«Un consiglio convocato con 13 mesi di ritardo è una beffa. Non si può avallare il funerale della cultura ternana. La seduta del 20 aprile, a oltre un anno di distanza dalla richiesta dei cittadini del marzo 2025, di discutere un atto di indirizzo di iniziativa popolare (come previsto dallo statuto del Comune di Terni), è la conferma definitiva del modus operandi di questa amministrazione: temporeggiare per svuotare di senso il confronto». Con queste parole il Consigliere del Gruppo Misto, Guido Verdecchia, interviene sulla vicenda del teatro cittadino, annunciando la propria impossibilità a partecipare alla seduta.

«A scanso di speculazioni politiche, chiarisco subito che non potrò essere presente in aula lunedì a causa di impegni personali e professionali non procrastinabili. È paradossale che la giunta Bandecchi, dopo aver ignorato per 13 mesi la richiesta di 500 firmatari, fissi una data proprio ora che i lavori sono alla volata finale. Non sarò fisicamente in aula, ma la mia posizione rimane scolpita negli atti: questo consiglio è una messinscena tardiva su un’opera ormai tecnicamente compromessa».

Verdecchia traccia un parallelo con le recenti opere pubbliche: «Terni sta collezionando ‘scatole vuote’. Lo abbiamo visto con il Pala Terni, una struttura sbandierata come eccellenza che invece, per deficit di capienza e gravi lacune progettuali, è già ai margini dei grandi circuiti sportivi internazionali. Il nuovo Teatro Verdi ne segue tristemente le orme: un ‘ibrido’ da circa 800 posti che non è né carne né pesce. Non è il teatro lirico che la nostra storia meriterebbe, ma una sala dall’acustica zoppa e con una buca d’orchestra insufficiente, che taglierà fuori Terni dalle grandi produzioni nazionali».

«Il mio addio alla maggioranza è nato qui: dalle promesse tradite. In campagna elettorale il Sindaco garantì che il progetto sarebbe stato rivisto per ridare a Terni il suo vero teatro. Una volta eletto, ha preferito la continuità con gli errori del passato, deridendo chi ha dimostrato che una ricostruzione filologica era possibile e doverosa. Hanno preferito la fretta dei cantieri alla visione culturale. Partecipare oggi a un dibattito dove tutto è già deciso sarebbe solo un atto di complicità. La verità è amara: a causa di questa ostinata mancanza di coraggio, ci dovremo accontentare ancora una volta di un’opera a metà. Un teatro che nasce già vecchio, privo di anima e di funzionalità, che invece di essere il vanto della città ne sarà l’ennesimo rimpianto. Terni meritava un’opera d’arte, riceverà l’ennesimo compromesso al ribasso».

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