Si è trascinata fino ad oggi una vicenda che, stando agli atti, poteva ritenersi conclusa già nel 2023, quando, su istanza risalente al 2021, il Consiglio dei ministri, pur in contrasto con il parere della Soprintendenza, aveva deliberato l’autorizzazione alla realizzazione dell’impianto eolico Phobos, nell’Orvietano. Il Tar dell’Umbria ha infatti dichiarato illegittimo il diniego della Regione Umbria.

Da tre anni a questa parte, una serie di ricorsi (anche di associazioni ambientaliste che volevano opporsi all’iniziativa della società Rwe) ha scandito le fasi del cosiddetto iter autorizzativo, sul quale il Governo aveva già acceso il disco verde. È del novembre scorso la determina della Regione Umbria col quale l’ente esprimeva diniego all’autorizzazione. Il mese successivo, come conferma oggi il Tribunale amministrativo, già il Consiglio di Stato aveva accertato che sull’istanza si era formato il silenzio assenso, essendo decorsi 60 giorni dalla comunicazione della Valutazione di impatto ambientale favorevole. Rispetto all’impianto eolico ‘Phobos’ il Tribunale, con la sentenza pubblicata lunedì, ha di fatto annullato il diniego regionale all’autorizzazione unica, dichiarando il ‘tardivo’ provvedimento regionale «illegittimo».

La sentenza, dunque, È una conferma del sì all’installazione di sette aerogeneratori aventi un diametro di rotore di 170 m, un’altezza mozzo di 115 m e potenza nominale pari a 6 MW cadauno, per un totale complessivo pari a 42 MW di potenza nominale installata, oltre alle opere indispensabili per la connessione alla rete.

In una nota l’assessore regionale all’Ambiente, Thomas De Luca, parla di un esito «tecnicamente prevedibile dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato sul silenzio-assenso», che però «non sposta di un millimetro la nostra posizione su questa vicenda. Siamo di fronte a un paradosso giuridico che vede la Regione soccombere non per mancanza di ragioni ma per gravi mancanze del passato e l’ipocrisia del Governo Meloni». De Luca mette nel mirino «la totale inerzia della precedente amministrazione regionale di centrodestra nel 2023, momento in cui si sarebbe dovuto procedere ad archiviare formalmente il procedimento di autorizzazione unica oppure a svolgerlo nei tempi previsti dalla legge», così come il provvedimento di giugno 2023 del Consiglio dei ministri con il quale «scavalcando perfino il parere contrario del ministero della Cultura, il Governo – prosegue De Luca – ha dato il proprio parere favorevole. Un atto pienamente discrezionale che ha di fatto ignorato tutte le criticità dell’intervento. Come giunta regionale, abbiamo cercato di porre rimedio a tali mancanze ma tutto questo è stato vanificato da una precisa scelta. Sarebbe ora che i responsabili se ne assumano la piena responsabilità politica».

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