di Massimo Colonna
Un piano di rientro spalmato su 30 anni, il finanziamento comunale definito fino al 2018 da 700 mila euro annui. Poi le nuove esigenze dell’istituto e il percorso che porta alla statalizzazione con l’intervento del ministero. Sono diversi i passaggi che apriranno una nuova fase nei rapporti tra l’amministrazione comunale e il Briccialdi: in questi giorni la convenzione sta passando di tavolo in tavolo e ora aspetta solo l’ok definitivo da parte del consiglio comunale, atteso prima di Natale. Con quel voto cambierà la vita dell’istituto musicale, anche sotto il profilo economico visto che si va verso un aumento delle quote di iscrizione.
Le spese di ognuno A definire il progetto aggiornato è la delibera della giunta Di Girolamo numero 322 in cui vengono presi in esame i parametri per il nuovo accordo. Per quanto riguarda l’istituto c’è l’impegno «a mantenere a carico le utenze e le manutenzioni ordinarie e ad aggiornare le quote di iscrizione, aumentandole gradualmente per fasce di reddito», mentre al Comune spetterà la manutenzione straordinaria dei locali di via del Tribunale.
Il personale Torna il sereno anche per quanto riguarda il capitolo personale, finito nell’occhio del ciclone prima dell’ultima proroga degli accordi: «Il Comune dispone l’assegnazione in comando di due unità di personale amministrativo (1 coordinatore amministrativo, 1 operatore amministrativo), riconoscendo alle stesse il diritto di opzione (restare nei ruoli del Comune o transitare nei ruoli Afam), con conseguente assoggettamento alla normativa vigente in materia di personale del comparto di riferimento. Tale diritto può essere esercitato in qualsiasi momento». Le due unità poi saranno stipendiate direttamente dall’istituto: «Il pagamento degli oneri relativi al trattamento economico fondamentale ed accessorio di detto personale comandato, che è totalmente a carico dell’ente che utilizza i lavoratori, è effettuato direttamente dall’Istituto Briccialdi».
Il piano di rientro Dai piani emerge anche che il Comune potrà eleggere un proprio dirigente all’interno del consiglio di amministrazione o degli organismi di controllo del conservatorio. Poi si arriva al piano di rientro, ossia quel progetto di pagamento con cui l’istituto intende far avere alle casse comunali quanto spetta per via degli accordi tenuti negli anni precedenti. L’istituto punta ad un «importo del finanziamento pari a euro 2.006.321,75, con modalità di pagamento a 60 rate semestrali e un importo di ogni singola rata a euro 33.438,70, per un importo totale da restituire (capitale + interessi) di euro 2.068.084,79».
I numeri Dal documento poi emergono anche i numeri dell’istituto: 320 studenti, 115 residenti a Terni, 225 residenti fuori sede, con 49 laureati nel 2012-2015, 130 insegnamenti, 8 corsi liberi, 11 laboratori. In più 34 docenti titolari di cattedra (incluso il direttore), 18 docenti non titolari (7 docenti personale equivalente), 6,5 unità di personale non docente, 6 dipartimenti accademici, 10 servizi amministrativi (Ragioneria e contabilità, Personale, Patrimonio ed acquisti, Protocollo, Gestione delle strutture didattiche ed immobili, Gestione delle produzioni, Segreteria didattica, Biblioteca, Didattica), 1 unità immobiliare in concessione d’uso, 200.000 euro in strumenti musicali di proprietà, 11.000 unità bibliografiche (biblioteca). In questo quadro gli studenti che si diplomano sono oltre l’86 per cento, a fronte di una media del sistema universitario nazionale di appena il 30. L’indice di abbandono degli studi è inferiore al 5 per cento, a fronte di un tasso nazionale di abbandono degli studi universitari di oltre il 56.
Cosa cambia con la statalizzazione Resta ancora in sospeso il percorso che dovrebbe portare alla statalizzazione. In questi giorni era stata programmata una nuova riunione al ministero per fare il punto della situazione ma poi i cambiamenti politici di questi giorni hanno fatto saltare il piano. Con ogni probabilità dopo le feste ci sarà un nuovo calendario. La statalizzazione è vista da entrambe le parti come la soluzione in particolare ai problemi economici, anche perché permetterebbe di «preservare il vincolo con il territorio». Inoltre insieme al processo di statalizzazione, il ministero «avvierà necessariamente un processo di riordino, di razionalizzazione del comparto Aafam a livello nazionale. La statalizzazione farà assumere alle competenze del Miur i principali oneri relativi al sostegno economico dei costi correnti per il funzionamento del conservatorio, sgravando così gli enti che finanziano in ambito locale. Il Miur inoltre avocherà anche la potestà relativa ai processi di pianificazione e programmazione delle attività istituzionali».
@tulhaidetto
