«L’inceneritore della Terni Biomassa di Maratta poteva essere riattivato? Ci sono tutti i documenti e le autorizzazioni? Il sospetto è che l’impianto, avendo subìto interventi di ammodernamento ma mancando della verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale, non poteva essere riacceso». Sono gli interrogativi che si pone Emanuele Fiorini, capogruppo in Regione della Lega Nord, in merito allo stato dell’arte dell’inceneritore di Terni Biomassa, su cui si aspetta il 23 gennaio prossimo per l’assegnazione della Via, la valutazione di impatto ambientale.
L’esposto L’atto in procura è datato 15 dicembre 2016, rivolto anche a guardia di finanza e carabinieri del Noe, attraverso il quale il rappresentante leghista chiede di disporre «tutti i controlli di competenza finalizzati a verificare la correttezza dell’operato della Direzione regionale agricoltura e ambiente, in ordine all’adozione della determina dirigenziale con la quale si è provveduto ad autorizzare il riavvio dell’impianto di incenerimento di rifiuti, individuando anche eventuali responsabilità in ipotesi di violazioni accertate».
La situazione L’inceneritore di Maratta nei mesi scorsi è finito oggetto di una indagine della magistratura per cui sono arrivati 8 avvisi di garanzia. «L’inceneritore – prosegue l’esposto – è stato fermato a seguito di accertamenti in quanto era emerso il superamento nelle emissioni in atmosfera del valore limite di diossine e furani. Si è dunque provveduto alla diffida della Terni Biomassa e alla contestuale sospensione dell’attività di recupero rifiuti non pericolosi. Fino a quel momento l’impianto operava in forza dell’autorizzazione rilasciata dalla Provincia di Terni, in quanto ente all’epoca competente per il rilascio di autorizzazioni al coincenerimento di rifiuti. Tale autorizzazione consente all’impianto di effettuare operazioni di recupero energetico (R1) di rifiuti non pericolosi fino a 100t/giorno e 36.000 t/anno».
I dati «Nel mese di settembre 2016 – prosegue il documento della Lega – tramite determina dirigenziale, il servizio regionale Energia e qualità dell’ambiente ha autorizzato il riavvio e l’esercizio dell’impianto di incenerimento di rifiuti, richiamando il decreto legislativo 3 aprile 2006 numero 152. L’ufficio regionale competente ha deciso la riattivazione dell’impianto sulla base di una nota trasmessa dalla “Terni Biomassa”, la quale ha dichiarato di aver rispettato le prescrizioni. L’atto è stato anche trasmesso al Servizio Regionale che non si è espresso in materia pur essendo formalmente titolare dell’autorizzazione unica ambientale vigente su un impianto che, rilasciando emissioni in atmosfera e scaricando liquidi, determina impatto ambientale».
Osservazioni «Nella determina dirigenziale che autorizzava la riaccensione – spiega la Lega – l’ufficio regionale ha accolto le osservazioni formulate da Arpa sulla caratterizzazione delle ceneri, alle modalità di stoccaggio dei rifiuti prodotti e alle modalità di campionamento dell’ammoniaca, senza peraltro tener conto delle altre censure mosse riguardo alle modalità di gestione dell’impianto e al relativo impatto ambientale nei provvedimenti di diffida che ne avevano determinato la sospensione dell’attività. Tali prescrizioni dell’Arpa, che l’azienda al fine di poter riattivare l’inceneritore era tenuta ad osservare, hanno peraltro determinato modifiche sostanziali nella configurazione e nelle modalità di gestione dell’impianto. Tuttavia, nel decreto legislativo 152/2006 viene resa obbligatoria la verifica per gli ‘impianti di smaltimento e recupero di rifiuti non pericolosi’ e questo vale sia per i nuovi impianti, sia per quelli sottoposti ad ammodernamento. Pertanto, l’inceneritore della Terni Biomassa di Maratta doveva essere sottoposto a verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale, ma quest’ultima non risulta essere stata richiesta dall’azienda e non sono stati mossi rilievi a riguardo né dall’ufficio regionale che ha rilasciato l’autorizzazione né da quello competente in materia di Autorizzazione Unica Ambientale».
