Damiano Stufara

Gli inceneritori ternani, quello in funzione e quello che potrebbe ripartire a breve – Aria e Printer – arrivano in consiglio regionale. A portarceli è il capogruppo di Rifondazione comunista, Damiano Stufara, che pone diversi interrogativi. Anche sulla base delle proteste che a Terni stanno montando.

Sostanze pericolose Il capogruppo di Rifondazione comunista ricorda che «Aria Srl, di proprietà della società Acea, ha presentato un’istanza per l’avvio della procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via), coordinata alla procedura di Autorizzazione integrata ambientale (Aia), per l’integrazione delle tipologie di rifiuti non pericolosi da avviare a recupero energetico presso l’impianto d’incenerimento di sua proprietà, sito in località Maratta Bassa, nel Comune di Terni» e che si vorrebbero utilizzare «plastica, gomma, rifiuti urbani e varie tipologie di rifiuti contenenti sostanze pericolose, per un totale stimato in circa 40 mila tonnellate l’anno»

I rischi che si corrono Riguardo all’ex Printer, Stufara segnala che «Terni Biomassa Srl ha presentato un’istanza di verifica di assoggettabilità alla Via per la modifica ed estensione del suddetto impianto, finora autorizzato per il recupero energetico di biomasse, pulper e scarti di cartiera. La richiesta avanzata – spiega – prevederebbe l’impiego di rifiuti ospedalieri, fanghi di depurazione, rifiuti urbani nella forma di combustibile derivato dai rifiuti (Cdr) e altre tipologie, nonché l’abbandono della tecnologia della pirolisi».

Questione di interessi Stufara evidenzia, poi, che «entrambe le società proprietarie dei suddetti impianti, o le società che le controllano, sono parte della gestione del ciclo dei rifiuti in altre regioni italiane, circostanza questa che induce a ritenere le istanze presentate funzionali al possibile accoglimento in Umbria di rifiuti comunque intesi provenienti da altri territori» e «la pericolosità del quadro che si andrebbe a definire con l’eventuale esito positivo delle suddette istanze».

Polo dei rifiuti Secondo il capogruppo di Rc, insomma, il tutto «determinerebbe la trasformazione di Terni in polo regionale di incenerimento dei rifiuti, con tutti i rischi che deriverebbero per la salute umana e per la compromissione delle prospettive di risanamento e riqualificazione ambientale della Conca ternana». mentre «nelle considerazioni espresse in sede di Valutazione ambientale strategica del Piano per la qualità dell’aria da parte del Comune di Terni, si esprimeva l’impegno ad opporsi al rinnovo delle autorizzazioni per impianti, quali gli inceneritori, giudicati estranei alle attività produttive locali, nonché a chiederne la delocalizzazione».

L’autorità giudiziaria Stufara, peraltro, ravvede la «necessità di trasmettere alle autorità giudiziarie competenti gli atti relativi all’iter autorizzativo dell’impianto ex Printer, che rendono oggi possibile la ripresa dell’incenerimento dei rifiuti presso il suddetto impianto». Oltre a ciò, Stufara chiede chiarimenti «sull’eventuale interesse della Regione Umbria, anche alla luce delle previsioni espresse dal consiglio regionale in data 25 febbraio 2014 rispetto alla produzione di combustibile solido secondario (Css), a servirsi dei suddetti impianti per la chiusura del ciclo dei rifiuti in Umbria» e se «tra i rifiuti per i quali viene chiesta l’autorizzazione all’incenerimento, possano essere ricompresi rifiuti urbani di qualsiasi provenienza, anche extraregionale».

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