©Fabrizio Troccoli

In Umbria ci sono ancora pratiche di condono edilizio ferme da anni. Si tratta delle domande presentate con le tre leggi nazionali di sanatoria del 1985, del 1994 e del 2003. È su questo punto, che riguarda direttamente i Comuni e gli uffici tecnici locali, che potrebbe avere effetti concreti anche nella regione il nuovo disegno di legge delega sulla riforma dell’edilizia, arrivato alla Camera dopo il via libera della Ragioneria dello Stato e la firma del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Il provvedimento interviene sulla normativa oggi contenuta nel Decreto del Presidente della Repubblica 380/2001, il cosiddetto Testo unico dell’edilizia. L’impianto generale resta lo stesso, ma l’obiettivo dichiarato è semplificare le regole e rendere più chiari alcuni passaggi che oggi, tra Stato e Regioni, sono interpretati in modo diverso.

Uno dei punti centrali è l’idea di fissare criteri uguali in tutta Italia per classificare le difformità edilizie, cioè le irregolarità rispetto al titolo abilitativo. In pratica, si punta a definire categorie comuni per evitare che la stessa situazione venga valutata in modo differente a seconda del territorio. Per l’Umbria, dove l’applicazione concreta delle norme passa dai Comuni, questo potrebbe significare procedure più uniformi.

Il testo prevede anche procedure semplificate per regolarizzare gli abusi realizzati prima del 1° settembre 1967, data che segna un passaggio importante nella storia della normativa edilizia italiana. Per gli immobili costruiti prima di quella data, la delega chiede di individuare modalità più snelle per la messa in regola.

Resta poi confermato l’obbligo di chiudere le pratiche di condono ancora aperte relative alle tre sanatorie del 1985, 1994 e 2003. I decreti attuativi dovranno stabilire tempi e modalità certe per arrivare a una decisione finale sulle domande presentate ma non ancora definite. Anche in Umbria questo comporterà un impegno diretto per i Comuni, chiamati a completare le istruttorie e adottare i provvedimenti conclusivi.

Un aspetto rilevante riguarda le risorse. Il disegno di legge stabilisce che la riforma dovrà essere attuata «senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica». Ogni decreto attuativo dovrà essere accompagnato da una relazione tecnica che indichi eventuali costi aggiuntivi e la relativa copertura. Se emergeranno spese non compensate, si potrà utilizzare solo l’accantonamento previsto per il ministero delle Infrastrutture nei fondi speciali della legge di Bilancio 2026. In mancanza di copertura, i decreti non potranno essere approvati.

La ripresa dell’iter parlamentare è stata accolta positivamente dall’Ance, che ha ribadito la necessità di aggiornare una disciplina considerata da tempo complessa e frammentata.

Per l’Umbria, al momento, non ci sono effetti immediati: il disegno di legge è ancora all’esame della Camera e solo dopo l’approvazione definitiva e l’emanazione dei decreti attuativi sarà possibile capire in modo preciso quali cambiamenti interesseranno gli enti locali e i cittadini.

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