di Daniele Bovi
Prosegue con Giovanni Codovini, candidato sindaco con la lista «Umbertide cambia», la serie di interviste ai candidati di Terni, Spoleto, Corciano, Passignano e Umbertide. Le città andranno domenica al voto insieme a Monte Santa Maria Tiberina, Cannara e Trevi. A Umbertide Codovini dovrà vedersela con Giampaolo Conte del M5s, Mauro Alunni di LeU, l’ex sindaco Marco Locchi con «Umbertide partecipa», Paola Avorio per il Pd e Luca Carizia per il centrodestra.
Quali ritiene siano le tre misure più urgenti da varare?
«Nell’immediato attiveremo un assessorato alla quotidianità per dare risposte ai piccoli problemi di tutti i giorni, definiremo con le associazioni un calendario di eventi per l’estate, convocheremo le associazioni islamiche per affrontare il tema moschea. Dal punto di vista strategico: un piano per la sicurezza con il prefetto e le forze dell’ordine, che significa anche nuova caserma dei carabinieri. Il terzo pilastro fondamentale è invece la realizzazione dell’hospice, che presuppone un nuovo e assetto dei servizi socio-sanitari, anche attraverso la valorizzazione dell’Istituto Balducci».
Pensa possano esserci margini per tagliare tasse e tariffe? Se sì, in quale misura?
«Le misure degli interventi sono necessariamente legate alla valutazione della complessiva situazione economico finanziaria delle casse comunali, che oggettivamente ci preoccupa, non tanto dal punto di vista tecnico, perché i bilanci sono gestiti correttamente, ma di contenuto, perché chi ha governato finora ha ipotecato il futuro, spendendo molto, non certo bene, e vendendo i gioielli di famiglia. In questo contesto cercheremo di applicare principi di equità fiscale rendendo più progressiva l’addizionale Irpef, con un beneficio per le fasce di reddito più basse e di potenziare l’attività di recupero delle somme non pagate. Al tempo stesso introdurremo nuovi strumenti come la no tax area, per dare respiro alle piccole attività artigianali e commerciali, e il baratto amministrativo, per consentire a chi proprio non ce la fa di mettersi in regola attraverso un impegno di natura sociale».
Come pensa di gestire il dossier relativo alla costruzione del nuovo centro islamico?
«Al centro del programma di Umbertide cambia vi è il principio di legalità. Abbiamo previsto il blocco del cantiere, che significa ricominciamo dall’inizio e capiamoci bene su quello che si può o non si può fare. Applicheremo scrupolosamente la norma regionale in materia urbanistica che prevede la possibilità di uno specifico provvedimento di chiusura nel momento in cui si accerti il mancato rispetto della destinazione d’uso di uno stabile. E una moschea, in quel terreno, non si può fare. Allo stesso tempo è necessaria la stipula di un concreto patto di cittadinanza, che vuol dire aprire un vero confronto con tutte le diverse espressioni del mondo islamico, non una sola parte. Riteniamo che la comunità islamica e le diverse comunità straniere debbano rispettare i fondamentali principi della Costituzione italiana e partecipare in modo attivo alla vita della comunità cittadina, assumendo precise responsabilità, ad esempio per ciò che riguarda la sicurezza, il riconoscimento dei diritti delle donne e dei minori, la lotta al lavoro irregolare, lo spaccio di sostanze stupefacenti».
La sicurezza, anche quella percepita, è uno dei problemi più sentiti dai cittadini. Con i mezzi che avrà a disposizione come sindaco, cosa intende concretamente fare?
«Porre in essere un piano per la sicurezza integrata e partecipata, che significa garantire un più incisivo controllo da attuare con il concorso coordinato di tutte le forze di polizia. La sicurezza partecipata tende a rendere effettivo il controllo di vicinato. Proponiamo la costruzione di una nuova caserma dei carabinieri con l’ampliamento del relativo organico e di dotare la polizia municipale di armi per garantire un più pregnante pattugliamento del territorio e l’esercizio di un diffuso controllo stradale. Inoltre, utilizzerò lo strumento del Daspo urbano, che consente al sindaco di sgomberare i luoghi del degrado urbano e di allontanare persone dal comportamento contrario alla pubblica decenza. Misura, questa del Daspo urbano, non utilizzata dalle precedenti amministrazioni».
Come intende affrontare i problemi ambientali che riguardano l’area di Calzolaro?
«Bisogna partire da una situazione oggettiva: da una parte l’azienda ha le necessarie autorizzazioni per operare, che non abbiamo concesso certo noi, dall’altra occorre risolvere definitivamente la invivibile condizione ambientale che gli abitanti di Calzolaro soffrono. Ma a fronte del pur legittimo esercizio dell’attività imprenditoriale ritengo prioritario il diritto dei cittadini di salvaguardare la propria salute, di ritrovare una vivibilità del contesto, una serenità e quel senso di comunità che fino a pochi anni fa caratterizzava il borgo, e anche di recuperare il valore materiale di proprietà e attività commerciali. Faremo quindi ciò che le amministrazioni comunali non hanno finora fatto: eserciteremo fino in fondo la facoltà di controllo, sul traffico, sulle acque, sulle condizioni ambientali, sul rispetto delle prescrizioni e se ci saranno le condizioni non esiterò a firmare una ordinanza di chiusura. Nel frattempo avvieremo con la stessa proprietà e con la Regione un costruttivo confronto finalizzato appunto a capire come e dove delocalizzare l’azienda».
Quale ritiene sia la soluzione migliore per quanto riguarda l’area dell’ex manifattura tabacchi?
«Sull’ex manifattura tabacchi le precedenti amministrazioni comunali hanno speso tanti soldi senza avere in mente un progetto. La soluzione sta dentro una complessiva visione della città, che noi vorremmo concepire per poli omogenei, e dentro la più specifica politica dello sport. La zona in cui l’ex manifattura tabacchi insiste è storicamente caratterizzata dal punto di vista sportivo e ricreativo. La soluzione non può che valorizzare questo contesto. Pensiamo infatti ad un centro sportivo giovanile, parte integrante della cittadella dello sport, che avrebbe a disposizione il campo sintetico (con spogliatoi ampliati), il parco giochi, ed appunto l’ex magazzino tabacchi. Quest’ultimo, comprensivo del bar-cucina, è concepito come spazio multiservizio destinato a palestra, attività di recupero da infortuni e riabilitazione motoria, laboratorio di psicologia sportiva, sale studio, riunioni ed eventi».
Twitter @DanieleBovi
