Damiano Stufara (a destra)

di M.T.

Una richiesta, alla giunta regionale, perché spieghi «le ragioni che hanno indotto a valutare un impianto a biomasse alimentato da olii vegetali compatibile con i valori ambientali della zona di protezione speciale (Zps) della ‘Bassa Valnerina, Monte Fionchi – Cascata delle Marmore’. E prenda posizione sulla necessità, alla luce della manifesta contrarietà della popolazione locale e delle decisioni recentemente assunte dal Comune di Arrone, di revocare l’autorizzazione concessa alla Espandy.

Il regolamento A chiederlo – in relazione alla vicenda relativa alla centrale a biomasse in fase di realizzazione ad Arrone – è il capogruppo in consiglio regionale di Rifondazione comunista – Fds, Damiano Stufara, che chiede anche alla giunta di «rivedere contestualmente il regolamento regionale in merito alle modalità di alimentazione degli impianti a biomasse, ripristinando il vincolo dell’approvvigionamento su base locale».

Incompatibile Secondo Stufara «l’area individuata per la realizzazione dell’impianto ricade pienamente nella Zps, a poche centinaia di metri dall’area protetta regionale del parco del fiume Nera e, quindi, tutti i piani o progetti che possano avere incidenze significative sui siti e che non siano non direttamente connessi e necessari alla loro gestione, come nel caso del suddetto impianto a biomasse, devono essere assoggettati alla procedura di valutazione di incidenza ambientale».

Le modifiche Il capogruppo di Rifondazione – Fds, però si spinge oltre e accusa che «senza le modifiche del regolamento regionale, apportate nel 2012, impianti alimentati con olio di palma e in generale con biomasse di provenienza extraregionale non sarebbero stati autorizzabili». E che «la mancata considerazione, da parte delle amministrazioni pubbliche ed in particolare della Giunta regionale, delle ragioni alla base della protesta in corso, ricondotta a più riprese alla disinformazione della cittadinanza, sta di fatto approfondendo il divario fra società ed istituzioni, specie in considerazione dell’assenza, ad oggi, di ogni forma di partecipazione rispetto a realizzazioni impiantistiche che investono la cittadinanza nella sua interezza».

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