Emma Pavanelli (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Dan.Bo.

Dovrà aspettare ancora qualche giorno la pentastellata umbra Emma Pavanelli per capire se diventerà o no senatrice. Il voto sul documento della Giunta per le elezioni del Senato sul seggio non assegnato in Sicilia, infatti, è stato rinviato a mercoledì prossimo. Il caso era approdato a Palazzo Madama alla fine di giugno quando la Giunta aveva approvato, con 12 voti a favore e 10 contrari, la proposta del senatore m5s Urraro in base alla quale il seggio non assegnato alle politiche del 2018 in Sicilia, deve essere individuato in quella regione dove il M5S ha ottenuto la maggior parte decimale del quoziente non utilizzata, ossia in Umbria.

IL CASO

La vicenda Il Movimento in Sicilia ha preso più voti rispetto al numero di candidati e gli toccavano 17 dei 25 seggi da senatore della regione (9 all’uninominale, 8 al proporzionale). Ma la 17esima pentastellata, Nunzia Catalfo, presente nel listino proporzionale del collegio Sicilia 2, è stata eletta anche nell’uninominale e così il seggio avrebbe dovuto essere riassegnato. Ma anche volendo, nel listino proporzionale dell’altro collegio (Sicilia 1) erano già stati eletti tutti e quattro i suoi compagni di partito. Una questione che il pentastellato Urraro, relatore di maggioranza, ha proposto di risolvere assegnando il seggio all’Umbria: «È l’opzione più coerente – ha detto giovedì – con l’interpretazione letterale e sistematica della legge elettorale del Senato. Parliamo proprio del cosiddetto ‘Rosatellum’ voluto dal Pd e approvato a colpi di fiducia nella scorsa legislatura».

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La posizione del M5s «È lì – dice – che troviamo una soluzione di ultima istanza che possa permetterci di colmare un vuoto grave, la mancanza di un eletto in Parlamento per via del fatto che il MoVimento 5 Stelle in Sicilia ha avuto un consenso superiore al numero dei candidati: in mancanza di alternative, si procede secondo le modalità previste per l’elezione della Camera. Di conseguenza, per rispetto della volontà popolare, bisogna assegnare il seggio del Senato al primo candidato del Movimento 5 Stelle non eletto nella circoscrizione in cui la lista abbia la maggiore parte decimale del quoziente non utilizzata. È un percorso frutto di un attento esame delle norme, di una legge voluta da altre forze politiche. Per noi serietà e rigore valgono sempre, non a giorni alterni».

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Le critiche La soluzione ha scatenato numerose polemiche fin dalle settimane scorse e giovedì in Senato, dove è stata respinta la proposta di sospensiva presentata dal Pd, sono risuonate le critiche anche dei relatori di minoranza. Secondo Malan (FI) e Cucca (PD) il M5s non può avere più eletti rispetto al numero dei candidati presentati nella Regione; in più la Costituzione afferma che il Senato è eletto su base regionale e il seggio vacante va assegnato in Sicilia: «La sua attribuzione a un candidato della circoscrizione dell’Umbria – è stato detto – determinerebbe uno squilibrio nella composizione del Senato». All’attacco anche la senatrice umbra Nadia Ginetti, membro della Giunta: «La maggioranza di governo – dice – si consolida in Senato e fa a pezzi qualsiasi legittimità costituzionale. È una palese violazione dell’articolo 57 della Costituzione prevede l’obbligo di assegnazione su base regionale dei senatori eletti». Molto critico anche Pietro Grasso, LeU, secondo il quale l’unica soluzione costituzionalmente corretta è quella di non assegnare il seggio: «Già troppi sfregi alla democrazia avete consumato in questi mesi di governo, già troppe volte, ora gli uni ora gli altri, avete chinato la testa – dice – e votato l’indifendibile: risparmiate, ve lo chiedo da cittadino, da senatore, da ex presidente di questa istituzione, la scelta degli eletti ‘a la carte’ come fossimo al ristorante. I voti dei cittadini siciliani non possono andare a chi è stato candidato per il Senato in Umbria: sarebbe ridicolo, se non fosse gravissimo».

Twitter @DanieleBovi

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