di Daniele Bovi
«Questa non è la stagione della difesa dell’esistente: se non vogliamo tagliare servizi ai cittadini certe cose le dobbiamo fare». Così la presidente della Regione Catiuscia Marini ha presentato la riforma dell’assetto sanitario regionale in una conferenza stampa che si è tenuta mercoledì pomeriggio a palazzo Donini. Insieme all’assessore competente Franco Tomassoni e al direttore dell’Area Sanità Emilio Duca la presidente ha spiegato come le centinaia di pagine che compongono i due atti (una sorta di legge quadro il primo, i provvedimenti di riordino e riorganizzazione il secondo) non rappresentano «una riforma calata dall’alto bensì un atto coerente con gli obietivi nazionali». Obiettivi che impongono una «dieta» finanziaria sostaziosa: solo per quanto riguarda il 2013 le risorse che verranno meno ammontano a 38 milioni di euro, da aggiungere agli 83 per il 2014.
Cifre e incognite «Grazie a provvedimenti – spiega la Marini – come quelli che riguardano il nuovo sistema assicurativo interno, la nuova governance, le semplificazioni e così via andremo vicini ai 50 milioni di risparmi». Ma fare calcoli su voci come quella della mobilità passiva, dal recupero della quale potrebbe comunque rientrare nelle casse «un buon gruzzolo», non è cosa semplice. Ben altro discorso quando nel 2014 mancheranno altri 83 milioni, cifre sulle quali la discussione con il Governo è aperta e che secondo Duca rappresentano «un’asticella che non possiamo saltare, altrimenti dovremmo chiudere i servizi. Pensate che un piccolo ospedale costa complessivamente tra i 16 e i 18 milioni di euro». Le incognite sono molte: «Si pensi solo – osserva Duca – che in caso scattassero i due punti aggiuntivi di Iva per comprare gli stessi beni spenderemmo 38 milioni in più». C’è poi il capitolo del Fondo sanitario (all’Umbria spettano 1,6 miliardi) la cui ripartizione è stata stoppata dal Governo che potrebbe tagliare altri 1,5 miliardi.
Un sistema unitario Quello disegnato dalla giunta vuole essere un «sistema unitario: le Asl – dice la presidente – non devono essere in competizione tra di loro bensì lavorare in modo integrato». Fondamentali saranno i tempi di attuazione. Se la centrale unica del 118, così come la nuova logistica e il sistema assicurativo interno, entreranno in funzione nella seconda metà dell’anno, per tutto il resto serviranno le direttive attuative che dispiegheranno pienamente i loro effetti tra il 2013 e il 2014. Un lavoro che coinvolgerà nei mesi a venire la giunta e le Asl e che, politicamente, si pone l’obiettivo di «difendere e rendere sostenibile per i prossimi anni – dice la Marini – il nostro servizio sanitario pubblico e universalistico. E’ una sfida impegnativa». Il primo test con le parti sociali sarà quello di venerdì al tavolo dell’Alleanza per lo sviluppo.
Punti nascita Uno dei capitoli roventi della riforma è quello dei punti nascita. Entro il 2013 ne verranno chiusi «due o tre» degli undici complessivi: Assisi e Narni sono i principali indiziati. Il sindaco della città serafica, Claudio Ricci, è sul piede di guerra e il due giugno marcerà in difesa del reparto: «Al sindaco – risponde la Marini – dico che più che alle marce dovrà partecipare ai tavoli istituzionali». Ad uno di questi la presidente metterà infatti sul piatto «una proposta specifica su come garantire il funzionamento dell’ospedale in futuro. Un futuro che riguarda non solo quella città e il suo sindaco ma tutto il sistema regionale». I criteri stabiliti a livello nazionale nel 2010 fissano alcuni paletti precisi: tra i più importanti il numero delle nascite che non dovrà essere inferiore a mille. Una deroga, che prevede comunque un minimo di 500 nati, può essere concessa solo sulla base di «motivate valutazioni legate alle specificità dei territori».
Branca da salvare Il punto nascita di Branca (445 nati nel 2011) è «da salvaguardare» secondo la presidente anche perché uno dei criteri attiene alla vicinanza a strutture dotate di reparti d’emergenza. Impensabile pensare di arrivare a Perugia o a Città di Castello. A rischio chiusura rimangono perciò, oltre Assisi e Narni, Castiglione del Lago (348 nati nel 2011), Marsciano/Pantalla (450), Spoleto (353) e Orvieto (442). Perugia (2.062), Terni (1.149), Città di Castello (759) e Foligno (1.229) rispettano invece i criteri. La riforma contiene anche un’analisi dei punti nascita che mette in rilievo alcuni problemi. Prima di tutto l’eccessiva dispersione (cinque strutture sotto le 500 nascite), un eccessivo ricorso al cesareo soprattutto «a carico di donne a basso rischio» e la mancanza di un sistema standardizzato di trasporto assistito.


