di Daniele Bovi
«Squilibrio di cassa evidenziato dal ricorso all’anticipazione di tesoreria non restituita al termine degli esercizi 2014, 2015 e 2016 e dall’utilizzo di fondi non ricostituiti al termine dei medesimi esercizi»; «criticità relativa alla capacità di riscossione» delle entrate proprie; «utilizzo di entrate straordinarie per la realizzazione degli equilibri di parte corrente»; «criticità relative ai contratti derivati» e «perdite della società partecipata Sase». Sono queste le contestazioni che in 30 pagine la Sezione regionale di controllo della Corte dei conti muove al Comune di Perugia in una delibera in cui la magistratura contabile «accerta» quanto sopra nell’ambito dei controlli che spettano alla Corte sui rendiconti delle amministrazioni. Un documento in cui le toghe parlano chiaramente di «grave situazione finanziaria dell’ente soprattutto per ciò che concerne lo squilibrio di cassa». Della deliberazione, datata 17 novembre, si discuterà oggi pomeriggio nel corso della seduta del consiglio comunale. Palazzo dei Priori avrà tempo 60 giorni, quindi fino al 17 gennaio, per presentare un piano in grado di risolvere le criticità sottolineate dalla Corte.
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La deliberazione Quanto agli equilibri di cassa, primo punto passato in rassegna dalla Corte, nel mirino in primis ci sono le anticipazioni di cassa, cioè i soldi che gli enti chiedono alle banche per mandare avanti la macchina; in teoria strumenti a carattere straordinario, in pratica da molti anni una costante a Perugia, più volte sottolineata dai revisori dei conti, tanto che la Corte ormai parla di una sorta di «mutuo atipico». La magistratura parla di un fondo cassa a zero spaccato a partire dal 2014, con anticipazioni pari a 124 milioni nel 2013, 101 nel 2014, 110 nel 2015 e 105 nel 2016; ben oltre quel 5 per cento delle entrate fissato dalla legge, con «conseguente sforamento» di uno dei parametri di deficitarietà (8,84 per cento nel 2014, 12 per cento nel 2015, 13,3 per cento nel 2016). E una larga fetta, secondo la Corte non è stata restituita: quasi 17 milioni nel 2014, 21 nel 2015 e 24 nel 2016. «Affermazione non corretta» poi a proposito del «disavanzo tecnico» del quale la giunta ha parlato a lungo, causa dello squilibrio di cassa: al più, secondo la magistratura, sarebbe solo l’evidenza contabile di una situazione «che si protraeva da anni». Già dal 2012, 2013 e 2014 l’Ente avrebbe dovuto dare vita a un fondo svalutazione crediti.
TARI, MONTAGNA DI CREDITI DA RISCUOTERE
Le difficoltà Il Comune nel corso del contraddittorio ricorda i tagli agli enti locali, i pochi soldi ricevuti per il tpl, i crediti arretrati e così via. Tutto vero ma secondo la Corte questo riguarda la difficoltà di reperire risorse, non la gestione finanziaria. Il vero problema, antico, arriva «dal non riuscire a incassare le somme» con cui poi si costruiscono i bilanci; insomma, le entrate sono presunte ma poi le uscite sono reali. E questa mancata capacità di incassare ha generato interessi passivi dal 2013 al 2016 per altri 3,5 milioni di euro. Stando alle tabelle della Corte la riscossione oscilla tra il 53 e il 77 per cento, percentuale che si abbassa dal 21 al 38 per cento quando si parla dei crediti residui. Qualche esempio: per Ici e Imu si è recuperato l’8,6 per cento dell’evasione nel 2014 e il 5 per cento nel 2015; numeri simili per le multe mentre per la tassa rifiuti si va dal 14,8 al 29,2 per cento, senza miglioramenti nel 2016.
TARI, A PERUGIA CACCIA ALL’EVASORE
I numeri E il totale da riscuotere va aumentando: 115 milioni nel 2014, 129 l’anno dopo e 138 nel 2016; oltre 41 milioni sono relativi alla tassa sui rifiuti e quasi 18 sono multe. Sulla Tari qualche risultato grazie all’inasprimento delle regole impresso mesi fa c’è: nel 2017 ad esempio sono stati inviati 2.200 avvisi di accertamenti per evasione e 15.500 per morosità, con l’uso dell’F24 che ha garantito importi aggiuntivi per 2 milioni. La cassa complessivamente va migliorando, dato che le riscossioni sono aumentate (+34 milioni) con un taglio alle anticipazioni da 11 milioni. Quanto agli equilibri di parte corrente invece, secondo la Corte sono stati costruiti con entrate straordinarie, come il contributo compensativo Imu-Tasi riconosciuto dal governo, il che «non appare prudente» dato che le entrate straordinarie non sono idonee «a garantire un equilibrio stabile e duraturo». Da ultimo la Corte punta il dito contro i contratti derivati, stipulati nel 2006, sui quali ci sono «possibili criticità».
Spese ridotte Nel mirino anche Sase e le perdite di bilancio della società che gestisce l’aeroporto. Perugia ha il 5,93 per cento delle quote e il Comune ha dovuto ricapitalizzare con 88 mila euro. La società nel 2016 ha chiuso il terzo bilancio in rosso di fila e quindi, nonostante numeri in netto miglioramento e una previsione che per il 2017 parla di un sostanziale pareggio, a norma di legge serve abbattere il capitale. Proprio questo sarà il punto all’ordine del giorno nelle prossime ore durante l’assemblea dei soci. Complessivamente comunque la Corte sottolinea che la situazione descritta «risale ad anni pregressi», mentre si dà atto al Comune di aver ridotto le spese (da 178 milioni nel 2013 a 168 nel 2014 fino a 156 nel 2015); insomma, la «spending review» varata nel 2014 ha dato come risultato «una riduzione della spesa di oltre 26 milioni».
Twitter @DanieleBovi
