di Fabio Toni
«Siamo stati discriminati da due sindaci, Di Girolamo e Germani, inaffidabili e irrispettosi». Non servono tanti giri di parole al segretario provinciale del Partito dei comunisti italiani, Gianni Pelini, per fotografare dal suo punto di vista la situazione post-voto (o meglio, post-giunte) a Terni e ad Orvieto: «Staremo all’opposizione. Senza pregiudizi ma partendo sempre dal merito delle decisioni. Di sicuro non accetteremo scambi né ‘contentini’». È la linea politica dettata dalla segreteria che si è riunita a margine della festa provinciale del partito in corso a Ponte San Lorenzo.
La scelta di partenza «Convinta» ma anche «obbligata dalla nostra storia»: quella di sostenere i due candidati del centrosinistra. «A Terni – spiega Gianni Pelini – l’abbiamo fatta all’interno della lista Progetto Terni dove, oltre ai candidati ‘civici’ erano presenti esponenti del Pdci, in testa il nostro segretario regionale Giuseppe Mascio».
L’accordo Ogni intesa si basa su un patto. E quello fra Di Girolamo e il Pdci prevedeva anzitutto la formazione di una giunta ‘minimal’ di otto assessori. Ciò oltre all’invarianza di tasse e tariffe, la conferma di uno sforzo importante sulla spesa sociale e la semplificazione delle cosiddette ‘partecipate’. Ed eventuali posti nell’esecutivo? «Nell’incontro prima del voto – spiega Gianni Pelini – il sindaco ha condiviso appieno la proposta di nominare un vicesindaco della nostra area, nel momento in cui ci fossimo qualificati come seconda forza politica dietro il Pd. E questo è accaduto, visto che la lista CittAperta, che ha ottenuto la seconda piazza, non ha componenti partitiche al proprio interno».
Argomenti a parte, il succo del discorso è che Giuseppe Mascio – ‘mister preferenza’ di Progetto Terni con 581 voti – ha trovato sbarrate le porte che conducono in giunta, nonostante attese e previsioni di segno opposto. Per lui si è parlato – e si continua a parlare – di un possibile impegno come presidente del consiglio comunale. Di fronte al balletto, il partito di cui Mascio è segretario regionale è salito sulle barricate e oggi, da Terni, manda messaggi inequivocabili e diretti tanto al sindaco quanto allo stesso segretario.
Destinatari Al primo cittadino, il Pdci di Terni manda a dire che «il tentativo di ‘contrabbandare’ l’incarico di presidente del consiglio comunale è da respingere, soprattutto perché si tratta di un ruolo istituzionale deciso da un’assemblea e non dal sindaco. Come partito – aggiunge Pelini – ci teniamo a dire che questo contentino non ci interessa». Poi tocca a Mascio: «Se dovesse accettare questo incarico, lo farà a titolo personale. Non ho comunque motivo di dubitare del nostro segretario che si è sempre attenuto alle indicazioni di un partito in cui vige ancora il centralismo democratico». Con Mascio alla guida dell’assemblea di palazzo Spada, nel caso venisse eletto, la ‘prova del nove’ per il segretario del Pdci sarebbe rappresentata dal voto sul bilancio: «È l’atto politico per eccellenza: chi sta all’opposizione, come noi, non può votare a favore. Chi dovesse mettersi contro la linea del partito, è chiaro che sarebbe automaticamente ‘fuori’».
La postilla arriva da Giovanni Ceccotti, rappresentante della lista Progetto Terni, presente alla conferenza stampa da spettatore ‘interessato’: «Condividiamo la posizione del partito ma noi, come lista, ci esprimeremo ufficialmente nei prossimi giorni». Segno che il confronto è aperto e non si sa ancora bene dove potrà condurre.
Il progetto L’affondo finale, il segretario provinciale dei Comunisti italiani lo riserva ai Democratici e lo fa parlando agli ‘scontenti’: «L’impressione – dice Gianni Pelini – è che questo stato di cose sia figlio di un disegno politico del Partito democratico, per cancellare tutti i partiti più piccoli del centrosinistra e costringerli a confluire nel Pd. Noi invece vogliamo lavorare da subito per coinvolgere tutte le forze politiche della sinistra e costruire un’aggregazione ampia con cui contrastare questo progetto che rischia di penalizzare la democrazia e allontanare sempre più persone dal voto».
Orvieto «Il nostro è un partito piccolo ma fatto di persone serie, a cui basta una stretta di mano per suggellare un accordo». Premesse che servono ad introdurre la situazione, analoga, vissuta a Orvieto: «Anche qui – spiega il presidente provinciale del Pdci, Costantino Pacioni – abbiamo contribuito in maniera decisiva alla vittoria del centrosinistra. Dopo il voto abbiamo dato mandato al nostro segretario provinciale di incontrare il sindaco che ci ha manifestato la volontà di individuare un incarico in giunta per un nostro rappresentante, affidandogli un incarico ‘di peso’ nell’ambito dei lavori pubblici. Tre ore dopo, con i nomi usciti sul web, abbiamo capito che quell’accordo era stato completamente disatteso. Altro che lealtà. E ora ci prepariamo a fare opposizione in città, visto che in consiglio non ci siamo entrati per una manciata di voti, a partire dalle nostre proposte su alcuni temi cruciali come la sanità, i rifiuti e una strategia complessiva di sviluppo per la città».
La festa Intanto i Comunisti italiani si preparano ad accogliere l’ex segretario nazionale Oliviero Diliberto all’interno della festa provinciale in corso presso gli impianti sportivi di Ponte San Lorenzo (Narni). L’appuntamento è fissato per giovedì 3 luglio alle ore 16, per ricordare la figura di Enrico Berlinguer a 30 anni dalla sua scomparsa.

Oltre alla fedeltà. Ora siamo pronti a lasciare l’opposizione in consiglio comunale, perché non abbiamo di entrare in un pugno di voti da alcune delle questioni chiave si consiglia la strategia sano sviluppo globale, e dei rifiuti della città. Questo è giusto, per parlare di questi aspetti fin dall’inizio per conquistare i cuori. Mi piace questo pensiero.
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