«Sicuramente un fatto positivo», anche se «alcune perplessità» non mancano. Il direttore regionale di Cna, Roberto Giannangeli, commenta così con Umbria24 i primi passi di «Umbria 2030», il nuovo patto sulla concertazione proposto dalla Regione per cercare di aggredire alcuni dei più vecchi e gravi problemi strutturali dell’Umbria. Per Cna, l’avvio di un confronto stabile tra istituzioni e parti sociali rappresenta dunque un elemento positivo, nella convinzione che «dal dialogo possono venir fuori idee condivise utili allo sviluppo del territorio». L’associazione, però, solleva alcune osservazioni sull’impostazione dei tavoli tematici definiti dalla Regione.
COS’È E COSA PREVEDE IL PATTO «UMBRIA 2030»
Le perplessità La principale riguarda l’assenza di uno spazio dedicato alla manifattura e al made in Italy. Secondo Giannangeli, si tratta di un comparto centrale per l’economia regionale che avrebbe bisogno di un riposizionamento alla luce dei cambiamenti in corso sui mercati internazionali. Cna ritiene inoltre che alcuni temi strategici, come digitalizzazione, innovazione, sostenibilità e agenda urbana, siano stati suddivisi in modo eccessivo e che sarebbe invece opportuno affrontarli in un unico tavolo, considerato il loro carattere trasversale rispetto al sistema produttivo. Analoga osservazione riguarda rigenerazione urbana, urbanistica e politiche per la casa. Anche in questo caso, secondo l’associazione, una trattazione unitaria consentirebbe di individuare risposte più efficaci sia per cittadini e studenti sia per rafforzare la capacità dell’Umbria di attrarre persone e investimenti. Nonostante queste criticità, però il giudizio resta favorevole e Cna nel complesso guarda «con fiducia all’avvio del confronto».
Proietti Proprio sul valore della concertazione insiste venerdì in una nota anche la presidente della Regione, Stefania Proietti, che presenta il Patto come uno strumento per costruire una nuova fase di confronto con il territorio. L’obiettivo, spiega, è dare vita a «un nuovo paradigma di sviluppo basato sull’ascolto, il confronto, la concertazione e l’individuazione di risposte e soluzioni condivise» per affrontare problemi che interessano l’Umbria da molti anni e cogliere le opportunità di crescita.
Un nuovo modello Secondo Proietti, il percorso potrà produrre risultati solo con il coinvolgimento dell’intero sistema regionale, dalle imprese ai sindacati, dalle associazioni alle università, fino ai rappresentanti degli interessi diffusi. «Solo insieme a loro – scrive – si può costruire un nuovo modello di sviluppo per il futuro della nostra comunità regionale». Quanto al nome scelto, Proietti spiega che il riferimento al 2030 nasce dalla volontà di «costruire insieme l’Umbria da consegnare alle cittadine e ai cittadini umbri con questo mandato» e di collegare le strategie della Regione agli obiettivi dell’Agenda 2030.
