di Giorgia Olivieri
In Italia sono circa 3,5 milioni le persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare (Dca) come anoressia, bulimia e binge eating, di queste circa 22mila risiedono in Umbria. Si tratta di un fenomeno in crescita esponenziale, soprattutto tra adolescenti e preadolescenti, ma ancora sottovalutato. A fronte di numeri sempre più allarmanti, la risposta del servizio sanitario nazionale resta debole: per accedere a un ricovero si può arrivare ad attendere fino a 13 mesi. In questo scenario critico, in occasione della Giornata mondiale d’azione sui disturbi alimentari del 2 giugno, è stato rilanciato il progetto Terapia sospesa.
Il progetto Il modello si ispira alla tradizione napoletana del “caffè sospeso”: chi può dona una terapia per chi non può permettersela. «È un gesto semplice, ma può salvare una vita», afferma Cinzia Fumagalli, presidente di Ananke Family, capofila dell’iniziativa. Il progetto consente a persone in difficoltà economica di accedere a un contributo per cure psicoterapeutiche attraverso una raccolta fondi solidale. Una misura pensata per tamponare il dramma delle liste d’attesa, che oggi possono superare l’anno e mezzo. L’associazione ha messo a disposizione una raccolta fondi per garantire ai cittadini che non hanno la possibilità di accedere alle psicoterapie, con un numero verde collegato.
Umbria eccellenza Secondo l’ultimo censimento dell’Istituto superiore di sanità, in Italia ci sono 214 strutture specializzate in Dca, un numero in lieve aumento ma ancora largamente insufficiente e distribuito in maniera disomogenea: 79 al Nord, 34 al Centro, 51 tra Sud e Isole. A questo si aggiunge il fatto che solo chi ha disponibilità economiche riesce a rivolgersi al privato. Gli altri, semplicemente, aspettano. L’Umbria rappresenta un’eccezione in questo quadro, con 8 centri pubblici (quattro per ciascuna Asl), oltre a strutture residenziali e semiresidenziali. «In Italia la situazione dei centri è veramente a macchia di leopardo – spiega a Umbria24 Laura Dalla Ragione, psichiatra, fondatrice della Rete Dca Umbria 1 -. In Umbria abbiamo un’ottima assistenza, tant’è che attiriamo moltissimi pazienti da fuori regione: Lazio, Marche, Sicilia, Campania, Abruzzo». Attualmente la piattaforma dell’Iss segnala 163 centri in tutto il Paese, un numero che può sembrare alto ma che, considerando la distribuzione e la richiesta, risulta insufficiente.
Fattori trasversali Il problema dei Dca tra i giovani si è aggravato specialmente dopo il Covid: «La pandemia ha rappresentato un trauma collettivo che ha peggiorato drasticamente la situazione – continua Dalla Ragione – Le richieste di aiuto al numero verde Sos dca, attivato dalla presidenza del Consiglio, nel 2024 sono più che triplicate». Ma non è solo la pandemia ad aver contribuito all’esplosione del fenomeno. «Anche l’uso e abuso dei social media ha un peso enorme, la parola “food” è la più clickata online, inoltre l’immagine corporea è costantemente filtrata o creata con l’intelligenza artificiale, questo genera una pressione sociale e culturale sulla forma fisica. E così l’età di esordio dei disturbi si è abbassata». Riconoscere i segnali non è semplice, ma esistono alcuni campanelli d’allarme che la specialista Dalla Ragione aiuta a individuare: «Abitudini alimentari ossessive, come spezzettare il cibo o eliminare intere categorie alimentari, uso ripetuto del bagno, rifiuto del cibo, tutto questo accompagnato da un cambiamento marcato dell’umore e della personalità».
Nuove patologie Un fenomeno in crescita tra i bambini e i pre adolescenti è il disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione di cibo (Arfid), in cui si consumano pochissimi alimenti, spesso sempre gli stessi e con caratteristiche precise. Una patologia che si sta diffondendo velocemente, che ancora pochi centri sono in grado di diagnosticare, ma che a Umbertide è già trattata. «I disturbi alimentari – sottolinea Dalla Ragione – sono disturbi psichiatrici veri, spesso forme moderne di depressione». Per questi motivi l’intervento precoce è fondamentale: «Di questi disturbi si può guarire, ma serve un approccio tempestivo e altamente specializzato», conclude la psichiatra. E nell’attesa che il sistema pubblico si rafforzi, iniziative come la Terapia sospesa rappresentano una boccata d’ossigeno, capace di fare la differenza tra attesa e possibilità di cura».
