Il Comune di Città di Castello annuncia il ricorso al Tar contro il decreto che definisce l’assetto dell’organizzazione del sistema scolastico regionale per l’anno 2026-2027. La decisione arriva dopo la comunicazione del commissario, Ernesto Pellecchia (direttore dell’Ufficio scolastico regionale) del taglio di un’autonomia scolastica a Gubbio e di una a Città di Castello. L’amministrazione comunale tifernate ha già avviato le procedure legali e, parallelamente, ha depositato presso l’Ufficio scolastico regionale un’istanza di accesso agli atti per conoscere le motivazioni alla base del provvedimento. Motivazioni che, secondo il sindaco Luca Secondi e l’assessore ai Servizi educativi Letizia Guerri, «non sono state pubblicate», pur costituendo «il fondamento dell’accorpamento di istituti che è stato stabilito per Città di Castello dal successivo decreto direttoriale 62».

Scelte illogiche Sindaco e assessore spiegano inoltre di avere scritto al Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione del Ministero dell’Istruzione e del Merito e al direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per l’Umbria, anche nella sua veste di commissario ad acta per il dimensionamento scolastico, per chiedere «un immediato e urgente confronto» sul coinvolgimento dell’istituto di istruzione secondaria di primo grado Alighieri-Pascoli nella riorganizzazione. Una serie di iniziative che, sottolineano, serve a ribadire che il Comune «non accetta una scelta illogica e dannosa», che colpisce nuovamente un territorio già segnato da precedenti riorganizzazioni del sistema scolastico regionale. Il sindaco ha infine dato mandato al servizio legale dell’ente di valutare i provvedimenti adottati dal direttore generale dell’Usr, con l’obiettivo di formalizzare un atto di opposizione davanti al tribunale amministrativo.

Gubbio Anche l’amministrazione comunale di Gubbio esprime una posizione fortemente critica. In una nota, il Comune parla di «profonda amarezza per la decisione assunta dal commissario». L’amministrazione rivendica di avere difeso in ogni sede l’offerta formativa locale, sottolineandone «la solidità, l’adeguatezza degli standard qualitativi, la titolarità di tutti i dirigenti scolastici e la peculiarità di un territorio che è Comune montano, capofila di area interna». Secondo il Comune, questi elementi avrebbero richiesto una valutazione più attenta e coerente. In particolare viene evidenziata la specificità di Gubbio, settimo Comune in Italia per estensione territoriale, con una rete stradale complessa e collegamenti che rendono difficili spostamenti e trasporti. Fattori che, viene sottolineato, incidono in modo diretto sull’organizzazione dei servizi scolastici e sulla vita quotidiana di studenti, famiglie e personale. «Per queste ragioni – spiega l’assessore ai Servizi scolastici Lucia Rughi – l’Amministrazione ha ritenuto doveroso salvaguardare, fin quando possibile, l’attuale assetto scolastico territoriale», ringraziando dirigenti scolastici e mondo della scuola per il percorso condiviso in questi mesi, definito come l’espressione di una comunità educante coesa.

I sindacati Alle prese di posizione dei due Comuni si affianca quella delle organizzazioni sindacali della scuola dell’Umbria, che parlano di «scelte territorialmente illogiche e penalizzanti». Al centro della contestazione di  Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal, Gilda Unams e Anief Umbria, non c’è solo il contenuto del provvedimento, ma anche il metodo con cui si è arrivati alla sua definizione.

Il metodo Secondo quanto riferiscono i sindacati, durante l’incontro istituzionale svoltosi il giorno precedente, richiesto proprio dalle sigle sindacali, non sarebbe stato fatto «alcun cenno a una variazione di tale portata riguardo alle sedi da dimensionare». Un passaggio che viene definito un’«omissione grave», perché ritenuto lesivo del principio di confronto tra le parti e del ruolo stesso delle rappresentanze dei lavoratori. Da qui l’accusa di decisioni prese senza trasparenza sui criteri adottati e senza un reale coinvolgimento delle comunità scolastiche interessate.

Il merito Nel merito, le sigle contestano in modo particolare la scelta di intervenire contemporaneamente su istituti di Gubbio e di Città di Castello. Si tratta, sottolineano, di due realtà che appartengono alla stessa provincia e che insistono su un territorio con caratteristiche simili, segnato da difficoltà economiche e geografiche. Accorparle nello stesso momento viene giudicato un intervento sproporzionato, che rischia di indebolire ulteriormente il sistema scolastico locale. Il decreto, spiegano ancora i sindacati, porta alla nascita di «mega-istituti» destinati a diventare tra i più grandi dell’Umbria. Una riorganizzazione che, a loro avviso, renderà più complessa la gestione quotidiana delle scuole, sia sul piano amministrativo sia su quello didattico, con possibili ripercussioni sulla continuità educativa e sulle condizioni di lavoro del personale.

L’occupazione Un altro punto centrale riguarda l’occupazione. «Con il dimensionamento non spariscono solo codici meccanografici, ma posti di lavoro veri», avvertono le organizzazioni, che temono conseguenze dirette su docenti e personale amministrativo, tecnico e ausiliario. La nota si chiude con una condanna netta di quello che viene definito «un metodo inaccettabile che ignora i lavoratori e i territori».

Ascani e Verini «Il dimensionamento scolastico imposto all’Umbria è gravissimo e irricevibile, così come il commissariamento deciso nelle scorse settimane». Lo dicono i parlamenti umbri Anna Ascani e Walter Verini, secondo cui «il governo con le sue scelte folli e non condivise danneggia le comunità scolastiche di Gubbio e Città di Castello, dove i problemi non solo non vengono risolti ma addirittura aggravati».

Opposizioni in Regione I consiglieri regionali di opposizioni, invece, attaccano l’assessore Fabio Barcaioli, il quale, a loro dire, anziché «esercitare con responsabilità il proprio ruolo istituzionale, ha scelto la strada della propaganda e della strumentalizzazione politica: un comportamento che certifica non solo l’evidente inadeguatezza al ruolo che ricopre e la totale incapacità di assumere decisioni, ma anche una gestione approssimativa e ideologicamente orientata, nella quale l’interesse di parte viene sistematicamente anteposto al bene delle comunità, delle famiglie e del mondo scolastico umbro».

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