Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei (Foto F.Troccoli)

Da Todi i cattolici premono per un governo tecnico «che si occupi dei problemi dell’Italia. Secondo le associazioni riunite nel seminario a porte chiuse che si è svolto lunedì infatti serve un «altro governo» che sia «più forte» di quello attuale in modo da affrontare i problemi del paese. Per le associazioni in questo esecutivo dovrebbero entrare «tutti i principali partiti».

Non c’è più interlocuzione Al termine del seminario i presidenti delle sette organizzazioni che hanno promosso l’incontro, hanno tenuto una conferenza stampa, durante la quale Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, ha detto che «ci vuole un governo più forte, perché questo governo non va bene. Occorre – ha aggiunto – un accordo tra le principali forze su alcuni punti essenziali per il paese». «Che questo governo non ce la fa – ha spiegato Giorgio Guerrini, della Confartigianato – è sotto gli occhi di tutti. Se lo volete chiamare tecnico, di larghe intese o di responsabilità è una questione solo di parole. Il dato essenziale è che oggi non c’è più neppure interlocuzione con il governo, mentre occorrono scelte diverse».

L’INTERVENTO DEL CARDINAL BAGNASCO

Niente partiti Nel corso della conferenza stampa Bonanni sembra poi stoppare le voglie di «cosa bianca», le nostalgie dei tempi che furono e la voglia di creare un nuovo partito. «Finisce la lunga stagione del silenzio dei cattolici – ha detto – che torneranno ad essere protagonisti nel territorio con iniziative forti». «Siamo interessati – ha detto Bonanni ai giornalisti con al fianco i rappresentanti del comitato promotore – ad un rapporto con tutte le espressioni del mondo cattolico per un impegno esclusivamente nel pre-politico». Poi è ritornato sul punto ed ha spiegato: «Siamo tutti soggetti sociali, ecco perché partiti non ne facciamo. Abbiamo un mestiere diverso, ma siamo molto preoccupati per la situazione». Quindi ha parlato della «tanta brava gente che farà la differenza rispetto allo scontro» continuo ed ha aggiunto: «Andremo città per città a chiedere un impegno diretto».

Nuova legge elettorale Tra gli obiettivi del governo tecnico ci dovrà essere quello di una riforma della legge elettorale che reintroduca le preferenze. Senza, ha detto Bonanni, «sarebbe meglio andare a elezioni a scadenza naturale». «Molti di voi hanno fatto scandalismo – ha detto rivolgendosi ai giornalisti – sul fatto che alcuni sono passati di casacca, da una parte all’altra, ma nessuno si è posto il problema che quando i cittadini sceglievano i loro deputati e senatoriquesto non poteva accadere perché una volta che i parlamentari tornavano nei loro collegi sarebbero stati presi a pernacchie». «Non siamo convinti – prosegue – che la cosa migliore sia andare a votare, si farebbe il gioco di chi vuole ricristalizzare la vecchia situazione». Dalle urne infatti, secondo Bonanni, «uscirebbe lo stesso equilibrio di adesso». Oltre a bocciare il bipolarismo il segretario della Cisl ha anche detto no al presidenzialismo: «Lo rifiutiamo – dice – perché abbiamo sempre privilegiato la cultura del parlamentarismo».

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2 replies on “Todi, i cattolici «sfiduciano» Berlusconi: «Ora governo tecnico che affronti i problemi»”

  1. Sono pienamente d’accordo che il governo “non governa”e basta di fare sempre annunci elettorali ma mai i fatti.
    Quello che crea rabbia e malcontento e l’ottusità dei nostri parlamentari a non capire fino in fondo questa crisi con una distanza abissale dai problemi della gente.
    Se intanto ,da subito, si decide di tagliare il numero dei parlamentari,i loro compensi e privilegi,fare dimettere quelli indagati,eliminare le province sarebbe un segnale che allenterebbe la tensione sociale in atto e ci sarebbe un clima più sereno dove lavorare e fare riforme.

  2. Passeremo così dal bordello fuori bordo al bordello entrobordo. Questa democrazia, con le pretese assurde di quanti in politica non vedono altro che il proprio ruolo e impediscono di governare se non come minimo “insieme” non potrà mai funzionare. Coloro che hanno sin qui sfasciato, invece di cercare il confronto, otterranno lo stesso trattamento una volta al governo dunque? L’ideale è e rimane operare per il Paese e non per i partiti e le ideologie più o meno scontate. Un governo d’ammucchiata durerebbe qualche mese. In Italia dobbiamo imparare che cosa significa Democrazia. Si elegge.Si legifera. Si osserva e controlla l’operato. Si evidenziano gli errori. Si fanno proposte. Si denunciano le manchevolezze politiche ma soprattutto si lascia lavorare chi è stato chiamato dai cittadini! Quando e dove sbaglia saranno sempre i cittadini a non dargli più fiducia, se mai!

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