di Daniele Bovi
La ‘presa’ dei diversi gruppi e sottogruppi nei diversi territori dell’Umbria è una delle possibili lenti che si possono infilare per leggere i risultati delle primarie di domenica, quelle che hanno incoronato Gianpiero Bocci nuovo segretario del Partito democratico umbro (martedì la prima conferenza stampa in queste nuove vesti). Se infatti il dato della partecipazione è andato oltre le più rosee aspettative dei dem (in pochissimi avrebbero scommesso 5 centesimi sul superamento del dato del 2014), alcuni dati a bocce ferme vanno letti con attenzione. A influire sulla partecipazione (oltre settemila persone in più rispetto a quattro anni fa) con tutta probabilità è stato il maggior livello di competizione di queste primarie.
La competizione Nel 2014 il maxi accordo tra le correnti produsse una candidatura, quella del renziano Giacomo Leonelli, contro la quale non c’era oggettivamente partita come dimostrò il preliminare voto dei circoli; e un bassissimo livello di competizione non stimola di certo la partecipazione. Stavolta il discorso era parzialmente diverso: l’accordone Bocci-Marini, dentro il quale si sono ritrovati quasi tutti i vertici del partito, era meno largo rispetto a quello di quattro anni fa e dall’altra parte c’era un avversario più forte; da qui la maggior competizione e la mobilitazione nei territori, che introduce un altro possibile elemento di riflessione. Verini nella corsa contro Bocci è stato appesantito dalla mancanza di una rete sulla quale contare; o meglio, di una rete consolidata (consolidatissima) nel tempo come quella che da anni supporta Bocci (altro discorso le politiche di marzo, oggettivamente difficilissime per chiunque). Insomma, l’elemento della rete e la macchina dell’organizzazione hanno influito sull’esito.
La ‘presa’ C’è poi da considerare la ‘presa’ delle varie tribù democratiche nelle diverse zone dell’Umbria. Partiamo da Perugia. Nel capoluogo di regione, 122mila elettori, votano meno di 2.800 persone; seguendo l’ordine di grandezza a Terni, 84 mila elettori, meno di 2.200, a Foligno, un terzo rispetto a Perugia, sono state mille, a Spoleto (29 mila votanti) 800, a Gubbio (25 mila) quasi 600, ad Assisi (21 mila elettori, non certo un feudo del Pd) 200. E poi a Bastia, comune con 16 mila aventi diritto difficile come Assisi per i dem, 195 elettori e a Corciano (15.800 elettori, dove da lungo tempo governa il Pd e dove il sindaco Betti ha appoggiato Bocci) 870 votanti.
LEGA SOSPENDE ASSESSORE DI DERUTA
I numeri Guardando in provincia di Terni, in due città con circa 15 mila elettori come Orvieto e Narni nella prima, dove vince Bocci, i votanti sono 383 e nella seconda, dove il sindaco De Rebotti ha sostenuto Verini, 491; quasi gli stessi numeri della piccolissima Cascia, 3 mila anime, dove Bocci da solo prende all’incirca gli stessi voti (342) dell’intero Pd alle politiche di marzo (388), mentre a Guardea (1.800 persone) hanno votato in 203, venti voti in più di quelli presi dal Pd a marzo. Guardando ai comuni più piccoli, 5,5% di elettori a Panicale, 9% a Monte Santa Maria Tiberina, a Montone 11,5%, a Pietralunga 5%, a Valfabbrica 3%, a Campello 4%, a Città della Pieve 3,3%, nella Gualdo Cattaneo di Pensi (che ha ritirato la sua candidatura per appoggiare Verini) 6,4%, a Massa Martana 5,5%, a Norcia 6,2%, a Valtopina 12%. I dati dunque sono a macchia di leopardo e nelle città più grandi i dem portano alle urne tra il 2,3 e il 3,3% dell’elettorato, a parte Corciano che tocca il record (5,5%) e Assisi e Bastia che si attestano all’1%; in alcuni dei Comuni più piccoli invece la partecipazione è stata più alta, con punte a Guardea (13%) e Cascia (15%).
A Perugia Analisi a parte la merita Perugia, dove in tutto il partito aveva allestito 30 seggi. Verini riesce a conquistarne otto e cioè centro storico, il numero 3, Colle Umberto, Collestrada, Colombella, Porta Pesa, San Sisto e Santa Sabina. In tutti gli altri vince l’ex sottosegretario. All’occhio saltano alcuni numeri come quelli delle frazioni di Pila (139 votanti) e San Martino in campo e in colle (307), ma anche la stessa Sant’Erminio (132) mentre in quartieri con migliaia di abitanti la partecipazione è lontana da questi numeri: Ponte San Giovanni 150 elettori, San Marco 103, Madonna Alta 256 e San Sisto 91.
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