Il dibattito

di Eleonora Rosati

Il  «no alla centrale» è deciso e perentorio. Ed è stato pronunciato, di nuovo, dal comitato ambientalista nato ad Arrone contro la messa in funzione della centrale a biomasse di vocabolo Isola, durante il convegno di giovedì nell’ex convento di San Francesco.

Lo «scempio» In attesa delle risposte alle interrogazioni parlamentari e agli esposti presentati alla procura, viene ribadita la richiesta di «sospendere l’apertura dell’impianto fino a quando non si avranno le decisioni delle amministrazioni. La nostra volontà è di contrastare scelte non adeguate, che vanno solo a scapito dell’ambiente e del territorio», afferma Matteo Bartolini del comitato ‘Salviamo la Valnerina’. «Qui quello che è mancato è il buonsenso” – prosegue Bartolini  – e noi non possiamo tollerare lo scempio che ci siamo ritrovati inconsapevolmente sulle spalle. Che, inoltre, ci viene presentato come sostenibile, quando di sostenibile non ha nulla, ma serve solo per ottenere incentivi pubblici».

La ricerca La novità più importante di questi ultimi giorni sarebbe, come sostiene il comitato, «il riscontro di anomalie nella struttura della centrale a biomasse da parte di alcuni tecnici preposti, come ha affermato l’assessore all’ambiente Fabrizio Bellini. Chiediamo che si faccia più luce sulla vicenda». All’incontro di giovedì ha preso parte anche Carlo Romagnoli, presidente regionale dell’Isde medici per l’ambiente, il quale ha illustrato ai presenti, con il supporto di numerose slides, processi, dati tecnici, valutazioni sul piano ambientale, energetico ed economico degli impianti a biomasse, senza scendere però nel caso particolare di una centrale che non è stata ancora messa in funzione. Anche Romagnoli ribadisce in ogni caso la sua critica «al pubblico che invece di fare politiche di contenimento, fa politiche di supporto al privato» e ribadisce l’appoggio scientifico e di interazione con gli esposti da parte dell’Isde.

La polemica «Siamo stufi di questo ‘bombardamento’ di impianti dannosi per la salute che stiamo subendo in Umbria –  asserisce Fabio Neri, presidente del comitato ‘No inceneritori Terni0 – e non tolleriamo più il ritardo con cui operano gli Enti, che arrivano sempre dopo, a operazione conclusa. Prima viene aperta una centrale, poi si valuta se è dannosa per la salute: così non va bene». Proseguono le critiche agli Enti locali, dunque, che «cercano di promuovere la centrale con misere e deplorevoli misure. Sentiamo spesso parlare di centrali ‘buone’, quando è talmente chiaro che tutto ciò è solo una macchinazione per nascondere l’intreccio di interessi politici ed economici che ci sono dietro. Noi cittadini dobbiamo riappropriarci direttamente del controllo sulla nostra vita, ed anche se negli ultimi 20 anni la politica ha ribaltato questo controllo, non bisogna farsi spaventare, ma ricordare che abbiamo l’ufficialità per farlo», ribadisce il comitato.

La politica Sono intervenuti al dibattito anche esponenti del mondo politico tra cui il consigliere regionale Damiano Stufara, che mostra di essere d’accordo «con le posizioni principali del comitato. Questa centrale non serve per le politiche energetiche della nostra realtà locale, facciamo attenzione a quali sono gli interessi ed i capitali che stanno dietro questi interventi. Il vostro e nostro compito – conclude Stufara – è di far crescere una battaglia sul territorio, cercando di costruire un fronte unito e più ampio possibile contro la messa in funzione di questa centrale, al di là delle provenienze politiche e sociali».

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