Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi

di Ivano Porfiri

Le imprese pagano troppe tasse. Su questo hanno convenuto il presidente di Confindustria nazionale, Giorgio Squinzi, e quella della Regione Umbria, Catiuscia Marini, intervistati durante l’assemblea annuale degli industriali di Perugia da Sergio Rizzo del Corriere della sera. D’accordo anche su semplificazione e caso Thyssen. Un po’ meno sui tagli alle municipalizzate.

Italia antindustriale Squinzi, forte del fatto di giocare in casa (l’Umbria è stata una delle regione che lo ha portato all’elezione a guida degli industriali) ha snocciolato i suoi cavalli di battaglia. Uno su tutti: «il paese deve scommetere sul manufatturiero». Miele per le orecchie di un settore che il presidente perugino Cesaretti ha paragonato nella sua relazione a un «pugile stremato». «In Italia c’è un sentimento antindustriale – ha detto Squinzi -. Chi lo nutre? Siamo il secondo paese manufatturiero in Europa, ma abbiamo infrastrutture pessime, le tasse più alte, la burocrazia più lenta. Perchè restiamo a galla? Per la materia grigia nella testa degli imprenditori e dei loro collaboratori. Noi siamo ancora competitivi in alcuni settori ma il sistema paese non ci sta dando nessun aiuto. Perciò stiamo retrocedendo».

Imprese tartassate Il punto più dolente sono le tasse. «Io penso – ha detto Squinzi – che in un programma di medio termine sia possibile incidere sul carico fiscale: la situazione è veramente molto seria, noi abbiamo circa 20 punti in più di imposizione fiscale rispetto a paesi europei nostri concorrenti. Il mio gruppo paga tasse in 40 paesi diversi e l’incidenza media fiscale sul nostro consolidato è del 34% che nasce dalla media con il 50% abbondante dell’Italia». La tassa più iniqua? «Senza dubbio l’Irap», e giù applausi dalla platea. «In italia paghiamo l’Irap pure sulla ricerca – ha detto il presidente degli industriali – in altri paesi mediamente riceviamo incentivi o vantaggi fiscali: io credo che per noi sia fondamentale fare ricerca, le poche risorse disponibili mettiamole su ricerca, infrastrutture, cose virtuose che faranno ripartire la crescita».

Marini: tasse giù Su questo punto si è detta d’accordo Catiuscia Marini. «Bisogna abbassare le tasse alle imprese produttive, che crescono, e quelle sul lavoro. Le tasse sono troppo alte per le imprese e troppo basse sulle rendite improduttive». «In Europa – ha aggiunto – non tutti stanno pagando allo stesso modo le politiche rigoriste. Ci sono Paesi come la Germania che ne traggono vantaggio e Paesi come l’Italia sui quali questo eccessivo rigore sta determinando una forte recessione. A questo punto penso che sia indispensabile che l’Europa metta in piedi la sfida della crescita, anche attraverso una spending review europea, cioè una riqualificazione di tutta la spesa pubblica dei Paesi dell’Unione».

Meno incentivi alle municipalizzate Ma in materia di spesa pubblica la presidente ha scosso vistosamente la testa mentre Squinzi picchiava duro sulle imprese pubbliche, invocando una «spending review vera» sugli incentivi alle aziende municipalizzate. Parlando di incentivi alle imprese, per Squinzi «su un pacchetto di oltre 30 miliardi, di questi meno di 3 vanno alle imprese del manufatturiero. Gli altri dove vanno? Alle municipalizzate e alle aziende pubbliche. Dal nostro punto di vista – ha aggiunto Squinzi – è molto facile rinunciare a 2,7 mld, 2,8 mld purché si riduca il carico fiscale». Pur riconoscendo che si tratta di un «discorso molto complesso, anche perché senza questi incentivi molti servizi vedrebbero crescere il loro costo, come il trasporto pubblico locale», per il presidente degli industriali «la domanda vera è: sono veramente efficienti queste aziende o gli incentivi servono a mascherare le loro inefficienze? Facciamo una spending review vera su questo», ha concluso.

Un 2013 ancora di sofferenza Sui provvedimenti del governo Marini ha dedicato attenzione al tema della semplificazione amministrativa: «evitiamo una riforma che anziché agevolare la vita dei cittadini la complichi», ha detto. Mentre Squinzi ha puntato sulla produttività: «Resto ottimista su un’intesa con le parti sociali: stiamo ancora lavorando». La ripresa? «Nel 2013 ci sarà nella seconda parte, ma il risultato complessivo sull’anno sarà ancora -0,5, -0,6%» e a chi gli chiedeva se si tratta della la luce in fondo al tunnel, Squinzi ha risposto con un laconico: «Speriamo».

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