«La sicurezza non nasce dalla paura. Nasce dalla cura delle comunità». Questo uno dei messaggi diffusi da Sinistra italiana contestando la misura del cosiddetto controllo di vicinato ritenuto sbagliato e pericoloso.
A schierarsi contro le ‘ronde mascherate’ è il segretario provinciale del partito Emiliano Listanti: «Di fronte a episodi gravi come quello avvenuto in piazza della Pace, e più in generale davanti a situazioni di disagio, marginalità, consumo di alcol e droghe, abbandono degli spazi pubblici e fragilità sociale, la risposta non può essere trasformare i cittadini in sentinelle, moltiplicare telecamere o affidarsi alla vigilanza privata. La sicurezza nasce da quartieri illuminati, vissuti, puliti, attraversati da relazioni; da servizi sociali presenti; educatori di strada; politiche giovanili; presìdi culturali; spazi pubblici restituiti alle persone; interventi sulle dipendenze, sulla salute mentale, la casa, il lavoro e il contrasto alla solitudine.
Il controllo di vicinato – prosegue Listanti – non costruisce comunità: costruisce sospetto. Non rafforza il ruolo pubblico: lo indebolisce, scaricando sui cittadini compiti che spettano alle istituzioni e alle forze dell’ordine. Terni non ha bisogno di ronde di quartiere, né di cittadini messi gli uni a controllare gli altri. Ha bisogno di una politica urbana seria, sociale e popolare, capace di intervenire sulle cause profonde dell’insicurezza, non solo sui suoi effetti più visibili. Dopo tre anni di giunta Bandecchi, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. La situazione è peggiorata proprio dove la città è stata lasciata sola: dove le serrande si abbassano, i servizi arretrano, gli spazi pubblici vengono abbandonati e i problemi sociali vengono scaricati in strada, sulle forze dell’ordine o addirittura sui cittadini trasformati in controllori.
Il modello del sindaco-sceriffo non ha funzionato. Ha prodotto annunci, propaganda e una visione muscolare della sicurezza, ma non ha risolto i problemi reali dei quartieri. Proseguire su questa strada significa insistere nell’errore e rischiare di peggiorare ulteriormente la situazione. Le destre, dichiarate o mascherate, vogliono una città attraversata dalla paura e dal sospetto. Noi vogliamo una città viva: con servizi, relazioni, presìdi pubblici, spazi sociali, diritti e comunità. È questa la differenza politica radicale».
