Taglio delle liste di attesa, rete ospedaliera e servizi accorpati: tutti i punti della riforma della sanità
di Daniele Bovi
Saranno la logistica, la centrale unica del 118 e il nuovo sistema assicurativo interno (creato tramite un fondo rischi) i primi provvedimenti della riforma della sanità, presentata ufficialmente mercoledì a palazzo Donini, che entreranno in vigore quest’anno. I due atti predisposti dalla giunta intervengono complessivamente su quattro aree: valorizzazione della prevenzione, rete territoriale più forte, potenziamento della residenzialità e domiciliarità, accorpamento di più ospedali in un unico presidio con il potenziamento del sistema di emergenza-urgenza e, infine, il coinvolgimento dell’associazionismo. I prossimi mesi saranno impiegati per dare vita alle direttive attuative che renderanno concreti i provvedimenti tra il 2013 e il 2014.
Due più due Confermato innanzitutto l’assetto che prevede due aziende ospedaliere integrate (Perugia-Terni) e altrettante Asl grazie alla fusione della 1 con la 2 e della 3 con la 4. Riguardo alla questione che sta mettendo in subbuglio i territori, ovvero quella delle sedi legali delle nuove Umbria 1 e Umbria 2 (a regime dal primo gennaio), la Marini spiega che «verranno decise con un prossimo atto di giunta dopo aver ascoltato le conferenze dei sindaci». Una delle novità del ddl è la previsione della «completa integrazione tra attività didattica e di ricerca di medicina e chirurgia e l’attività assistenziale»: il tutto verrà regolato con un protocollo d’intesa fra Regione e Università di Perugia. Nello specifico, i dipartimenti unici interaziendali passeranno dai 23 attuali a dieci (più i due dell’emergenza a Perugia e Terni).
LA PRESENTAZIONE DEL TESTO A PALAZZO DONINI
Beni e servizi Uno dei nodi centrali della riforma riguarda gli acquisti di beni e servizi, con l’abolizione dell’Agezia umbra sanità e la creazione di una centrale unica con gare centralizzate. Una struttura che grazie all’introduzione di due principi come quelli del fabbisogno e del costo standard regionale, «garantirà il superamento delle criticità dell’attuale sistema di determinazione del finanziamento» delle Asl. Così, ad esempio, uno stent o una garza dovranno essere comprati allo stesso prezzo da Città di Castello a Terni. «Tagliare tra il sette e il dieci per cento – osserva la Marini – permetterebbe già di centrare gli obiettivi di risparmio del 2013».
La rete ospedaliera Altro capitolo di primaria importanza è quello della riorganizzazione della rete ospedaliera del territorio «per essere più vicini – ha detto mercoledì l’assessore alla Sanità Franco Tomassoni – ai bisogni della popolazione anziana». Acanto alle grandi strutture come Perugia e Terni vocate alle alte specialità e alle cosiddette «acuzie», gli ospedali del territorio verranno riconvertiti per garantire servizi diversi. Riguardo a quello di Narni Tomassoni ha spiegato che non si tratterà di una struttura generalista bensì di una che sarà vocata alla riabilitazione, alla dialisi e alle terapie connesse. L’ospedale unico del Trasimeno non ci sarà, mentre verrà potenziato quello di Castiglione del Lago nel quale verranno trasferiti 20 posti letto da Città della Pieve dove, secondo i piani, la struttura si occuperà perlopiù di riabilitazione e disturbi alimentari. Verrà poi favorita la creazione di un pool itinerante di professionisti non più legati al singolo ospedale e che dovrà operare là dove c’è richiesta.
Servizi accorpati Verranno poi accorpati i servizi di vaccinazione e screening mentre la commissione per valutare l’handicap e l’invalidità sarà unica, evitando così ai pazienti di sottoporsi a due accertamenti distinti. La riforma prevede poi la riorganizzazione dei 115 punti di erogazione dei vari servizi distribuiti nei 36 Centri di salute regionali. «L’attuale offerta – è scritto nel testo – evidenzia una dispersione territoriale in alcune prestazioni che potrebbero essere centralizzate». Ad essere centralizzati, secondo la proposta, dovranno essere i servizi di consultorio familiare, le vaccinazoni, la medicina legale, l’anagrafe sanitaria, il Cup, le attività specialistiche ambulatoriali e quelle di assistenza «integrativa e protesica». La tendenza è quella di creare con il tempo le Case della salute come quelle di Marsciano e Trevi.
Personale e guardia medica Nel testo è prevista anche la riduzione del costo del personale, che ora assorbe circa il 43 per cento della spesa sanitaria complessiva (sotto la media nazionale), attraverso un turn-over selettivo. Si prospetta poi una differente organizzazione del servizio di guardia medica, alzando la soglia del rapporto dall’attuale una ogni quattromila persone a una ogni cinquemila. Di primaria importanza il tema delle liste di attesa: una «task force», capeggiata dal direttore regionale della sanità, Emilio Duca, aggredirà il problema dei tempi con l’obiettivo di ridurli, per ogni settore di specializzazione, entro il limite massimo dei 180 giorni. Attualmente l’Umbria rispetta in pieno i tempi per le emergenze (cioè fino a un massimo di 60 giorni), mentre i giorni sono più di 180 per alcune delle cosiddette visite programmate, dove cioè non c’è particolare urgenza per il paziente.





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