivo.
Secondo il Comune di Orvieto, tuttavia, la sentenza non entrerebbe nel merito delle criticità ambientali e paesaggistiche evidenziate durante la conferenza dei servizi e lascerebbe alla Regione la possibilità di intervenire nuovamente attraverso l’autotutela.
«Come annunciato – dicono la sindaca Tardani e l’assessore all’Ambiente Andrea Sacripanti – abbiamo presentato questa richiesta formale perché riteniamo che la pronuncia del Tar lasci ancora margini di manovra. Ci sono aspetti importanti e sostanziali su cui la sentenza non entra nel merito avendo considerato prioritario e dirimente la formazione del silenzio-assenso».
Comune e Regione, negli ultimi mesi, avevano più volte ribadito la contrarietà al progetto così come formulato, sostenendo la necessità di conciliare la transizione energetica con la tutela del paesaggio dell’Alfina e dell’area orvietana. «Il nostro vuole essere un contributo positivo e di sostegno alla Regione – aggiungono Tardani e Sacripanti – perché il procedimento di autotutela rappresenta l’unico strumento idoneo a consentire una valutazione motivata e partecipata degli interessi territoriali».
