Dopo la scelta del sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, di rinunciare all’indennità anche i componenti della giunta decidono di tagliarsi lo stipendio. Una mossa che, se sommata ad altre misure porta, secondo il Comune, a risparmiare 257 mila euro all’anno per quanto riguarda i cosiddetti «costi della politica». Libero Paci, viesindaco della città, annuncia poi con una lettera che da giugno il suo stipendio da quattromila euro lordi (2.700 netti) sarà decurtato del 50%. Per quanto riguarda le indennità del’esecutivo l’esborso complessivo annuo passa così da 469 mila a 342 mila euro, con un risparmio di 127 mila euro.
La lettera di Paci In una lettera spedita al sindaco Paci ritiene che rinunciare al 50% degli emolumenti (per il vicesindaco nel frattempo è maturata la pensione di anzianità) sia un atto «doveroso a fronte dei tanti sacrifici chiesti ai cittadini, ai quali non può sottrarsi chi è chiamato a ruoli di responsabilità ai diversi livelli istituzionali». «Gli amministratori dei Comuni chiamati ogni giorno ad operare in condizioni difficilissime per garantire i servizi ai cittadini – continua Paci – non possono certo essere assimilati alla “casta”, e non sono certo le indennità di questi amministratori a rendere oramai insostenibili i costi della politica nel nostro paese; i privilegi, gli eccessi vanno ricercati altrove».

