DiVinando, viaggio tra i colori del Trasimeno

«La acque della Diga del Chiascio al lago Trasimeno è una mera ipotesi di lavoro allo stato embrionale» e «pertanto appaiono fuori luogo e infondate le dichiarazioni del presidente dell’Unione dei Comuni delle Terre dell’olio e del sagrantino», ovvero il sindaco di Trevi, Bernardino Sperandio.

Diga del Chiascio per “riempire” il Trasimeno Replica subito il vicepresidente della Regione con delega all’ambiente, Roberto Morroni, alle parole arrivate dal primo cittadino che guida l’ente composto da otto comuni (Bevagna, Campello sul Clitunno, Castel Ritaldi, Giano dell’Umbria, Gualdo Cattaneo, Massa Martana e Montefalco, oltre Trevi) e secondo cui, «dirottare le acque della Diga del Chiascio al lago Trasimeno» significherebbe «lasciare che un territorio come il nostro, fortemente vocato all’agricoltura, venga ‘dimenticato’». A rispondere a Sperandio, però, è anche un esponente del suo stesso partito, ovvero il Pd, secondo cui «Sperandio non ha preso le distanze da una deriva montata ad arte dalle destre nei  confronti del Trasimeno, che continua a registrare attacchi strumentali e a scontare la mancanza di sostegno e considerazione da parte del Governo regionale». A parlare è la capogruppo Pd in consiglio regionale, Simona Meloni, che si è detta stupita e preoccupata dalla battaglia tra poveri ingaggiata in piena crisi idrica dall’Unione dei comuni delle Terre dell’olio e del sagrantino proprio su un tema vitale e strategico come quello dell’acqua».

CHIASCIO, LA DIGA SARÀ LA BANCA DELL’ACQUA DELL’UMBRIA
IL PROGETTO

Morroni: «È solo un’ipotesi» In particolare Morroni, partendo dalle basi, precisa che «le acque dell’invaso della diga di Casanova sul fiume Chiascio, nel territorio comunale di Valfabbrica, alimenteranno gli impianti dei distretti irrigui della Valle Umbra». Dopodiché ricorda che «l’immissione nelle condotte che alimentano il bacino del lago Trasimeno, allo scopo di fronteggiare l’abbassamento del livello idrometrico, è una mera ipotesi di lavoro, al momento allo stato embrionale, che prende spunto da uno studio del Dipartimento di Ingegneria dell’UniPg risalente a molti anni orsono e tuttora al centro di un confronto che vede impegnati l’Unione dei Comuni del Trasimeno e la stessa Regione». Il vicepresidente della Regione, poi, ribadisce l’ovvio, ovvero che l’ipotesi «deve necessariamente essere sottoposta a un percorso che permetta di verificarne, in maniera puntuale, la fattibilità e la sostenibilità sotto il profilo tecnico, economico-finanziario e ambientale», ma in ogni caso «l’uso della diga per alimentare il Trasimeno potrà e dovrà avvenire in un quadro di compatibilità rispetto alla destinazione della risorsa idrica prevista con la realizzazione di questa grande infrastruttura».

IL TRASIMENO RISCHIA DI PROSCIUGARSI: LO STUDIO

I progetti Nella nota di palazzo Donini, poi, viene ripercorso quanto fin qui emerso sulla banca dell’acqua costituita dalla diga di Casanova sul Chiascio, ovvero che «gli impieghi dell’acqua dell’invaso concernono l’approvvigionamento idropotabile del sistema Perugino-Trasimeno, l’alimentazione degli impianti già realizzati nei distretti irrigui della Valle Umbra nei territori comunali di Spello, Foligno e Montefalco, degli impianti nella piana di Trevi, di Montefalco e Bevagna e la produzione di energia idroelettrica». Più nel merito l’Ente acque umbre e toscane (Eaut) «ha già realizzato l’adduzione dalla diga di Valfabbrica fino a Cannara, mentre sono due le opere già progettate e finanziate: la prima da 17,2 milioni per ’alimentazione degli impianti già realizzati nei distretti irrigui della Valle Umbra nei territori di Spello, Foligno, Bevagna e Montefalco, per un volume totale di 8-10 milioni di metri cubi; la seconda, finanziata  col Pnrr, per l’alimentazione degli impianti già realizzati nei distretti irrigui della Valle Umbra nei comuni di Montefalco e Foligno per un volume totale di 10-15 milioni di metri cubi».

«IN UMBRIA L’ACQUA DOVRÀ ARRIVARE SEMPRE PIÙ DAGLI INVASI»

Meloni incredula: «Acqua della diga solo per irrigare vigne e fascia olivata?» In questo quadro si inserisce Meloni sostenendo che Sperandio di fatto «rimette in discussione il piano per il collegamento tra la diga del Chiascio e l’acquedotto del Perugino-Trasimeno, disconoscendo un percorso condiviso e approvato all’interno dell’Autorità umbra per rifiuti e idrico (Auri) già dal 2020». Affiancata dal segretario Pd del comprensorio lacustre, Stefano Vinti, la capogruppo domanda a Sperandio come «si possa arrivare a pensare di tagliare fuori un territorio come quello del Trasimeno, in cui insiste il quarto Lago italiano, il primo del Centro Italia, dalla realizzazione di un’opera pensata per servire i territori di Perugia, Assisi e Bastia, così come la Valle Umbra Nord e lo stesso comprensorio lacustre, al fine di servire oltre 300 mila abitanti di una nuova risorsa idropotabile». Da qui l’incredulità di fronte anche solo all’ipotesi «di utilizzare la diga di Valfabbrica al solo scopo irriguo, per i vigneti di Montefalco e la fascia olivata, come se in altri territori non ve ne sia lo stesso bisogno» e l’auspicio affinché «la ragionevolezza prevalga sulle pulsioni estemporanee e vada oltre la tentazione di cedere agli egoismi territoriali fini a se stessi, perché non possiamo credere che i cittadini della Valle Umbra Nord pensino che il Trasimeno non vada difeso come un bene di tutta la regione».

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