Currently set to Index
Currently set to Follow
venerdì 12 agosto - Aggiornato alle 18:07

Crisi idrica, perdite acquedotti al 53%: chiesti 107 mln col Pnrr. «Non è questo il vero problema»

Maglia nera a Vus. Rossi (Auri): «Tema è l’approvvigionamento, qui piccola eccellenza». Quella banca dell’acqua

Tecnici al lavoro (foto archivio)

di Chiara Fabrizi

Gli acquedotti dell’Umbria perdono il 53 per cento circa dell’acqua che distribuiscono nelle cittadine della regione. Il livello di dispersione è impressionante, ma ci sono delle precisazioni da fare. «Siamo lontani da buone performance, questo è vero, ma non esistono sistemi idrici senza perdite, tanto che in Europa è considerata un’eccellenza la rete di Asti, che lascia sul campo circa il 20 per cento» dice a Umbria24 il direttore dell’Auri (autorità umbra per rifiuti e idrico), Giuseppe Rossi, secondo cui «occorrerebbero tra 300  400 milioni di euro per riparare gli acquedotti dell’Umbria, che però non sono il problema numero uno» del fronte idrico, che è invece rappresentato dall’approvvigionamento di acqua.

Perdite negli acquedotti al 53 per cento A certificare che in Umbria si perde più della metà della risorsa idrica è l’Arera (autorità di regolazione per energia, reti e ambiente) che nel proprio portale ha elaborato i dati del 2019 forniti dai gestori del servizio, che in Umbria sono tre: Sii per la provincia di Terni; Umbra acque per i comprensori di Perugia, Trasimeno, Città di Castello e Gubbio;  Vus per i territori di Foligno, Spoleto e Valnerina.

Maglia nera a Foligno e Spoleto col 62 per cento La maglia nera va alla rete di quest’ultima azienda pubblica, di cui sono i soci i 22 Comuni, che secondo i dati forniti da Arera lascia sul campo il 62 per cento dell’acqua che dalle sorgenti e dai serbatoi viene destinate alla case e alle imprese del territorio. Un dato, questo, che Rossi non fatica a definire «imbarazzante». Il portale fornisce anche le cosiddette perdite lineari, ovvero i metri cubi di acqua a cui si dice addio quotidianamente e per ogni km di acquedotto, che tra Spoleto e Foligno girano intorno al 15,3.

Perugia e Terni Situazione migliore, invece, si riscontra nel resto della provincia di Perugia dove le perdite della rete di Umbra acque girano intorno al 48,6 per cento, mentre il dato lineare si ferma a 10,67 (mc/km/gg), «ma qui – dice Rossi – dal 2019 sono stati fatti importanti investimenti e Umbra acque attualmente ha una dispersione del 46 per cento». Per quanto riguarda il territorio di Terni, Orvieto, Narni e Amelia, invece, gli acquedotti non consegnano ai consumatori il 54,3 per cento della risorsa idrica che distribuiscono, con una perdita lineare che è la più alta a livello regionale, sfiorando quota 15,5 (mc/km/gg).

«Acquedotti non sono il primo problema» Per il direttore dell’Auri, però, «le condizioni degli acquedotti non sono il problema numero uno sul fronte idrico». Rossi, infatti, sostiene «che il cambiamento climatico impone soprattutto una modifica delle fonti di approvvigionamento, che non possono più essere da falda, ma devono essere da accumulo, ovvero legate agli invasi». In questo quadro, pur con tutte le cautele del caso, il direttore assicura che «l’Umbria rappresenta una piccola eccellenza, potendo contare sull’invaso del Montedoglio e su quello delle diga del Chiascio», quest’ultima definita la «banca dell’acqua» dell’Umbria dall’architetto Diego Zurli proprio su Umbria24.

Banche dell’acqua in Umbria «Montedolgio e Chiascio insieme cubano – afferma Rossi – tra 300 e 400 milioni di metri cubi di acqua, a fronte di un consumo di acqua idropotabile che per l’intera regione gira intorno ai 50 milioni di mc. Per la potabilizzazione dell’acqua della Diga del Chiascio – va avanti Rossi – abbiamo già ottenuto dal Pnrr finanziamenti per 18 milioni e, quando entrerà in funzione (nel 2026, ndr) permetterà all’Umbria di essere dotata di risorse idriche praticamente infinite, che intendiamo mettere al servizio con un sistema ad anello anche della Valle Umbra e dell’Umbria meridionale», rifornendo anche Foligno, Spoleto, Valnerina e l’intera provincia di Terni. Ma qui la partita è ancora da giocare.

Chiesti 107 milioni per efficientemento acquedotti Anche se gli acquedotti non sono il primo problema, la caccia alle risorse per procedere alla sostituzione delle condotte è apertissima. In campo ci sono i fondi della programmazione 2020-2023 di Auri che, con manovre tariffarie, ha in mano un tesoretto da 220 milioni di euro, che per buona parte è destinato a interventi di efficientamento delle reti idriche. A fare la parte del leone qui è Umbra acque con 121 milioni, segue il Sii della provincia di Terni con 51 milioni e, infine, la Vus di Foligno, Spoleto e Valnerina con 45 milioni. C’è poi la partita del bando di aprile finanziato col Pnrr e dedicato all’efficientamento delle reti idriche, a cui Auri ha partecipato coi tre gestori del servizio, chiedendo complessivamente 107 milioni di euro per progetti da realizzare entro il 2026. Qui a dominare sarebbe la Vus che ambisce a portare a casa 50 milioni di euro, segue Umbra acque con 35 milioni e chiude il cerchio il Sii con 22 milioni di euro.

I commenti sono chiusi.