di Mar. Ros.
I Cinque stelle possono esultare sì certo, ma a guardar bene, su Terni, non hanno proprio sfondato. Se rispetto al 2013 il Pd, nella Conca non più così rossa, ha perso 10 punti percentuali, i grillini ne hanno guadagnati solo tre ed è tutto sommato poco rispetto all’exploit della Lega che non aveva neppure rappresentanti in Comune.
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Exploit Lega Pressoché impercettibile il consenso dei ternani al Carroccio 5 anni fa (nemmeno mezzo punto percentuale). Quando il leader Salvini mise per la prima volta piede a Terni, in piazza Solferino si sentiva la sua voce dal palco e quella delle contestazioni in fondo alla platea; all’inaugurazione della sede del partito, brutta sorpresa all’ingresso; ma di colpo abbiamo visto Terni tingersi di verde e riempire corso Tacito a suon di selfie proprio col Matteo leghista. Se però manifestazioni e presidi dicono poco, quello che emerge dalle urne invece sì che conta e restituisce un Carroccio targato Salvini al 20%.
Il prossimo sindaco di Terni Certo per la corsa a Palazzo Spada però i pentastellati sono avvantaggiati rispetto al Carroccio: hanno occupato ben cinque banchi in consiglio negli ultimi quattro anni di gestione Di Girolamo e, visto come le cose sono precipitate con le dimissioni del sindaco e il commissariamento, tendono ovviamente a prendersi i meriti ma non abbassano la guardia; come dire mai dare per scontato di avere la vittoria in tasca: «Faremmo un errore se perdessimo l’umiltà e il contatto con le persone per costruire un progetto serio per il governo della città. E per favore – ha detto Thomas De Luca all’indomani del voto – non chiamate quello ai Cinque stelle un voto di protesta. Abbiamo per quattro anni dettato l’agenda politica di Palazzo Spada».
Cinque stelle e Lega Su questo è d’accordo pure il consigliere regionale di Lega Nord Emanuele Fiorini: «Quale protesta? La gente ci ha dato sempre maggiore fiducia, il risultato è frutto di un crescendo e alla luce dello tsunami politico che ha investito il Pd la governatrice Catiuscia Marini dovrebbe dimettersi». Se il voto avrà effetto su palazzo Donini non si sa, intanto il segretario regionale Giacomo Leonelli ha già fatto un passo indietro. In effetti questo Pd che ha perso 5-0 in casa ha preso un notevole boccatone, anche se da via Mazzini a Terni, la numero uno Sara Giovannelli tenta di non metterla poi così grave: «Dobbiamo fare un bagno di umiltà e sfruttare a sconfitta per ricostruire ma tutto sommato i risultati sono in linea con quelli nazionali». Vero, ma nel 2013 il Pd di Bersani aveva a Terni 4 punti percentuali di vantaggio sulla media Paese.
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L’onorevole Raffaele Nevi Se a Terni c’è qualcuno che può esultare e il capogruppo Fi in Regione (ancora per poco) Raffaele Nevi (a Palazzo Cesaroni Maria Rosi prenderà il suo posto). Trascinato dalla Lega è stato eletto alla Camera: «Sia ben chiaro – ha fatto notare – è la prima volta nella storia di questa regione che il il risultato del Pd è sovrapponibile a quello nazionale. Il mio successo, a mio modo di vedere, è frutto non solo di una rivoluzione dell’elettorato a livello nazionale, ma anche di un programma semplice ed efficace che siamo riusciti a mettere in campo, riconoscimento per il lavoro fatto sin qui e grossi problemi a sinistra. Oggi come oggi credo che un Centrodestra unito, con un buon candidato, potrebbe ottenere un ottimo risultato anche alle comunali». Fiorini forse sta già pensando ad una figura spendibile come primo cittadino leghista.
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I sassolini di Damiano Nevi ha vinto su Lucio Riccetti del M5s e Cesare Damiano del Pd che non nega la debacle: «Quella del Pd è una sconfitta, nessun candidato all’uninominale è passato quindi abbiamo poco da dirci ma all’interno del partito non c’è stata compattezza, c’è chi si è dannato l’anima – dice – e chi è rimasto alla finestra. Quello che mi sento di dire a difesa del Pd è che le forze più responsabili del Paese l’hanno pagata, non abbiamo promesso grandi cose, solo quelle fattibili e abbiamo forse trascurato alcuni temi particolarmente sentiti dagli italiani. Detto ciò, il Pd oggi è figlio di diversi choc. Dal ‘no’ al referendum non ci siamo più ripresi, non abbiamo saputo interpretare un vento che andava cambiando».
Le amministrative sono dietro l’angolo A Terni è quasi tempo di cominciare una nuova campagna elettorale. L’ormai ex capogruppo Pd Francesco Filipponi: «Il Pd, ci dicono i risultati di questa tornata. Rappresenta ancora una grossa fetta dell’elettorato, quindi abbiamo una buona base da cui ripartire. Con l’uscita di scena di Renzi dal partito abbiamo la necessità di aprire una fase nuova e riorganizzarci in tempi brevi per individuare una nuova figura in grado di assicurare un futuro a questa forza politica del Paese». Di fatto l’unico partito di sinistra, perché L&U è stato un vero flop e l’ex assessore alla cultura del Comune di Terni (primo mandato Di Girolamo), Simone Guerra, non lo nega: «Forse ci siamo organizzati troppo tardi».
La sinistra a Terni Come può allora riorganizzarsi il Pd, spaccato poi ‘biodegradato’ come ha detto Beppe Grillo: «Con l’apertura, il confronto e l’ascolto – dice l’ex consigliere Pd (minoranza) Michele Pennoni -, è questa la ricetta per recuperare. Del resto se il Pd pareggia in città il dato nazionale è segno che le vicende del Comune non hanno inciso particolarmente. Quanto alle spaccature interne – risponde alla frecciata di Damiano – teniamo pure conto che sulle procedure di nomina non c’è stata la benché minima condivisione e se la Lega che nel 2013 aveva 200 voti, oggi ne prende 11 mila, noi abbiamo un problema di leadership e classe dirigente».
Ast «Questo Pd – tuona De Luca (M5s) – vorrebbe cambiare il popolo piuttosto che fare autocritica e modificare sé stesso». I motori da qui alle amministrative resteranno caldi e anzi già arrivano le prime frecciate tra destra e pentastellati, probabilmente destinati a dividersi la scena: «Tante denunce e poche proposte da Cinque stelle – attacca Nevi -, anche sui temi dell’ambiente». Ma De Luca: «Non scherziamo, abbiamo un programma ben preciso anche per l’acciaieria; potrà rimanere in esercizio solo se applica tutte le misure di tutela in tal senso. Siamo stati noi per primi a proporre il riciclo delle scorie; se non parte il progetto entro la scadenza dell’Aia, l’area a caldo chiude».
